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Djokovic, esame Fonseca: il futuro alle porte del campione da leggenda

Sulla strada di Nole che insegue il 25mo Slam c'è uno dei giocatori considerati tra i campioni di domani. Il brasiliano aveva un anno quando il serbo vinceva il primo major. "E' un piacere affrontarlo, è un idolo" ha detto Joao. "Ha chiare potenzialità e gli piacciono le grandi occasioni" spiega Nole

di | 29 maggio 2026

Una particolare espressione festosa di Novak Djokovic al Roland Garros 2026 (Getty Images)

Una particolare espressione festosa di Novak Djokovic al Roland Garros 2026 (Getty Images)

Sarà una sfida tra generazioni quella che vedrà opposti, nel terzo turno del Roland Garros, il sempiterno Novak Djokovic, n. 4 del ranking Atp, e il João Fonseca, n. 30 del mondo. A separare i due, rispettivamente classe 1987 e 2006, quasi vent’anni: per capirci Novak ha vinto il primo Slam quando João aveva poco più di un anno.

Quello di domani sul Philippe-Chatrier sarà il loro primo incontro e, per il serbo - che è uscito al primo turno agli Internazionali e che ha faticato nei primi due turni – potrebbe rivelarsi una partita tutt’altro che semplice. Il giovane tennista brasiliano, neanche ventenne, si è già infatti guadagnato la fama di giovane promessa e ha firmato, nel secondo turno, una meravigliosa rimonta contro il croato Prizmic. Non che la sua velocità di palla e le sue variazioni di direzione saranno sufficienti per mettere in difficoltà un veterano come Djokovic che, a 39 anni appena compiuti, è sì lontano dal tennis spietato e chirurgico che gli valsero il soprannome di Djoker, ma rimane comunque il tennista più titolato della storia e uno dei tre tennisti capace di battere Jannik Sinner nel 2026.

Fonseca, inoltre, potrebbe avere un po’ di soggezione psicologica nei confronti di Djokovic: “Giocare contro Djokovic è un grande piacere. Dico sempre al mio allenatore che voglio essere dalla parte del tabellone di Novak, perché so che non giocherà a lungo. Voglio solo vivere questa esperienza, penso che la godrò al massimo. Essere al Roland Garros, al terzo turno, è un sogno: godrò di ogni momento giocando contro un idolo, il migliore di tutti i tempi. Spero di poter disputare una grande partita: naturalmente, quando entrerò in campo, lo rispetterò, ma cercherò di dare il meglio e vincere”.

Fonseca è ben consapevole che per provare a portare a casa la partita la prima cosa da avere saranno i nervi saldi per non cedere alla “mentalità straordinaria” di Nole “che ha ispirato me, la nuova generazione e anche quella precedente”. Ad esserne stato ispirato, secondo Fonseca, è stato soprattutto Jannik Sinner: “Sono entrambi due macchine. Giocano in modo incredibile”.

Un'esultanza di Joao Fonseca (Getty Images)

Un'esultanza di Joao Fonseca (Getty Images)

La sfida per Nole è cercare di chiudere in tre set e di non farsi trascinare in una maratona. Come il serbo ha infatti più volte sottolineato ultimamente: “Non è un bene per me trascorrere tanto tempo in campo”. Sulla lunga distanza Djokovic, pur potendo contare su una maggiore esperienza, inizia a cedere sul punto di vista fisico. Inoltre, è ben consapevole delle potenzialità del suo avversario: “Fonseca è stato elogiato molto negli ultimi due anni. Le sue potenzialità e le sue qualità sono chiare, non ci sono dubbi. Riceve molto supporto dai fan brasiliani in qualsiasi posto giochi. Credo che gli piacciano le grandi occasioni. Ha giocato un grande match contro Jannik Sinner a Indian Wells, ha battuto Andrey Rublev in Australia in tre set. Alza il livello e gioca delle grandi partite in queste occasioni. Sarà un'altra dura sfida dal punto di vista fisico, mi aspetto un incontro con tanti scambi lunghi”.

Per João non sarà facile imporre il suo gioco a Nole che, nei primi due turni, pur chiudendo in quattro set ha dimostrato di avere ancora una qualità di colpi in grado di far male al suo avversario e di poter essere ancora uno dei migliori ribattitori del circuito. Se la partita dovesse trascinarsi al quinto, però, è difficile dire se a prevalere saranno l’esperienza e la fame di vittorie mai paga di Djokovic o la freschezza atletica dei vent’anni di Fonseca.

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