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Alcaraz ammette: "E' stata la partita più logorante della mia carriera"

Le emozioni dal di dentro della più lunga semifinale dell'Australian Open, cinta da Carlos Alcaraz su Alexander Zverev dopo cinque ore e 27 minuti

di | 30 gennaio 2026

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Se sul piano spettacolare non è stato un Slam memorabile, e se su quello dell’equilibrio dei match ha lasciato a desiderare, è il copione di questi Australian Open ad essere destinato a lasciare il segno. Sinner sull’orlo del burrone contro Spizzirri, Djokovic con un piede e mezzo sull’aereo contro Musetti, e oggi... di tutto di più. Alcaraz che prima domina Zverev per due set e mezzo, poi vomita, soffre per i crampi, passeggia per un set, quindi si rialza ma invece di chiuderla cade di nuovo. Ed infine, ad un passo dal baratro, va a sfatare il tabù melbourniano, regalandosi la prima finale australiana. Quanto a coup de théâtre, nemmeno David Fincher avrebbe osato tanto. Sul piano dell’intensità abbiamo già la partita dell’anno. “Fisicamente è stata la partita più logorante della mia giovane carriera. Sono molto orgoglioso del modo in cui ho lottato nel quinto set”. 5 ore e 27 minuti per spuntarla 6-4 7-6 6-7 6-7 7-5 e diventare il più giovane tennista della storia a raggiungere la finale in tutti e quattro i major.

“Adesso sono stanco, ma la verità è che odio mollare e che alla fine le cose sono andate bene perché ho fatto di tutto per farle andare bene", spiegherà poi Carlos.

La maratona tra Alcaraz e Zverev

La maratona tra Alcaraz e Zverev

E dire che per un paio d’ore era stata una partita discreta, poco più. Un primo set contratto, nel quale tanto Alcaraz quanto Zverev producevano pochino e sbagliavano parecchio, complice una tensione delle corde non adatta all’umidità. Il murciano partiva disordinato, senza neppure un vincente di dritto nei primi 13 game. Dal box, Samuel López gli chiedeva di sciogliersi, di lasciar andare il braccio e di essere più aggressivo sulla seconda di servizio del tedesco. L’occasione arrivava nel nono gioco, quando Zverev calava con la prima e infilava due doppi falli consecutivi: break, 6-4 e parziale di 10-3 negli ultimi tre game per Alcaraz, in appena 40 minuti.

Il secondo set alzava il livello e introduceva la variabile emotiva. Zverev scappava 4-2 e poi 5-2, sfruttando le prime palle break del suo match, mentre Alcaraz alternava colpi ispiratissimi – come un dritto in controbalzo a pochi centimetri dalla riga – a passaggi a vuoto. Proprio quando sembrava in difficoltà, però, lo spagnolo tornava ad aggredire, risaliva fino al 5-5 e nel tie-break trovava il modo di girarla. Sul 4-5, López gli ricordava che quella era prima di tutto “una battaglia mentale”: da lì in avanti, Carlos infilava un servizio a 213 km/h e un paio di vincenti che gli consegnavano il secondo set.

La polemica di Zverev

Sembrava fatta, e non solo perché il numero 1 del mondo vantava un record immacolato di 60 vittorie e 0 sconfitte dopo aver vinto i primi due set. Ma il match cambiava pelle nel cuore del terzo. Sul 3-3, avvicinandosi al suo box, Carlos sussurrava di aver vomitato. Poco dopo, sul 4-4, il suo disagio fisico diventava di dominio pubblico.

Un appoggio sbagliato a rete e l’adduttore destro che si induriva improvvisamente in mondovisione: Carlos teneva il servizio praticamente da fermo e poi chiedeva l’MTO, scatenando la protesta furibonda del tedesco. “Non può chiedere il time out per i crampi, è ridicolo!”, sbottava il 28enne di Amburgo, accusando la giudice di sedia Marijana Veljovic e tutto il sistema di favorire i big. “Magari tra due giorni il fastidio mi risalirà e ne riparleremo, ma adesso sono troppo stanco per affrontare la questione”, ha stemperato Sascha in conferenza stampa. "Ho sentito un indurimento, ma non so dire se fosse un problema muscolare all'adduttore o un crampo" dirà quindi il numero 1 del mondo. 

La stretta di mano tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev all'Australian Open 2026 (Getty Images)

La stretta di mano tra Carlos Alcaraz e Alexander Zverev all'Australian Open 2026 (Getty Images)

Arrivato in semifinale senza aver perso set, con meno di 12 ore di sforzo nelle gambe e senza nessun match sopra le 2 ore 45 minuti, il 22enne di Murcia subiva uno sbandamento mentale, oltre che fisico. Da lì in avanti si giocava un’altra partita. Alcaraz, quasi immobile, arrivava comunque a due punti dal match con una risposta vincente di dritto sul 6-5, mentre Zverev resisteva e portava il set al tie-break, chiuso 7-3 con un ace ad uscire dopo oltre tre ore di gioco. I numeri fotografavano bene la forbice tra i due: il tedesco aveva corso circa il 13% in più rispetto allo spagnolo, che battagliava da fermo con le poche armi in suo possesso.

Nel quarto set, il dialogo tra Carlos e il suo angolo diventava centrale per capire quale direzione stesse imboccando il match. “Sigue aguantando” - “Resta lì”, lo incitava López quando Alcaraz scivolava subito sotto 0-30 nel secondo game. Da quel momento, però, il corpo iniziava a rispondere: i muscoli beneficiavano del succo di cetriolini, la prima tornava a viaggiare attorno ai 200 km/h e Carlos ricominciava a muoversi con continuità. Nel quarto game arrivava anche il primo sorriso, dopo aver mandato Zverev a vuoto in uno scambio prolungato. Il tedesco calava vistosamente la velocità del servizio, ma resisteva fino al tie-break, dove trovava il coraggio che gli era mancato nell’ora e mezza precedente e con 4 punti consecutivi trascinava la semifinale al quinto: 6-4 7-6 Alcaraz, 7-6 7-6 Zverev. Tra gli spettatori si aggiungevano anche Djokovic e Sinner, che da programma sarebbero dovuti scendere in campo poco dopo e che iniziavano a seguire la contesa attraverso gli schermi nella pancia dell’impianto.  

Un primo piano di Carlos Alcaraz (Getty Images)

Un primo piano di Carlos Alcaraz (Getty Images)

Il dato che accompagnava Alcaraz verso il set decisivo era significativo: 14 vittorie e 1 sola sconfitta al quinto set in carriera, l’unica arrivata nel 2022 contro Matteo Berrettini, proprio su questo campo. Ma la maledizione degli Australian Open – l’unico Slam che restava da vincere, l’unica finale major ancora da disputare – sembrava proseguire quando Zverev era il primo ad operare il break nel quinto (complice un doppio fallo di Carlos) e saliva il 3-1, assaporando persino il 4-1 pesante.

Il tedesco attingeva a tutte le ultime energie salvando 2 palle break sul 2-1, una palla break sul 3-2 e 2 palle break sul 4-3, prima di sparare un dritto da cineteca per il 5-3. Superate le 5 ore di gioco le gambe e la testa di entrambi cominciavano a vacillare. Zverev non sfruttava una smorzata telefonata di Alcaraz e lasciava andare il nono game. Poi nel decimo Sascha serviva per il match e si inceppava: entrambi passeggiavano tra i punti, il tedesco anche durante. Il controbreak del 5-5 era servito. Saltati gli schemi, Carlos teneva il servizio con relativa tranquillità mentre Zverev, con le scarpe usurate come la sua tenuta psico-fisica, arrivava alla palla del 6-6, ma poi si spegneva definitivamente, mollando gli ultimi tre punti di un instant classic la semifinale più lunga della storia del torneo, 13 minuti più della mitica Nadal-Verdasco. In quel caso, il maiorchino riuscì a recuperare, a tramortire in finale il suo arcirivale Federer e a vincere il suo primo major sul duro. Alcaraz punta ad emularlo anche in questo e a fare di meglio quanto a precocità: "Quella partita dimostra che si può fare, che si può recuperare fisicamente anche dopo una fatica di questo tipo. Ribadisco che peferisco vincere questo major e completare il career grand slam che vincere gli altri tre. Poi se arrivo in finale anche negli altri, vedremo".

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