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Allo Us Open Stefanos batte all'esordio per la prima volta in carriera (pure in rimonta) il francese Fils e spiega i perché della separazione dal padre
Paolo Rossi | 01 settembre 2026
Ha finalmente dormito il sonno dei giusti, Stefanos Tsitsipas. Esattamente a New York dove, nel 2025, perse dal tedesco Altmaier e per alcuni giorni, sua stessa ammissione, non riusciva a parlare e camminare. Oggi è un uomo e un tennista nuovo. Rigenerato, dice. Ha sconfitto in rimonta il francese Arthur Fils, uno tennisti ‘on fire’ del momento (dopo la sua vittoria al Masters 1000 di Cincinnati), un tipo che non aveva mai battuto nelle precedenti cinque sfide. Ma la soddisfazione del greco va oltre, riguarda lui stesso e il percorso che ha intrapreso, la crisi personale e sportiva che ha attraversato e il rapporto con il padre Apostolos.
Lunedì Tsitsipas ha visto il baratro. Anzi, come ha detto lui, “sono stato a un passo dal bere dal pozzo” secondo una delle classiche espressioni greche. Esattamente quando, smarrito il primo set, si è trovato indietro 2-5 nel secondo con il francese in spolvero. Ma il tennis, gioco misterioso se ce n’è uno, aveva previsto un copione diverso. Voleva il ritorno di un ragazzo diventato uomo, mai banale. Nel gioco e nelle parole. Fils ha dovuto incassare l’orgoglio dell’ex numero tre del mondo e poi si è letteralmente squagliato nell’umidità di Flushung Meadows, mentre Stefanos Tsitsipas riassaporava momenti che pensava di aver perduto.
“Sono estremamente orgoglioso di come ho lottato. Mentalmente ero pronto a una grande battaglia. È una grande vittoria per me. Per quanto io giochi ormai da un po', è una di quelle che arricchiscono”. Tsitsipas spiega perché, non si nasconde e svela tutti i suoi pensieri: “Era da un po' che non giocavo così ed è una sensazione rigenerante vedermi competere in questo modo. Vedete, è facilissimo perdere fiducia, soprattutto quando non batti i migliori giocatori da tempo. Ecco perché sono entusiasta oggi. È una vittoria importante, preziosa per me e la mia fiducia. Uno di quei momenti in cui puoi guardarti indietro e dire a te stesso: ‘Ho ancora il gioco che cerco, possiedo ancora i colpi giusti, la qualità c'è ancora’”.
Il tennis può festeggiare, perché un tennista come Tsitsipas è un ‘plus’ per il movimento. E anche gioire per il viaggio umano che ha vissuto, il tunnel che ha dovuto attraversare. “Chiunque, che sia il migliore al mondo o meno, mentirebbe se dicesse di non avere, magari, un minimo dubbio. Ho cambiato coach, più di uno. Sì. Personalmente, sentivo di averne bisogno… avevo bisogno di una voce diversa. Avevo bisogno di qualcuno che portasse un po' più di calma nel mio mondo tennistico. Prima c'era molto caos intorno a me, molto rumore. Mi ci è voluto molto tempo per capirlo e per rendermi conto che non riesco più a gestirlo. Ho anche sentito di essere maturato. Per me, certe cose non erano più utili come un tempo. Probabilmente mi servivano quando ero più giovane e quelle situazioni non mi davano troppo fastidio, non intralciavano spesso il mio cammino né, diciamo, mi facevano perdere troppo la rotta. Ma crescendo, i miei occhi e i miei orizzonti si sono aperti al mondo".
"Ho visto e vissuto di più - ha aggiunto il 28enne di Atene -, e in quel processo mi sono anche perso qualche volta, usando un linguaggio che non mi appartiene: non sono il tipo di persona che parla in quel modo alle persone a me vicine, quindi è qualcosa di cui mi pento davvero. Ho anche capito che avere accanto persone che a volte tirano fuori il peggio di te, invece della versione migliore, è un aspetto su cui bisogna intervenire. Per quanto io voglia bene alla persona con cui ho lavorato, mio padre, e nonostante il nostro rapporto sia splendido fuori dal campo da tennis, certe dinamiche non sono più funzionali al mio percorso. Avevo davvero bisogno di quel cambiamento”.
Un atto di grande sincerità ed umiltà. Questo è Tsitsipas. Saranno fischiate le orecchie a papà Apostolos, e qualche psichiatra avrà annotato lo sfogo per una prossima terapia. Una cosa è certa: il tennista greco non ha avuto paura di mettersi a nudo, di svelare segreti e sentimenti che lo pervadevano e che ha dovuto affrontare e superare. La sua storia, che era di successo, è un monito e un messaggio per tutti e dunque non ci si può che rallegrare di rivedere i suoi rovesci vincenti lungolinea a una mano, così come quegli slice da urlo. La presenza di Patrick Mouratoglou, nuovo coach, gli ha portato fortuna (in attesa dei miglioramenti tecnici sostanziali) e dunque Tsitsipas può respirare a pieni polmoni, finalmente felice. Il prossimo turno prevede la sfida contro il sudafricano qualificato Harris, anche lui uno dalla vita con alti e bassi. Il viaggio del greco può continuare.