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Riguardo al match contro Jodar, invece, il tedesco aggiunge: “Penso che lui dimostri semplicemente quanto sia forte il gruppo di giovani che sta arrivando. Ci sono ragazzi che stanno giocando un tennis fantastico e che hanno un enorme potenziale. Per quanto mi riguarda, però, non cambia nulla. Io penso alla prossima partita, alle cose che posso controllare. Devo fidarmi di me stesso e del mio gioco”
02 giugno 2026
Cinque semifinali negli ultimi sei anni al Roland Garros. Alexander Zverev continua a confermarsi uno degli uomini più solidi sulla terra battuta parigina e, dopo aver superato Rafael Jodar, guarda con fiducia ai prossimi giorni. Senza esagerare.
“Le condizioni oggi - dice Sascha - erano molto diverse rispetto ai giorni precedenti e ho impiegato un po’ di tempo per trovare il mio ritmo. All’inizio lui stava giocando meglio di me, perché si è adattato più rapidamente. Quando ho trovato le sensazioni giuste, però, mi sono sentito bene in campo e credo che da quel momento in poi sia stata una buona partita da parte mia”.
Jodar è soltanto l’ultimo rappresentante della nuova generazione e Zverev, che da anni occupa stabilmente i piani alti del ranking, vede con interesse il ricambio generazionale. “Penso che questo dimostri semplicemente quanto sia forte il gruppo di giovani che sta arrivando. Ci sono ragazzi che stanno giocando un tennis fantastico e che hanno un enorme potenziale. Per quanto mi riguarda, però, non cambia nulla. Io penso alla prossima partita, alle cose che posso controllare. Devo fidarmi di me stesso e del mio gioco”.
Parlando del torneo maschile, il tedesco si è soffermato anche sull’ottimo rendimento degli italiani, capaci di piazzare tre giocatori nei quarti di finale nella parte alta del tabellone, risultato mai accaduto prima negli Slam.
“Matteo Berrettini non mi sorprende. Per me ha sempre avuto il livello per stare tra i migliori, si tratta solo di riuscire a esprimerlo con continuità. Anche Cobolli sappiamo chi è, conosciamo bene il potenziale che possiede. Se devo indicare una sorpresa, direi Matteo Arnaldi, soprattutto per quello che aveva fatto in passato e per la sua classifica. Ma resta un giocatore eccellente”.
“Credo - continua - che la parte alta del tabellone si sia aperta molto. Nella parte bassa, invece, meno. Certo, la vittoria di Joao Fonseca contro Djokovic ha cambiato qualcosa, ma per il resto è tutto abbastanza normale”.
Tra i temi affrontati anche quello dell’oro olimpico conquistato a Tokyo nel 2021. Un successo che, per Zverev, ha un valore persino superiore a uno Slam.
“Non lo scambierei mai con nulla. Per me la medaglia d’oro olimpica è la cosa più difficile da vincere nel nostro sport. Hai una sola occasione ogni quattro anni. È qualcosa di speciale perché pochissime persone ci sono riuscite. Lo fai per il tuo Paese, per la gente che ti sostiene a casa. Non la scambierei per niente al mondo. Certo, non mi dispiacerebbe aggiungere qualche altro trofeo importante alla lista”, ha detto sorridendo.
Il tedesco ha poi spiegato come l’esperienza abbia modificato il suo modo di stare in campo e di gestire la potenza dei propri colpi. “Quando sei giovane e diventi più forte fisicamente, improvvisamente scopri di avere nuove armi. Ti sorprendi di poter colpire il diritto a velocità che prima non avevi o di servire molto più forte. All’inizio vuoi usare queste armi continuamente. Con il tempo capisci che non è necessario. Dipende dall’avversario, dalla situazione. Serve esperienza”.
In questo senso, Zverev cita un modello preciso: Roger Federer. “Roger era probabilmente il migliore di sempre nel cambiare ritmo e soluzioni. Quando giocava al massimo livello, dopo pochi game non sapevi più come affrontarlo. Poteva colpire un diritto devastante e il punto dopo giocare una smorzata perfetta. Era sempre imprevedibile. Quando hai una grande potenza naturale, anche altre soluzioni diventano più efficaci. La smorzata funziona meglio perché gli avversari arretrano, il kick al servizio diventa più pericoloso. Ma se fai sempre la stessa cosa, perde efficacia”.
Alla vigilia della semifinale, il concetto chiave resta uno solo. “Per me è molto semplice: devo giocare bene. Devo fidarmi del mio tennis, del mio gioco e di me stesso. Se riesco a esprimermi al mio livello, quello rappresenta il 99% del lavoro”. E sul fatto di essere considerato il favorito per il titolo, Zverev mantiene il consueto pragmatismo. “Non ci penso particolarmente. Mi concentro sulla prossima partita e sull’avversario che avrò dall’altra parte della rete. È l’unica cosa che posso controllare. Se poi riuscirò a vincere tutte e due le partite che restano, tanto meglio...”.