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Mensik, prima semifinale Slam a Parigi: battuto Fonseca

Sarà il ceco a sfidare Zverev dopo una prestazione de luxe per eliminare Fonseca in tre set: è il primo ceco in semifinale in un major dai tempi di Tomas Berdych a Wimbledon 2017

di | 02 giugno 2026

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Non più futuro, ma un concreto e spettacolare presente. Jakub Mensik, a 20 anni, vince l'attesissima sfida contro Joao Fonseca (di un anno più giovane) e si regala la prima semifinale Slam in carriera proprio dove il più attrezzato sembrava poter essere il rivale, al Roland Garros. Il ceco, n.27 al mondo e n.26 del torneo, si è imposto col punteggio di 64 63 76(3) dopo due ore e 44 di gioco. Un successo figlio di un divario forse anche più di quanto lo score dica nei primi due set, e poi di una personalità straordinaria quando la partita sembrava potersi riaprire, con Fonseca che aveva servito per andare al quarto set sul 5-4.

"Sapevo che sarebbe stata dura, lui è un lottatore straordinario. Sono fiero di aver continuato a lottare anche io nel terzo set, e soprattutto nel finale in cui abbiamo giocato alcuni grandissimi colpi - ha raccontato nel post match il ceco, con Fonseca capace di annullare sei match point sul 5-6 del terzo parziale -. Ho giocato una delle migliori partite della mia carriera, e nel tie-break sono riuscito anche ad alzare il livello".

Livello che dovrà presumibilmente alzare ulteriormente per sognare la prima finale in carriera in un major. L'ostacolo è di quelli durissimi, il n.2 Alexander Zverev, giustiziere nei quarti di Rafael Jodar per tre set a zero, e già finalista all'Open di Francia nel 2024. Il tedesco ha anche vinto l'unico precedente tra i due, poche settimane fa nel Masters 1000 di Madrid. A 20 anni e 265 giorni, intanto, è diventato il giocatore ceco più giovane di sempre a raggiungere una semifinale Slam, superando il precedente record di Ivan Lendl (21 anni e 79 giorni al Roland Garros 1981). L'ultimo suo connazionale a spingersi così avanti un torneo del genere era stato Tomas Berdych, semifinalista a Wimbledon 2017.

IL MATCH

Sarebbe esagerato definire un “assolo” i primi due set di Mensik, ma il termine di paragone più adatto per descrivere la sua performance è proprio il semifinalista Zverev. Come il tedesco, anche il ceco dà spesso la sensazione di poter offrire un qualcosa in più. Dal punto di vista tattico – cambiando direzione alla palla nel momento giusto – ed in termini di solidità.

Lo si vede nel quinto game del primo set, quello del break, arrivato con due sanguinosi dritti fuori misura da parte del brasiliano. Costretto anche ad annullare una palla del doppio break nel settimo gioco, ma senza mai riuscire ad impensierire l’avversario con la propria risposta. Mensik, d’altronde, riesce spesso a controllare il gioco direttamente col terzo colpo, attaccando con grande precisione verso il rovescio del giocatore carioca.

La cui posizione si aggrava nel secondo, in uno scenario speculare al primo, ma con implicazioni ben peggiori dal punto di vista mentale. Il ceco vola grazie al 77% di prime in campo, nel quinto gioco scava il solco decisivo con due punti illuminanti. Fonseca, inizialmente avanti 40-0, si vede rimontare e subisce prima un passante di rovescio, e poi una chiusura a rete che consegnano il break al giocatore di Prostejov. Sempre impeccabile in battuta, ed agonisticamente cinico nel trovare un altro break per il 6-3 finale.

Mensik, prima semifinale Slam a Parigi: battuto Fonseca

Agonisticamente, la reazione di Fonseca arriva anche grazie all’aiuto di Mensik stesso, che apre il terzo parziale con un passaggio a vuoto per il primo break subito del match. Dall’altro lato, è proprio lui – lottatore per antonomasia – a mancare di killer instinct. Non solo per il break prontamente restituito nel quarto game, ma anche per un servizio non all’altezza nel momento più importante della sua partita. Dopo un nuovo break per issarsi sul 5-3, infatti, il tennista di Rio de Janeiro non incide nel decimo game, si fa cancellare un set point da un Mensik più aggressivo e cede alla quinta palla del contro-break.

L’occasione per mettere in mostra il suo immenso talento arriva ad un passo dal baratro, nel dodicesimo game, con sei palle match difese in maniera sublime tra servizi imprendibili, colpi da formidabile contrattaccante, a suo agio in ogni zona del campo. Resta però la sensazione che Mensik faccia meno fatica, nel creare e dominare il gioco. E nel tie-break, quando sente la preda in difficoltà, è lui a sferrare l’ultimo colpo.

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