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Swiatek vola: "Lo Chatrier mi ha cambiato la vita, ora niente stress"

"L’anno scorso - spiega la polacca - non è stato facile, soprattutto nella stagione sulla terra. Sentivo tutte le aspettative esterne, le critiche e giudicavo tutto in modo negativo. Quest’anno preferisco lasciare tutto fuori. Non leggo nulla. Sono concentrata su me stessa, nel mio piccolo mondo, e sono felice di poter giocare il tennis che voglio giocare"

25 maggio 2026

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Iga Swiatek procede spedita e domina all'esordio al Roland Garros. Contro la giovane australiana Emerson Jones la polacca è stata in campo appena 60 minuti e non ha avuto particolari problemi e, più che il risultato, a colpirla è stata la sensazione di avere avuto tutto sotto controllo. "Sono davvero contenta di come ho giocato. È stata una partita solida dall’inizio alla fine. Tecnicamente sapevo come dovevo giocare e semplicemente l’ho fatto. È stata una bella giornata, sicuramente".

Poi comincia il viaggio indietro nel tempo, fino al primo Roland Garros giocato da professionista e alla differenza rispetto all’edizione successiva, quella del titolo. "A essere sincera, tra il 2019 e il torneo che ho vinto non c’erano stati cambiamenti enormi. Nel 2020 non sono arrivata pensando che avrei alzato il trofeo. Nel 2019 avevo già giocato il torneo juniores e conoscevo già un po’ l’atmosfera. Ovviamente da professionista è diverso, ma cercavo solo di ottenere il miglior risultato possibile con il gioco che avevo".

Il ricordo però torna soprattutto a una sconfitta. "Nel 2019 giocai comunque bene anche tra le pro. Ricordo che ero un po’ infortunata, poi con Simona (Halep, ndr) fu una partita molto complicata: mi batté nettamente (6-1 6-0 negli ottavi, ndr) e fu abbastanza doloroso. Però era una lezione che dovevo imparare. Lei stava giocando il suo miglior tennis e sono sicura che senza quella sconfitta non avrei giocato molto meglio l’anno dopo".

Altro tema inevitabile, nelle interviste di questi giorni: il caldo parigino, molto diverso rispetto ai giorni freddi che avevano accompagnato la settimana di allenamenti. "Quando siamo arrivate qui c’erano 16 gradi e la palla era pesantissima. Potevi mettere nei colpi tutto il corpo e tutta la forza e continuavi ad avere controllo. Adesso invece serve molto più tocco. Non puoi esagerare. È più facile giocare alto e con spin, la palla rimbalza più veloce e questo può darti un vantaggio. Però prima devi controllarla bene, perché vola molto di più ed è facile mandarla fuori".

Swiatek vola: "Lo Chatrier mi ha cambiato la vita, ora niente stress"

Sul modo di chiudere le partite, invece, niente formule magiche. "Non faccio niente di particolare. Dipende dalla partita. Se è equilibrata i pensieri sono completamente diversi rispetto a un 6-1 5-2. Cerco di non pensare troppo al punteggio perché può irrigidirti. Non vuoi cambiare il tuo gioco solo perché sei avanti. Cerchi di prendere buone decisioni, magari concentrarti su un dettaglio tecnico che durante il match non ha funzionato perfettamente o avere un piano tattico molto chiaro".

Non manca un momento più leggero, con il racconto - divertito e ancora un po’ deluso - della mancata partecipazione alla première del documentario di Rafael Nadal, da sempre idolo di Iga. "Francis (Francisco Roig, ndr) ci aveva detto a Madrid che c’era la première del documentario di Rafa. Tutto il team si era preparato la sera prima con gli outfit e tutto il resto. Poi ci ha detto: “Ops, ho sbagliato data”. Ci sono rimasta malissimo. Il documentario lo guarderò appena possibile. A meno che non giochi il giorno dopo, perché probabilmente piangerò. Se sono quattro episodi, potrei piangere in tutti e quattro (ride, ndr)".

Swiatek vola: "Lo Chatrier mi ha cambiato la vita, ora niente stress"

C’è spazio anche per un tema che accompagna ormai da anni la sua carriera: il top spin e il modo in cui le avversarie si sono adattate. "Sicuramente le giocatrici si sono abituate ormai. Nel 2022 era ancora una sorpresa, poi l’anno dopo ho sentito una grande differenza. È quello che intendono quando dicono che restare in alto è più difficile: devi continuare ad adattare il tuo gioco". Ma a volte non basta sapere cosa arriva dalla tua parte. "Anche se le giocatrici sanno cosa farai, se lo fai abbastanza bene può comunque funzionare. Quando giocavo contro Ash (Barty, ndr) sapevo esattamente cosa avrebbe fatto: slice sul mio rovescio, io avrei cercato il top spin e lei avrebbe chiuso col diritto. Lo sapevo, ma lo faceva talmente bene che non avevo comunque possibilità".

E alla fine il tema più personale: il rapporto con il Philippe Chatrier. "Mi sono abituata a questo campo, nel senso che so che ogni anno avrò la possibilità di giocare qui. Ho vissuto diversi match su questo campo e mi sento a casa. All’inizio era quasi travolgente, in senso negativo. Adesso sono semplicemente felice di poterci giocare. Ho ricordi bellissimi e tutte le partite che ho giocato qui mi hanno cambiato la vita. Quando entro cerco di apprezzarlo e ricordarmelo".

Poi la chiusura, quasi una fotografia del suo stato mentale. "L’anno scorso non è stato facile, soprattutto nella stagione sulla terra. Sentivo tutte le aspettative esterne, le critiche e giudicavo tutto in modo negativo. Quest’anno preferisco lasciare tutto fuori. Non leggo nulla. Sono concentrata su me stessa, nel mio piccolo mondo, e sono felice di poter giocare il tennis che voglio giocare. Sicuramente le prossime partite saranno una sfida, ci sarà stress. Ma voglio essere felice di essere qui, perché amo questi campi e questo posto".

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