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Scopriamo la storia del West Side Tennis Club e del suo storico stadio a ferro di cavallo nella prima puntata di New York Stories, il format di SuperTennis che vi fa scoprire storie memorabili dello US Open, trasmesso in diretta e in chiaro sul nostro canale
22 luglio 2026
Per sessanta edizioni, dal 1915 al 1920 e poi da 1924 al 1977, gli US Championships, poi diventati US Open, hanno avuto una sola casa, il West Side Tennis Club di Forest Hills, New York. Il mondo cambiava, le superfici cambiavano, fino al 1974 si è giocato sull'erba, dal 1975 al 1977 sull'har-tru, la caratteristica terra verde statunitense, ma quello stadio ha raccontato New York per decenni. La storia del legame tra Forest Hills e lo US Open è la prima che inaugura il ciclo di cinque puntate di New York Stories, il format interamente girato a New York in cui il nostro Giorgio Spalluto accompagnerà gli appassionati nelle settimane che precedono gli US Open alla scoperta dei luoghi e delle vicende che hanno reso unico lo Slam americano.
La leggenda del West Side Tennis Club comincia nei primi anni venti. Il successo delle prime edizioni del torneo rende necessaria la costruzione dell'inconfondibile stadio a forma di ferro di cavallo che può ospitare 14.000 spettatori. Teatro della finale della Coppa Davis 1923, è il primo stadio di tennis degli Stati Uniti e il secondo al mondo, dopo il Centre Court di Wimbledon, inaugurato un anno prima, nel 1922. Secondo Beatrice Hunt, storica socia del club che contribuisce a conservarne gli archivi, Forest Hills diveta presto "il centro del tennis dell'emisfero occidentale".
Per tutti, anche per gli stessi giocatori, dire "Forest Hills" era sufficiente per capire a quale stadio, a quale circolo, ci si stava di preciso riferendo. "Giocare qui allora dava la sensazione di essere in un impianto enorme», ha detto Dick Stockton, come riferito in una newsletter del New York Times nel 2023, in occasione del centenario dello stadio. "Le tribune circondavano completamente il campo e il rumore della palla colpita, con quell'eco così particolare, non assomigliava a quello di nessun altro posto. Aggiungeva ulteriore intensità e drammaticità alle partite".
L'atmosfera intima lo rendeva un luogo eccezionale in cui giocare a tennis. "C'era soltanto una piccola recinzione che separava il pubblico dai giocatori, quindi gli spettatori potevano avvicinarsi moltissimo", ha raccontato nel 2016 alla CNN Stan Smith, vincitore dello US Open del 1971. "Ma ripensandoci oggi, l'idea di disputare un torneo del Grande Slam in un impianto così piccolo è quasi inconcepibile".
Un simbolo di un tempo e di un tennis che non tornerà più, dunque. Come il gioco elegante di Maria Bueno, grande campionessa degli anni Cinquanta e Sessanta, che ha conquistato a Forest Hills quattro dei suoi sette titoli del Grande Slam in singolare. "Era davvero un posto bellissimo - ha raccontato la brasiliana alla CNN - La club house era splendida, i campi erano magnifici e tutto era perfetto. Ricordo che quando vinsi, mi consegnarono un trofeo enorme. Così lo presi sotto il braccio insieme alle racchette e tornai in metropolitana nel centro di New York, dove alloggiavamo. Era una cosa del tutto normale per noi. Col tempo, è diventato troppo piccolo per ospitare tornei di quel livello".
Il West Side Tennis Stadium di Forest Hills ha fatto da appropriata cornice, da privilegiato teatro, di innovazioni decisive nella storia del gioco. Nel 1927 è stato introdotto il sistema delle teste di serie. Nel 1950 Althea Gibson è diventata la prima giocatrice afroamericana a partecipare a un torneo del Grande Slam. Nel 1970 si è sperimentato per la prima volta il tie-break, che l'autorevole giornalista statunitense Steve Flink ha definito "la più importante innovazione nella storia del tennis". Inoltre nell'edizione del 1973 dello US Open, per la prima volta, uomini e donne hanno ricevuto lo stesso montepremi. Due anni dopo, nel 1975, sono stati installati i riflettori..
Il potere evocativo di Forest Hills scavalca i confini del tennis. Nello stadio a ferro di cavallo, durante la finale di Coppa Davis del 1950, sono state girate alcune scene del film "Strangers on a Train" di Alfred Hitchcock, uscito in Italia con il titolo "L'altro uomo", al centro di una puntata di Tie Movie su SuperTennis. IAnche diverse scene de I Tenenbaum di Wes Anderson sono state girate nello stadio e nei suoi dintorni.
Dal 1978 lo US Open si è spostato a Flushing Meadows, con il monumentale Arthur Ashe Stadium, lo stadio per il tennis più grande del mondo. "Può ospitare 20 mila spettatori - diceva nel 1977 l'ex giocatore Pancho Segura - ma sarà comunque troppo piccolo, dovrebbero pensare a uno stadio per 30 o 40 mila persone".