Il serbo, alla sua ventunesima partecipazione agli AO, non si illude: "Mi serve più tempo per recuperare, pensare al 25°Slam non aiuta: meglio essere felice per quanto fatto". E sull'addio alla PTPA: "Sentivo che veniva percepita come la mia associazione"
17 gennaio 2026
"Ventunesima volta in Australia (con dieci titoli, ndr), incredibile. La prima volta fu nel 2005 e giocai in sessione serale contro Marat Safin che poi vinse il torneo. E' stato un lungo viaggio, anche ricco di successo: è lo Slam dove ho vinto di più e ho sempre adorato giocare qui. Se lo chiamano Happy Slam ci sarà pur un motivo no?!". Passa il tempo. Anche per lui. Non c'è luogo più inabitabile di quello in cui siamo stati felici. E invece no. Novak Djokovic in Australia continua a trovarsi benissimo: ricordi e memorie ancora ne accompagnano le gesta e sono proprio loro ad alimentare le speranze - poche, residue, nessuna: chissà - di un suo ritorno al successo in sede Slam, categoria di tornei che l'anno scorso lo vide giocarsi ben quattro semifinali.
"Ho chiuso la stagione la prima settimana di novembre ed è da un bel po' che non gioco un match o un torneo. Mi sono preso del tempo libero, tempo speso per 'ricostruire' il mio corpo perché mi sono reso conto che negli ultimi due anni è ciò che è cambiato di più, mi occorre più tempo per recuperare - ha ancora dichiarato il serbo in conferenza stampa - Ho avuto un piccolo problema che mi ha impedito di giocare ad Adelaide, ma qui sta andando tutto bene".
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— #AusOpen (@AustralianOpen) January 15, 2026