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Orgoglio Usa, fa festa tutto il tennis. E la geopolitica del mondo si riequilibra

Gli Stati Uniti piazzano negli ottavi di Flushing Meadows 5 giocatori (Shelton, Tiafoe, Paul, Michelsen e Tien) e 5 giocatrici (Jovic, Gauff, Navarro, Pegula e Townsend)

| 06 settembre 2026

Supporters a stelle strisce (foto Getty Images)

Supporters a stelle strisce (foto Getty Images)

Go, Yankees go. L’orgoglio americano è alle stelle (e anche a strisce). Chi si stropiccia le mani dalla felicità è la USTA, cioè la federazione tennistica USA. I numeri degli US Open corroborano lo spirito: dei 32 tennisti rimasti in gara (16+16 dei due tabelloni) nell’ultimo Slam dell’anno, 10 sono di casa. Equamente e politicamente ripartiti: Taylor Townsend, Jessica Pegula, Emma Navarro, Iva Iovic e Coco Gauff nel tabellone femminile. In quello maschile ci sono Ben Shelton, Tommy Paul, Frances Tiafoe, Alex Michelsen e Learner Tien.

I sorrisi, a New York, non si contano. Perché al di là del tifo alla Nando Moriconi di Alberto Sordi e del suo “America me senti”, che il movimento statunitense sia in salute è cosa che fa bene a tutto il mondo. A chi? Agli organizzatori dello Slam (sessioni serali costantemente esaurite all’Arthur Ashe Stadium, record di ascolti), all’ATP e alla WTA (nuovi attori sportivi protagonisti in azione), alle aziende (il mercato USA è il motore commerciale di quasi tutti i grandi marchi globali), ai media (nuove e diverse storie da raccontare).

Andy Roddick con il trofeo delloUS Open 2023

Andy Roddick con il trofeo delloUS Open 2023

Ritornando al lato squisitamente sportivo basti ricordare che l’ultimo tennista americano a trionfare nella Grande Mela fu Andy Roddick, e correva l’anno 2003. Siamo vicini al quarto di secolo, e gli americani stanno diventando impazienti.

Certo, è pur vero che i Signori degli Slam (francesi, australiani e britannici) aspettano anche loro da tempo, ma è pur sempre una giustificazione palliativa.

Invece questo 2026 potrebbe fare da spartiacque: mister Brian Vahaly, il presidente della USTA, può snocciolare le cifre che aveva promessa al momento della sua elezione: il boom di praticanti (arrivati al record di 27,3 milioni) è la conseguenza degli investimenti nelle strutture pubbliche e scolastiche. In più, plus non da sottovalutare, l’esuberanza dei Tiafoe, la simpatia degli Shelton e il nuovo che avanza dei Tien e Michelsen cattura l’interesse del pubblico e costringe i giocatori top a restare vigili e a non adeguarsi sugli allori.

Frances Tiafoe saluta un giovane tifoso (foto Getty Images)

Frances Tiafoe saluta un giovane tifoso (foto Getty Images)

I fan festeggiano Tommy Paul (foto Getty Images)

I fan festeggiano Tommy Paul (foto Getty Images)

L’America aggiusta dunque la bilancia, riallinea gli equilibri tra chi ha sempre accusato il tennis maschile di essere molto orientato nell’occidente europeo e quello femminile di esserlo invece nella parte Est. Qui siamo oltre l’esibizione della Laver Cup, dell’America contro l’Europa un po’ per goliardìa e un po’ a uso dei media. Stavolta Shelton può davvero ambire al trionfo, mentre il buon Tommy Paul - amato da una buona parte di Roma (essendo tifoso della Lazio) – testerà il reale stato dell’arte di Carlos Alcaraz. E peccato, infine, che Iva Jovic e Coco Gauff debbano autoeliminarsi in un derby sorellicida: soltanto una approderà ai quarti. Ma il rammarico è solo sportivo, perché la sfida in famiglia è già stata benedetta da sponsor e tifosi. Agli americani piace il sapore ‘rare’. Al sangue, così c’è più gusto.

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