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La curiosità sta nel fatto che la tensione e la concentrazione hanno giocato uno scherzo al tedesco proprio alla fine, quando Sascha non si è minimamente accorto di aver vinto la partita. "Pensavo che il punteggio fosse 5-1. Sapevo di avergli strappato il servizio due volte, ma ero convinto che fossimo sul 5-1 invece che sul 6-2..."
14 settembre 2026
Dopo Parigi, New York. Dopo anni passati a sognare di vincere uno Slam che pareva non dovesse arrivare mai, eccone due in una stagione sola. Il 2026 diventa l'anno d'oro di Alexander Zverev, che supera Ben Shelton in finale e si prende quel titolo negli States che era sfumato nel 2020. "È una sensazione incredibile - dice il tedesco - soprattutto pensando alla delusione che avevo vissuto qui nel 2020. Riuscire finalmente a sollevare questo trofeo è qualcosa di fantastico".
La curiosità sta nel fatto che la tensione e la concentrazione gli hanno giocato uno scherzo proprio alla fine, quando Sascha non si è minimamente accorto di aver vinto la partita. "Pensavo che il punteggio fosse 5-1. Sapevo di avergli strappato il servizio due volte, ma ero convinto che fossimo sul 5-1 invece che sul 6-2. In un certo senso questo mi ha aiutato, perché non sono diventato nervoso pensando di dover servire per chiudere la partita. Semplicemente devo aver perso il conto del punteggio".
"In quel momento ero completamente 'in the zone'. Non sentivo assolutamente il rumore, ero dentro una specie di tunnel nel quale non percepivo niente. E naturalmente, quando il pubblico è così rumoroso, è impossibile sentire l'arbitro, quindi non ho nemmeno sentito quando ha annunciato game, set e match. Alla fine credo semplicemente di essermi dimenticato il punteggio. Non c'è molto altro da dire".
Il match contro l'americano ha vissuto situazioni diverse e alla fine del terzo set pareva potersi riaprire.
"Contro Shelton - continua Zverev - non è una questione di velocità di palla. Mi concentro soprattutto sull'altezza e sulla profondità. Credo che quando giochi veloce ma piatto lui riesca a gestire molto meglio il rovescio rispetto a quando gli giochi una palla più alta. È capace di generare tantissima potenza e può farlo soprattutto dalla parte del diritto. Quando gira intorno alla palla per colpire di diritto, la velocità del tuo colpo può aiutarlo, ma allo stesso tempo giocargli lentamente sul diritto non è affatto una buona idea. Credo che giocare più alto e più profondo permetta di ottenere risultati migliori".
Con il secondo titolo Slam nello stesso anno, Zverev mostra maggiore sicurezza, fiducia e anche un orgoglio per il suo percorso che in passato non sempre è emerso. "Credo di essere sicuramente fra i giocatori che lavorano di più nel circuito. L'ho già detto in passato: non penso di essere il più talentuoso, non credo di avere quel talento naturale che hanno altri giocatori. Gran parte del mio tennis nasce dal duro lavoro, dalle tantissime ore trascorse sul campo, in palestra e sulla pista di atletica. È così che sono diventato il giocatore che sono".
Al contrario del rivale di turno, che al lavoro aggiunge un talento non comune: "Ben è molto talentuoso, ma allo stesso tempo lavora tantissimo. Vedi continuamente lui e suo padre lavorare su aspetti diversi, dopo le partite e prima delle partite, e ogni anno continua a migliorare qualcosa. L'ho affrontato oggi e credo che abbia mostrato il miglior rovescio che abbia mai giocato contro di me, soprattutto per continuità e potenza. Aveva davvero tutto. Ricordo quando l'ho affrontato per la prima volta un paio di anni fa: era sempre pericoloso, aveva già quel servizio e quel diritto, ma se riuscivi a rimandargli tre o quattro palle poteva arrivare l'errore. Oggi non è stato assolutamente così".
Oggi Zverev è numero 2 del ranking Atp ma è già numero 1 della Race, avendo scavalcato Jannik Sinner. "Se sono il miglior giocatore del mondo in questo momento? Bisogna prendere in considerazione tutto. Con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz appena rientrato dopo quattro mesi di stop, in questo preciso momento probabilmente sì. Se invece fossero entrambi sani e al massimo del loro livello, forse no. Quattro o cinque mesi fa, quando loro stavano bene, ero io a non stare bene e perdevo continuamente contro Jannik. Quindi, se tutti sono in salute, credo che Jannik sia ancora davanti. È così semplice".
Tornando al passato, New York per Zverev ha rappresentato sei anni fa il momento più duro della carriera, mentre oggi rappresenta una forma di riscatto. "Credo che le cicatrici della finale del 2020 siano in qualche modo scomparse dopo la mia vittoria a Parigi. L'avevo detto anche a Wimbledon: nonostante avessi perso quella finale, mi ero goduto la partita, mi ero goduto il fatto di essere in una finale Slam, di giocare sul Centre Court, davanti a un pubblico fantastico e in un'atmosfera speciale. Mi era piaciuto vivere tutto questo. Prima di vincere a Parigi, invece, sentivo continuamente una grande pressione, perché c'era sempre quella domanda: riuscirò mai a vincerne uno? Adesso provo soprattutto gioia quando posso giocare finali di questo tipo".