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Slam

Cobolli felice a metà: “Dispiaciuto per Matteo, stasera si festeggia solo la Top 10”

Arnaldi si ritira per un virus e Flavio accede per la prima volta in una finale Slam. Domenica affronterà Alexander Zverev: “Siamo amici ma in campo daremo tutto”

di | 05 giugno 2026

Flavio Cobololi e Matteo Arnaldi in conferenza stampa dopo il forfait del ligure in semifinale al Roland Garros (foto Getty Images)

Flavio Cobololi e Matteo Arnaldi in conferenza stampa dopo il forfait del ligure in semifinale al Roland Garros (foto Getty Images)

L’annuncio è arrivato alle ore 18:40, gelando gli oltre 15mila che stavano entrando nel ‘Philippe Chatrier’. Il derby azzurro è terminato ancor prima di iniziare, nel modo più inatteso e brutale: Matteo Arnaldi ha gettato la spugna per un virus e Flavio Cobolli si è assicurato la prima finale Slam della sua carriera e il primo storico ingresso in Top 10.  

Pochi minuti più tardi i due azzurri sono entrati insieme nella sala conferenze principale del Roland Garros: “Quando l’ho saputo ho quasi pianto”, dice subito Flavio Cobolli; poi il tennista ligure prende la parola e racconta cosa è accaduto nelle ore precedenti: “È difficile essere qui, non è ciò che avrei voluto fare – racconta Arnaldi ai cronisti accorsi in conferenza -. Ieri stavo bene, sono venuto ad allenarmi, ho fatto tutto quello che dovevo fare e mi sentivo a posto. Dopo cena ho iniziato a sentirmi così così con lo stomaco, pensavo di aver semplicemente digerito male. Poi mi sono svegliato all’una di notte e ho iniziato a vomitare, ho provato a dormire ma non ci sono riuscito e verso le 6–7 ho vomitato di nuovo, peggio di prima. Abbiamo chiamato il dottore, è venuto in camera, mi ha dato qualcosa e speravo fosse solo qualcosa legato alla cena, ma per tutto il giorno non sono riuscito a mangiare: ogni volta che provavo a mangiare o bere dovevo tornare in bagno”.

Matteo Arnaldi in conferenza stampa dopo il forfait in semifinale al Roland Garros (foto Getty Images)

Matteo Arnaldi in conferenza stampa dopo il forfait in semifinale al Roland Garros (foto Getty Images)

Impossibile, per uno come lui abituato a lottare e a correre da un lato all’altro del campo, scendere sul Centrale in una situazione del genere: “È dura – aggiunge sconsolato - , per come era andato il torneo, per quante ore avevo passato in campo, mi sentivo molto bene, e ritirarsi dalla prima semifinale Slam non è qualcosa che auguri a qualcuno. Ho provato a prepararmi, a restare qui il più possibile per vedere se potessi andare in campo, ma ogni volta che mi alzavo mi sentivo stordito e stavo male; sono sicuro che se mangiassi ancora ora starei di nuovo male; quindi, questa era la decisione giusta da prendere. Penso sia un virus, sentivo molto freddo e credo di aver avuto anche un po’ di febbre; so solo che non riesco a muovermi, non riesco a mangiare e non riesco a bere, quindi non c’era proprio modo di essere in grado di giocare. Mi dispiace per tutti quelli che avevano il biglietto, per tutti gli italiani che sono arrivati fin qui per vederci. Sono felice per lui che giocherà la finale, ma allo stesso tempo mi dispiace perché non abbiamo potuto giocare la partita: è difficile essere qui”.

Arnaldi lo annuncia a Cobolli verso le ore 18:00: “Ho preso la decisione praticamente all’ultimo: ho visto Flavio negli spogliatoi proprio quando avrei dovuto iniziare a prepararmi per la partita, e lì ho capito che per me era impossibile. Abbiamo preso questa decisione perché non aveva senso né per me – avrei rischiato infortuni per quanto sono disidratato e per quanto ho mangiato – né per lui, per rispetto suo e del pubblico: non sarebbe stata una bella partita”.

Flavio Cobololi in conferenza stampa al Roland Garros (foto Getty Images)

Flavio Cobololi in conferenza stampa al Roland Garros (foto Getty Images)

Flavio ascolta dall’altro lato del tavolo e chiede la parola, ci tiene a fare un ringraziamento pubblico -e in italiano- rivolgendosi direttamente a Matteo: “Volevo ringraziarti per quello che hai fatto in queste due settimane: sei stato di ispirazione per tutti noi – dice il tennista romano - . Hai lottato tante ore in campo, mostrando il tuo vero valore: tutti sapevamo quale fosse la tua posizione prima di questo torneo, e tutti i problemi che hai avuto con l’infortunio, ma nessuno ha mai dubitato delle tue qualità. Devi essere fiero di ciò che stai facendo e di come lo stai facendo: per me sei un esempio, sei l’esempio perfetto di atleta e professionista eccellente. Mi dispiace per com’è andata oggi, sono sicuro che avremmo fatto una grande battaglia. Spero e sono sicuro che ci sarà un’altra occasione per rendere onore a questo risultato”.

Cobolli non riesce a sorridere per la sua prima storica volta in una finale Slam: “Ero pronto a giocare questa partita e quando è arrivata la notizia ero davvero triste per lui – aggiunge -. Allo stesso tempo, ovviamente, sono molto felice per il risultato che ho raggiunto questa settimana, e mi riferisco alla Top 10. Mio padre è venuto da me poco prima che arrivasse Matteo, ci siamo abbracciati forte tutti insieme per festeggiarla; ogni volta che facciamo un best ranking ci abbracciamo tutti e abbiamo ripetuto la solita routine. Adesso sono triste e felice allo stesso tempo”.

Al termine della conferenza stampa Cobolli è sceso sul campo Centrale per un allenamento seguito con entusiasmo dal pubblico rimasto ‘orfano’ del match: “Ora avrò quasi quattro giorni senza partite, e sono tanti. A volte può rappresentare un aiuto, a volte no. Rischi di perdere un po’ di ritmo, ma so anche che sarò sicuramente fresco, quindi magari aiuterà, magari no: ve lo dirò dopo la finale”.

L’azzurro e Alexander Zverev sono legati da un rapporto speciale: “E’ la persona che prendo più come riferimento tra i ‘grandi’, a parte Jannik e Carlos ovviamente. Con lui riesco a parlare sinceramente e mi aiuta molto nei momenti in cui sente che ne ho bisogno; parliamo anche di sciocchezze, non solo di cose serie, e siamo entrati in sintonia. Abbiamo un buon feeling anche con il suo team; detto questo, domenica saremo avversari… il rispetto fuori dal campo c’è, ed è tanto, proprio perché c’è anche in campo. Ci daremo battaglia. Mi ha confidato più volte che vorrebbe vincere a tutti i costi un torneo dello Slam ma non devo pensarci, perché se inizi a ragionare su queste cose poi non riesci a rendere al meglio. Bisogna staccare la testa e pensare un po’ solo a sé stessi per un paio di giorni”.

Al di là dello choc per il modo in cui è terminata la giornata, Flavio può festeggiare il suo primo ingresso in Top 10: “Stasera vado a cena con i miei amici, al nostro solito ristorante, e festeggeremo più la Top 10 che questa finale. Questo ranking rappresenta l’obiettivo di tanti anni di lavoro, il sogno di chi inizia a giocare a tennis: io ho sempre sognato di essere dove sono adesso. Sono certo che tutte le persone che lavorano con me hanno sempre creduto in me, anche se magari non me lo mostrano sempre. Mi ricordo che mio padre disse a un altro membro del team che non sarei mai entrato nei Top 30, che avrei avuto una carriera buona ma non eccellente, e ogni giorno glielo faccio pesare, perché credo che la mia carriera, adesso più che mai, sia molto buona”.

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