Lorenzo Musetti è costretto ad abbandonare il match dopo aver vinto i primi due set e lascia strada a Djokovic che giocherà la sua tredicesima semifinale all'Australian Open
di Dario Castaldo, da Melbourne | 28 gennaio 2026
“Non so cosa dire, lui è stato il migliore in campo. Io mi sentivo già sul volo per tornare a casa. Stasera raddoppierò le preghiere per ringraziare chi di dovere”. Novak Djokovic esprime così la sorpresa e la mastodontica dose di fortuna alla base del suo ticket per la 13ma semifinale melbourniana. Il campo aveva detto tutto il contrario – che nel circuito c’è un nuovo terzo incomodo e che la distanza tra Musetti e Djokovic non è inferiore a quella che Carlos e Jannik hanno scavato rispetto al resto della concorrenza.
I was on my way home. Heal well my friend. ????? pic.twitter.com/wUwBy8oH9X
— Novak Djokovic (@DjokerNole) January 28, 2026
In campo, nel quarto di finale degli Australian Open, Muso aveva pennellato una prestazione fantastica, riservando al 38enne serbo un trattamento simile a quello che il 10 volte campione Down Under aveva inflitto su questi campi a 102 avversari nell’arco di 20 anni, da Nico Massu nel 2007 a Botic VDZ, sabato scorso. Nole, che aveva risparmiato energie fisiche e nervose negli ultimi 4 giorni grazie al forfait di Mensik, aveva tenuto il primo game nonostante un rovescio stile squash del carrarino suonasse come un avvertimento.
L’azzurro era poi partito male nel game successivo, con un doppio fallo e un dritto in corridoio che gli erano costati il break dello 0-2. “Coraggio”, aveva gridato qualcuno dalle tribune, quando Lorenzo aveva conquistato i due punti successivi con iniziative nei pressi della rete. Invece di subire la creatività di Musetti, Nole aveva provato allora ad attingere alla propria, alternando palle corte ad attacchi in controtempo, palleggi al corpo e accelerazioni sulla diagonale, e così facendo si era costruito due chances per il 3-0. Era li che la bugia del Nole funambolo aveva cominciato a rivelare le sue gambette corte: con uno smash da dimenticare e un dritto scoordinato in rete, il serbo aveva omaggiato il toscano del contro-break immediato. Scongiurato lo 0-3 iniziale e sistemato lo score, gli altarini erano stati svelati in tutta la loro nuda verità. Le due discese a rete di media per game di Djokovic non erano una tattica autenticamente offensiva né, soprattutto, una strategia sostenibile alla lunga. Erano parte di un assalto alla garibaldina, figlio del timore che oggi Lorenzo fosse superiore nello scambio da fondo. Sicuramente meno falloso.