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"Dopo l'infortunio di Cincinnati - spiega Elena - non è stato certamente il periodo migliore per me, perché ero molto delusa e non sapevo davvero come si sarebbe evoluta la situazione giorno dopo giorno. Siamo arrivati a New York, abbiamo fatto una risonanza magnetica e il risultato non sembrava molto positivo. E invece..."
13 settembre 2026
"È una sensazione incredibile. È ancora molto difficile rendermi conto di quello che è successo, ho raggiunto così tanti traguardi in queste ultime settimane... Sono felicissima e molto orgogliosa di tutto il lavoro che abbiamo fatto. È semplicemente incredibile, faccio fatica a trovare le parole, ma sono davvero molto felice". Non che in altre situazioni Elena Rybakina sia stata più loquace, ma stavolta l'emozione è talmente grande da renderla - se possibile - ancora più timida del solito. La kazaka non è solo la nuova numero 1 del mondo, ma è anche la nuova campionessa degli Us Open, dopo una splendida prova fornita in finale contro Aryna Sabalenka.
"La partita - prosegue Elena - è stata molto equilibrata. Nel primo set ho ottenuto subito il break e questo mi ha permesso di entrare un po' più facilmente negli scambi ed essere aggressiva. Nel secondo invece siamo andate avanti tenendo entrambe il servizio e credo che nei momenti importanti Aryna sia stata semplicemente più aggressiva: si è presa i suoi rischi ed è andata a cercare i suoi colpi. Anch'io ho avuto qualche piccola opportunità, ma ho commesso un paio di errori decisivi. Nel terzo mi sono detta che potevo ancora farcela, che dovevo concentrarmi sul mio servizio e rischiare un po' di più quando ne avessi avuto la possibilità".
Il trofeo è accanto a lei, il terzo negli Slam. Visto come ha giocato, difficilmente sarà l'ultimo.
"Sarà molto diverso svegliarmi domani sapendo di aver appena vinto gli Us Open e di aver raggiunto il numero uno del mondo. È anche una sorta di sollievo, perché per due o tre settimane continui a seguire tutte le tue routine, c'è tantissimo lavoro e anche molta tensione. Credo che sarà bellissimo svegliarmi sapendo di aver raggiunto traguardi così importanti".
"Ho sempre creduto che fosse possibile. Negli anni abbiamo ottenuto grandi risultati e naturalmente non tutte le stagioni possono essere uguali. Ho vinto Wimbledon nel 2022, poi non sono più riuscita a vincere uno Slam, ma l'anno successivo ho raggiunto la finale dell'Australian Open. Durante il percorso impari tantissimo e succedono molte cose. Adesso sento di avere una grande squadra e delle persone fantastiche intorno a me, abbiamo semplicemente continuato a lavorare e finalmente tutto questo ha dato i suoi frutti. Sono felicissima e molto orgogliosa".
E ancora: "Non è mai facile. Adesso è finito questo torneo, mi riposerò e festeggerò, ma poi arriveranno comunque altri tornei. Devi continuare a giocare, continuare a competere contro le stesse avversarie e cercare sempre di fare del tuo meglio. È un viaggio incredibile e spero di riuscire a rimanere al vertice il più a lungo possibile".
Il match è stato complesso, con tre momenti ben distinti. "Nel primo set pensavo al fatto che dovevo assolutamente migliorare la percentuale di prime di servizio, perché proprio non entravano. Però ho continuato almeno a spingere un po' di più con la seconda. Ho commesso qualche doppio fallo qua e là, ma avevo un piano in testa e ho continuato a seguirlo. Poi, nei momenti importanti, il mio servizio è migliorato e questo mi ha aiutato tantissimo".
"Contro Aryna sono sempre partite molto difficili e credo che battaglie così dure ci spingano entrambe a diventare migliori. Non succede soltanto con lei, ma anche con le altre giocatrici di vertice. Vuoi sempre provare qualcosa di nuovo, cambiare qualcosa nel tuo gioco e migliorare. Non so cosa ci riserverà il futuro, ma spero che porti altri successi e qualche altra vittoria".
La vittoria più bella è anche il momento dei ricordi. "Sono venuta qui per la prima volta dieci anni fa, quando ero una junior, e già allora per me era un posto incredibile. Era tutto molto rumoroso, molto diverso dagli altri tornei. Dopo la vittoria a Wimbledon sono successe tante cose, ma qui a New York, indipendentemente dal campo sul quale giochi, c'è sempre tanta gente e l'atmosfera è sempre fantastica. Per qualche motivo negli ultimi anni New York non era stato il posto migliore per il mio tennis, ma adesso sicuramente è cambiato tutto. Spero che la prossima volta che verrò qui possa essere così dall'inizio fino alla fine".
"Tutti gli Slam sono molto difficili da vincere, ma per ragioni diverse. Ero nervosa esattamente come nelle altre finali: non dormi così bene e non mangi così bene. Credo però che questo torneo sia stato ancora più stressante, perché in una delle partite giocavo anche per diventare numero uno e poi c'era stato l'infortunio della settimana precedente. Ogni giorno è stato una sorta di sfida, ma sento che questa volta, in situazioni del genere, sono riuscita a rimanere più calma rispetto a quando mi erano capitate cose simili in passato".
Proprio l'infortunio accusato prima del torneo aveva messo molti dubbi nella testa della kazaka. "Dopo l'infortunio di Cincinnati non è stato certamente il periodo migliore per me, perché ero molto delusa e non sapevo davvero come si sarebbe evoluta la situazione giorno dopo giorno. Siamo arrivati a New York, abbiamo fatto una risonanza magnetica e il risultato non sembrava molto positivo. Abbiamo dovuto parlare con tanti medici per capire che cosa avremmo dovuto fare. Sono stata abbastanza fortunata da avere un'ottima dottoressa in Australia, che è rimasta continuamente al telefono con noi. Insieme al team abbiamo costruito un programma e lo abbiamo seguito, discutendo ogni giorno di quello che potevamo fare".
"Per sette giorni praticamente sono andata soltanto dalla mia camera d'albergo alla palestra, dove trascorrevo tre ore. Ho fatto tantissimo recupero e molti trattamenti. Qualche cena mi ha aiutata anche a staccare un po' mentalmente. Poi ho semplicemente continuato a lavorare, anche se purtroppo non potevo farlo sul campo".
Una preparazione non certo ideale, per un torneo chiuso da regina. "Nell'ultimo game naturalmente sentivo la pressione e la tensione. Era difficile mantenere la concentrazione. Sulla prima di servizio in realtà non stavo nemmeno cercando di spingere così tanto, mentre sulla seconda forse bloccavo un po' il movimento del braccio. Credo che derivasse tutto dalle emozioni del momento. Sai che dall'altra parte della rete c'è una grande giocatrice e sai anche che devi essere tu a vincere la partita".
"La priorità principale, come ho già detto in passato, visto che non sto diventando più giovane... è cercare di mantenermi in salute, scegliere correttamente il calendario e gestire bene il processo di allenamento. Naturalmente l'obiettivo sono sempre i tornei più importanti, gli Slam rimangono una priorità. Devo cercare di trovare il giusto equilibrio e di essere costante. Vedremo che cosa succederà, ma c'è ancora tantissimo lavoro da fare. A dire la verità, il lavoro non finisce mai".

Fra le due regine, è Elena la più forte