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Karolina nella specialità di coppia ha un primato personale di numero 156, Jakub è arrivato al massimo a quota 271 (un anno fa), mentre oggi è 579 e sostanzialmente il doppio non lo frequenta. E allora, com'è che si sono inventati specialisti, in quel di New York?
27 agosto 2026
Karolina Muchova e Jakub Mensik hanno vinto il doppio misto degli Us Open 2026, succedendo nell'albo d'oro a Sara Errani e Andrea Vavassori. E stavolta non parliamo di due doppisti, bensì di due singolaristi prestati al doppio per l'occasione. Basta vedere i ranking: Karolina nella specialità di coppia ha un primato personale di numero 156, Jakub è arrivato al massimo a quota 271 (un anno fa), mentre oggi è 579 e sostanzialmente il doppio non lo frequenta. E allora, com'è che si sono inventati specialisti, in quel di New York? La risposta non sta tanto nella chimica, ma nel talento.
Soprattutto quello di Karolina Muchova, 30 anni, una delle giocatrici più complete e meno classificabili del circuito femminile. La ceca ha costruito una carriera da singolarista di vertice senza mai affidarsi a un solo schema: sa servire, sa difendere, sa cambiare ritmo, usa lo slice, viene avanti e possiede probabilmente una delle migliori sensibilità di volo della WTA. Non sorprende che da ragazza guardasse soprattutto Roger Federer, modello evidente per una giocatrice che ha sempre cercato di allargare il campo delle soluzioni invece di restringerlo.
Il paradosso è che una tennista così adatta al doppio lo abbia praticato pochissimo. La sua carriera è stata costruita quasi interamente sul singolare, dove è arrivata al numero 6 del mondo, giocando la finale del Roland Garros 2023 e quella di Wimbledon 2026, oltre a due semifinali consecutive agli Us Open, nel 2023 e nel 2024. New York, insomma, era già uno dei luoghi nei quali il suo tennis aveva funzionato meglio.
Qualche segnale in coppia, però, c'era stato. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 raggiunse la semifinale del doppio femminile con Linda Noskova, mentre proprio allo Us Open 2025 aveva giocato il misto con Andrey Rublev, fermandosi contro Errani e Vavassori. Esperienze sporadiche, sufficienti però a dimostrare che il problema non era certo la comprensione della specialità.
Jakub Mensik arriva dall'altra parte del pianeta tennis. Ha vent'anni, è alto 1 metro e 96 e costruisce molto del proprio gioco su servizio, peso di palla e capacità di prendere rapidamente il controllo dello scambio. Se Muchova aggiunge fantasia, lui porta violenza controllata. Se lei vede angoli che pochi vedono, lui può chiudere il punto con una prima di servizio o con due accelerazioni. Sono caratteristiche da singolarista moderno che, nel doppio misto, diventano immediatamente utilizzabili.
La sua ascesa, contrariamente a quella della compagna, è stata rapidissima. Ex numero 2 junior, Mensik ha chiuso il 2023 ancora fuori dai primi 150 ATP, ma due anni più tardi era già top 20. Nel 2025 ha conquistato a Miami il primo Masters 1000 della carriera e nel 2026 si è spinto fino alla semifinale del Roland Garros, confermando di essere ormai qualcosa di più di uno dei tanti giovani da seguire. Indica il cemento come superficie preferita e Novak Djokovic come modello: due dettagli che spiegano bene il tipo di giocatore che vuole diventare. Il doppio, invece, è rimasto quasi un'attività occasionale. Nessun percorso parallelo, nessuna ricerca particolare di risultati nella specialità. Ed è proprio questo a rendere interessante il titolo di New York: Mensik ha vinto uno Slam in una disciplina che non frequenta, affidandosi a qualità costruite altrove.
I due, peraltro, non avevano mai giocato insieme prima di questo torneo. Sulla carta poteva sembrare un limite. In realtà, il nuovo formato del misto dello Us Open - rapido, aggressivo, con set corti e match tie-break - ha inevitabilmente ridotto il peso degli automatismi tradizionali e aumentato quello del talento individuale. Muchova e Mensik erano quasi un esperimento perfetto: una delle giocatrici con la mano più educata insieme a uno dei giovani con il servizio più pesante.
La finale contro Belinda Bencic e Flavio Cobolli, vinta 6-3 1-6 10/6, ha certificato l'efficacia del mix. Più significativo, forse, è ciò che il torneo ha detto di loro. Muchova è capace di trasferire la propria intelligenza tennistica praticamente in qualsiasi contesto, Mensik possiede armi talmente importanti da poterle far funzionare anche fuori dalla propria zona abituale di confort. Insieme hanno salvato due match-point in semifinale contro Andreeva e Rublev e poi hanno chiuso il torneo alzando il primo trofeo Slam (da pro) per entrambi.
Muchova ha scherzato dicendo che forse il segreto erano stati i completi coordinati. Mensik ha ammesso che non si aspettava di ritrovarsi con il trofeo in mano. Ma dietro l'ironia resta un dato piuttosto semplice: non avevano bisogno di diventare doppisti, soprattutto con questa formula veloce e votata allo spettacolo, studiata proprio per attrarre i big del singolare. Erano già due tennisti abbastanza completi da potersi permettere, per qualche giorno, di sembrarlo.