Cala il sipario sul primo Slam della stagione ma in Australia già si pensa a dove e come migliorare l'offerta per la prossima stagione: giudici, campi, regole, dati. A contendersi il campo innovazione e tradizione
di Ronald Giammò | 02 febbraio 2026
La parola d'ordine è sempre la stessa: evolversi. E se a pronunciarla è Craig Tiley, chief executive di Tennis Australia da tutti considerato come il più brillante innovatore tra gli attori attualmente presenti sul circuito nonché regista dello Slam che più di altri ha saputo aprirsi alle novità, allora c'è da credergli.
Neanche il tempo di mandare agli archivi quest'ultima edizione degli Australian Open, ed ecco il suo sguardo traguardarsi già alla prossima, la testa a cercar di intercettare i gusti di un pubblico mai numeroso come quest'anno (quasi un milione e mezzo di spettatori diluiti nelle tre settimane del torneo) e ad arrovellarsi su quale idea poter portare al tavolo dell'innovazione. L'obiettivo su cui si concentrerà maggiormente sarà il tennis femminile, un forma che Tiley in persona ha descritto come sotto scrutinio in vista di alcune modifiche che potrebbero regalargli motivi d'interesse in più, prima tra tutte la possibilità di far loro disputare in sede Slam partite al meglio dei cinque set.
Non è la prima volta che se ne discute e parlar d'armonia decisionale in sede Slam resta un'utopia visto che solo nel 2022 si arrivò alla decisione di far giocare al quinto set un super tie-break a dieci punti in tutti e quattro i tornei. Allora come oggi, freddo resta l'interesse delle donne circa questa opzione. Ma Tiley non demorde: "Alcuni diranno che è ridicolo, altri che è una buona idea: ecco, l'idea è che si apra una discussione". Che si annuncia lunga, e dall'esito incerto. Meglio allora concentrarsi su altre percorribili modifiche da mettere in atto nel tentativo di rendere sempre più allettante il torneo per il pubblico.
The symphony of the Australian Open.
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