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Bublik: "Negli Slam ci siamo arresi contro Sinner e Alcaraz"

"Se Sinner e Alcaraz arrivano preparati alla perfezione, vincere uno Slam diventa praticamente impossibile" ha ammesso il kazako in un'intervista alla rivista tedesca Tennis Magazin

17 luglio 2026

L'abbraccio tra Alexander Bublik e Jannik Sinner allo US Open 2025 (Getty Images)

L'abbraccio tra Alexander Bublik e Jannik Sinner allo US Open 2025 (Getty Images)

"Negli Slam, se Sinner e Alcaraz arrivano preparati alla perfezione, non hai molte possibilità. Ho l'impressione che i giocatori, me compreso, ci abbiano rinunciato. Di recente parlavo con il mio allenatore: vincere uno Slam è quasi irraggiungibile, se entrambi stanno bene. Perciò il mio obiettivo è arrivare ai quarti di finale, magari in semifinale, e poi tornare a casa felice". La confessione arriva da Alexander Bublik, che l'anno scorso aveva associato Sinner all'immagine di un robot creato con l'intelligenza artificiale.

Il kazako, oggi numero 11 del mondo ma entrato in Top 10 per la prima volta in stagione, appare consapevole quanto rassegnato nell'intervista alla rivista tedesca Tennis Magazin. "Devi accettare una realtà: non sei Novak Djokovic. Non vincerai Slam come Rafael Nadal o Roger Federer. Devi imparare ad accettare le sconfitte e a conviverci, senza lasciare che influenzino il tuo rendimento".

L'accettazione dei limiti non diventa, dunque, un freno alla ricerca del proprio miglioramento. "Quando all'inizio dell'anno sono entrato nella top 10, la domanda era: 'E adesso?'. Adesso l'obiettivo è restare il più a lungo possibile a questo livello, magari salire ancora un po'; la top 5 forse è un traguardo un po' troppo ambizioso. Ma se nei prossimi anni riuscirò a giocare a questo livello, mi divertirò e guadagnerò abbastanza da potermi garantire una buona vita".

Alexander Bublik (Getty Images)

Alexander Bublik (Getty Images)

Accettare chi si è, e riuscire a farlo senza rimpianti o recriminazioni, significa anche mettere la carriera all'interno di una prospettiva più ampia e non perdere di vista il quadro complessivo. Da qyesto punto di vista Bublik conferma anche il suo particolare approccio al tennis, decisamente personale e inusuale per un top player. 

"A Miami, ho passato un'ora e mezza ad allenarmi con il mio coach su un campo in cemento bagnato. Giocavo il rovescio a una mano, anche se in partita non lo farei mai. Tutti mi chiedevano: "Perché fai una cosa del genere?". La mia risposta era: "Perché mi diverte!". Competere in ogni momento non fa per me - ha detto - Mi piace tantissimo confrontarmi come atleta. Solo che, per me, il successo non è la fonte della felicità. Ci sono altri aspetti della vita oltre al tempo trascorso in campo".

Il suo successo non lo misura solo in vittorie e trofei. "Essere un buon marito, un buon padre e un buon amico è importante quanto il resto. Preferisco raggiungere quindici semifinali piuttosto che inseguire ossessivamente quell'unica vittoria".

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