Chiudi
"Contro Novak - ha detto il brasiliano - è stata soprattutto una battaglia mentale. Le condizioni erano molto più calde e all'inizio ero forse troppo rispettoso. Con Ruud invece mi sentivo più sicuro, più aggressivo, più disposto a prendere l'iniziativa e a comandare gli scambi fin dai primi colpi"
01 giugno 2026
Joao Fonseca continua a scrivere pagine memorabili del suo Roland Garros 2026. Dopo aver eliminato Novak Djokovic al terzo turno, il diciannovenne brasiliano ha confermato il suo straordinario momento di forma battendo anche Casper Ruud e conquistando per la prima volta in carriera un posto nei quarti di finale di uno Slam.
Sul Philippe-Chatrier, davanti a un ospite speciale come il connazionale Gustavo Kuerten, il giovane talento di Rio de Janeiro ha mostrato ancora una volta personalità e maturità sorprendenti. "È stata una grande partita fin dall'inizio. Sono riuscito a mettergli molta pressione. E avere Guga sugli spalti a tifare per me è stato fantastico. È stata un'esperienza davvero speciale".
Per Fonseca, il torneo continua a essere una continua scoperta. Ogni giorno porta qualcosa di nuovo, dentro e fuori dal campo. "Mi sento bene. È tutto diverso per me. Arrivare negli spogliatoi ed essere tra gli ultimi giocatori rimasti nel torneo è qualcosa di incredibile. È la prima volta che vivo una situazione del genere, quindi sto semplicemente cercando di godermi ogni momento".
Anche dal punto di vista fisico il brasiliano sembra reggere perfettamente il ritmo delle due settimane parigine. "Sto recuperando molto bene nei giorni di riposo. Ovviamente dopo i match sono stanco, ma sto dormendo bene, mangiando bene, idratandomi. Penso che sarò pronto anche per la prossima sfida".
Il salto di qualità mostrato negli ultimi mesi è evidente e Fonseca individua con chiarezza le ragioni della crescita. "Credo che dietro ci sia tantissimo lavoro. La preparazione in dicembre è stata molto dura. L'Australian Open può essere un buon esempio: ero arrivato senza ritmo, avevo fatto solo due giorni di allenamento dopo quasi due settimane di stop e avevo provato comunque a giocare. Forse non è stata la scelta migliore, ma è stata un'esperienza da cui imparare".
Oggi il quadro è completamente diverso. "Quello che è cambiato è soprattutto il lavoro fisico, unito al lavoro quotidiano sul campo. Anche la mentalità è migliorata molto. Adesso cerco di concentrarmi sul punto e non sul risultato finale della partita. È stata una stagione lunga lontano da casa, sono in Europa da Monte-Carlo, ma credo che il lavoro svolto stia finalmente dando i suoi frutti".
Tra la vittoria contro Djokovic e quella contro Ruud, Fonseca individua differenze nette. "Contro Novak è stata soprattutto una battaglia mentale. Le condizioni erano molto più calde e all'inizio ero forse troppo rispettoso. Parliamo di un giocatore che ammiro enormemente. Con Ruud invece mi sentivo più sicuro, più aggressivo, più disposto a prendere l'iniziativa e a comandare gli scambi fin dai primi colpi".
"È stata una partita in cui contava molto chi riusciva a essere più aggressivo e a prendere il controllo degli scambi. Fin dall'inizio sono riuscito a mettergli pressione e nei punti importanti ho giocato davvero bene. Rispetto alla partita con Djokovic credo di essere stato più solido per tutta la durata dell'incontro".
Fonseca è anche uno dei volti simbolo di una nuova generazione che sta emergendo rapidamente nel circuito maggiore. "È bello vedere tanti giovani giocare un tennis di alto livello. Non ci siamo soltanto io, Mensik o Jodar. Ci sono anche Learner Tien, Michelsen, Landaluce e tanti altri ragazzi molto forti. È una generazione che sta facendo davvero bene".
Una concorrenza che rappresenta soprattutto uno stimolo. "È positivo averli intorno. Mi spingono a migliorare ogni giorno e sono sicuro che nei prossimi anni ci saranno tante grandi battaglie tra di noi". Inevitabile parlare del colpo che più di ogni altro sta impressionando il circuito: il suo devastante diritto. "È difficile spiegare da dove venga questa potenza. Ogni giocatore ha la propria personalità e i propri punti di forza. Credo che il mio punto forte sia proprio la capacità di colpire forte, cercare il vincente e giocare in maniera aggressiva".
Un'identità costruita fin da bambino. "Ho sempre giocato così. Magari non con la stessa continuità di oggi, ma ho sempre cercato il colpo vincente. Mi piace comandare il punto. Cerco sempre di essere me stesso in campo. A volte esagero, a volte la palla finisce sui teloni, a volte provo un colpo difficile in un momento importante e perdo il punto. Ma preferisco continuare a essere aggressivo e fidarmi del mio tennis. È questo che mi dà fiducia e mi permette di crescere".