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“Flavio è un grande giocatore - spiega Sascha - e una grande persona. Mi piace molto anche suo padre. Sono due persone davvero speciali. Sono felice per Flavio, perché questa è la sua prima finale Slam e se la merita. Però l’unica cosa che posso controllare è il mio livello di gioco. Cercherò di esprimere il mio miglior tennis e di fare le cose giuste”
05 giugno 2026
Quasi sei anni dopo quella finale persa agli Us Open contro Dominic Thiem, Alexander Zverev torna a giocarsi una finale Slam senza Jannik Sinner o Carlos Alcaraz dall’altra parte della rete. Il tedesco ha conquistato la finale del Roland Garros 2026 battendo Jakub Mensik in quattro set, al termine di una partita più complicata di quanto possa suggerire il punteggio finale.
“È stata sicuramente la mia partita più difficile del torneo - ha ammesso Zverev -. Mensik stava giocando un tennis fantastico e il modo in cui aveva battuto gli avversari nei turni precedenti era stato impressionante. Anche quando ho perso il terzo set, però, credo di aver gestito bene la situazione. Sono riuscito a ritrovare il mio livello e a chiudere la partita giocando un buon tennis”.
In effetti, il momento più delicato del match è arrivato proprio nella terza frazione, quando il giovane ceco è riuscito a cambiare per un po' l’inerzia dell’incontro. “Lui ha sicuramente alzato il livello nel terzo set, ma io ho perso quel parziale soprattutto perché ho sbagliato alcuni colpi importanti. Ho mancato qualche diritto e qualche prima di servizio. Nonostante tutto, sentivo di avere ancora il controllo della situazione. Mi sono detto che una partita al meglio dei cinque set è lunga, che perdere un turno di battuta può succedere e che dovevo semplicemente tornare a concentrarmi sul mio gioco”.
Una fiducia che nasce anche da un’arma diventata finalmente affidabile: la seconda di servizio. Per anni il colpo d’inizio gioco è stato il suo punto debole, quasi un’ossessione tecnica e mentale. Oggi è invece uno dei suoi punti di forza.
“È il colpo sul quale ho lavorato più di qualsiasi altro nella mia carriera. In passato ho avuto grandi difficoltà con la seconda di servizio, ma ci ho dedicato anni di lavoro. Adesso non ci penso quasi più. Quando sono sulla linea di fondo decido cosa voglio fare e lo faccio. Spero continui a funzionare così”.
Domenica lo aspetta una finale che avrà un sapore particolare. Dall’altra parte della rete ci sarà infatti Flavio Cobolli, alla sua prima finale Slam, ma anche uno dei giocatori con cui il tedesco ha sviluppato un rapporto di amicizia importante negli ultimi anni. “È un grande giocatore e una grande persona. Mi piace molto anche suo padre. Sono due persone davvero speciali. Sono felice per Flavio, perché questa è la sua prima finale Slam e se la merita. Però l’unica cosa che posso controllare è il mio livello di gioco. Cercherò di esprimere il mio miglior tennis e di fare le cose giuste”.
Il rapporto tra i due nasce lontano dagli Slam, durante la Laver Cup del 2024 a Berlino. “È lì che siamo diventati amici. Poi, nei momenti difficili, suo padre veniva spesso a parlare con me o con mio padre per confrontarsi su questioni tecniche e non solo. Da lì il rapporto è cresciuto in modo naturale. Con alcune persone succede semplicemente così”.
Eppure, quando c’è in palio un titolo Slam, l’amicizia passa inevitabilmente in secondo piano. “Quando giochi una finale Slam non è difficile affrontare un amico. Significa che entrambi avete raggiunto il punto più alto possibile del torneo. È bello condividere un momento del genere. Certo, poi in campo ognuno prova a battere l’altro”.
Zverev arriva all’ultimo atto con sensazioni molto diverse rispetto a quelle che accompagnarono la finale degli US Open del 2020, forse la più dolorosa della sua carriera. “È difficile fare paragoni. All’epoca avevo ancora enormi problemi con il servizio e con la seconda. Sapevo che quel colpo poteva crollare da un momento all’altro. Questa è la differenza principale rispetto a oggi. Certo, ero avanti due set e un break e ho servito per vincere. Ma quella è storia passata e non voglio pensarci troppo prima di domenica”.
Anche per questo il tedesco guarda al presente con serenità. Dopo la finale persa un anno fa e diversi mesi vissuti stabilmente tra il numero 2 e il numero 3 del mondo, non ha mai smesso di credere di poter tornare a giocarsi i trofei più importanti. “Non è passato così tanto tempo dalla mia ultima finale Slam. Durante gran parte di questo periodo sono rimasto ai vertici del ranking. Non ho giocato il mio miglior tennis lo scorso anno, ma ero convinto che prima o poi lo avrei ritrovato. Sono felice di essere tornato a questo livello”.
E se qualcuno gli chiede se il giorno di riposo in più di Cobolli possa rappresentare un vantaggio, Zverev alza le spalle. “Onestamente mi sento benissimo. Potrei giocare un’altra partita anche adesso. Non è così che si vorrebbe vedere finire una semifinale Slam, ma ho visto Matteo negli spogliatoi e stava davvero male. Sono cose che purtroppo succedono. Non credo che domenica farà una grande differenza. Per me è molto semplice: devo giocare bene. Devo fidarmi del mio tennis e di me stesso. Se riesco a farlo, quello rappresenta il 99% del lavoro”.