Dopo la clamorosa esplosione, l'abbandono del tennis per la depressione, il matrimonio, la maternità, la separazione dal compagno rapper, la nippo-statunitense sembra di nuovo pronta per il tennis di vertice. Anche se il fisico e la Garcia non sono d’accordo
di Vincenzo Martucci | 12 gennaio 2025
Ode a Naomi, Osaka, che il fisico la sostenga, dopo i guai alla schiena che ne hanno frenato il ritorno l’anno scorso e i muscoli addominali che l’hanno costretta al ritiro in finale sabato ad Auckland dopo aver vinto il primo set contro Tauson. Sarebbe davvero un peccato che quand’ha recuperato il suo equilibrio con la maternità la nippo-statunitense fosse costretta ancora ai box e, soprattutto, privasse il tennis donne di un personaggio carismatico e di una tennista di qualità e potenza come lei. Perché, quand’era spuntata nel 2018, dominando Serena Williams a nemmeno 21 anni nella finale degli US Open, aveva dimostrato un carattere davvero sorprendente e numeri eccezionali nel doppiare sia quello Slam che gli Australian Open sempre sul prediletto cemento. Poi però era rimasta sopraffatta dal suo stesso personaggio, dalle troppe anime.
Osaka è già stato qualcosa di unico nel panorama del tennis donne. Anche troppo. E con troppi controsensi. Nata in Giappone da padre haitiano-americano e madre giapponese e cresciuta dai 3 anni negli States, in Florida, con papà che voleva imitare il famoso Richard Williams e s’è talmente ribellato al sistema del tennis americano da convincere la figlia ad abbracciare la bandiera del sol nascente. Anche se Naomi parla e vive come una teen-ager yankee e confessa che invece in patria certe volte non capiscono. Guadagna montagne di dollari, soprattutto con l’indotto, fra sponsor e pubblicità, da prima icona multietnica che attrae più mercati e quindi intriga tantissimo, come ragazza, come simbolo, come prima, vera star che non ha paura di mettersi in gioco e di sostenere il movimento Black Lives Matter, contro razzismo e discriminazione sulla scia delle violenze della polizia che portano alla morte di persone di colore.
Forse è davvero troppo. Infatti, quando sembrava la più forte ha cominciato a scappare dai giornalisti affamati di gossip e quindi dai giornalisti in generale, e poi è scappata proprio dal tennis, nel 2021, oppressa dalla depressione. Lasciandolo orfano di un personaggio unico anche come tennista potente e volitiva, sempre offensiva, col pugno del ko.
Naomi Osaka (Getty Images)
Negli strani e compositi incroci del suo destino, la Osaka aveva trovato la quadra tennistica grazie all’ex palleggiatore di Serena Williams, il tedesco Sascha Bajin che l’aveva portata al numero 1 del mondo e alla conquista di due Slam. Ma l’aveva lasciato - si disse per motivi economici -, continuando nella girandola di allenatori che l’ha sempre accompagnata, fino ad alternare l’anno scorso Fissette con Mouratoglou, passando da due personaggi, due coach e due scuole di pensiero totalmente diversi. Ma a 27 anni, moglie (del rapper Cordae, dal quale si è separata ufficialmente giorni fa) e madre, con un patrimonio di oltre 60 milioni di dollari, spina come dice lei dall’amore per il tennis e per la partita, desiderosa di recuperare un po’ del tipo perduto, potrebbe diventare compiutamente la bandiera del tennis donne.
E determinare quel matrimonio fra WTA e ATP che non arriva a compimento forse proprio per la mancanza di un’altra superstar da affiancare a Coco Gauff. Anche se il destino le ha rimesso davanti quella stessa Caroline Garcia che l’anno scorso a Melbourne le ha rovinato il record di 8 primi turni nel primo Slam dell’anno, lì dove Naomi è seconda solo a Sabalenka come percentuale di successo con 24/30, cioé l’80%. Una storia nella storia. Mentre Aryna Sabalenka che si esalta "down under" ride e balla.