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"Nel tie-break - spiega la ceca - è stato un continuo saliscendi di emozioni. Un punto giocavo un vincente bellissimo, quello dopo commettevo un errore terribile. Continuavo a ripetermi che dovevo restare fedele al mio gioco. Se avessi perso, volevo farlo alle mie condizioni"
09 luglio 2026
Manca un solo match, un solo successo, a quel titolo Slam che ancora manca a Karolina Muchova. Ma intanto è giusto pensare al presente, alla splendida (e sofferta) vittoria su Coco Gauff che ha portato la ceca in finale a Wimbledon.
"Sono ancora qui - dice lei - che provo ad assaporare tutto quello che è successo. È stata una battaglia incredibile e voglio semplicemente godermi questo momento. Giocare per la prima volta sul Centre Court è stata un'esperienza speciale. Ho avuto la possibilità di allenarmi lì già oggi e questo mi ha aiutata a prendere confidenza con il campo, il tetto e tutto l'ambiente. È un campo magnifico, pieno di storia, con un'atmosfera straordinaria. Vincere la mia prima partita lì lo rende ancora più speciale. È stata una sfida durissima dal punto di vista fisico e mentale. Nel finale ho avuto una fitta, ma non era un problema agli addominali: semplicemente non riuscivo più a respirare bene e cercavo di massaggiarmi per farla passare. Alla fine è stata pura lotta".
"Nel tie-break - continua la ceca - è stato un continuo saliscendi di emozioni. Un punto giocavo un vincente bellissimo, quello dopo commettevo un errore terribile. Continuavo a ripetermi che dovevo restare fedele al mio gioco. Se avessi perso, volevo farlo alle mie condizioni, andando in avanti, giocando in modo aggressivo e cercando la rete. So benissimo che Coco è un'atleta incredibile e che riesce sempre a rientrare nello scambio anche quando pensi di aver fatto il punto. Ha giocato passanti eccezionali per tutta la partita, ma questo è il mio tennis e non volevo cambiare identità proprio nei momenti decisivi".
Il tie-break decisivo è stato una miscela di emozioni difficile da descrivere. Anche se Karolina ci prova.
"Quando mi hanno dato il time violation nel tie-break, sinceramente me ne sono dimenticata subito. Non avevo guardato il cronometro, stavo solo cercando di prendermi qualche secondo in più. Non credo che quell'episodio abbia influito su di me. Sul match-point di Coco, invece, ho davvero pensato di poter arrivare sulla palla corta. In uno scambio precedente non ci ero riuscita e lei aveva vinto il punto, stavolta sono stata semplicemente felice che quella palla si sia fermata sul nastro".

Muchova e Noskova, la giornata perfetta
Per la ceca è la seconda finale Slam, dopo quella persa a Parigi. "Essere di nuovo in una finale Slam significa tantissimo. Sono passati tre anni da Parigi e sinceramente non ricordo nemmeno cosa avessi fatto nel giorno di riposo prima di quella finale. Questa volta voglio semplicemente continuare con la stessa routine che mi ha accompagnata in queste due settimane. Farò trenta minuti di allenamento leggero per ritrovare le sensazioni, poi mi prenderò mezza giornata libera, andrò a mangiare qualcosa di buono e passerò, come ogni giorno, nello stesso bar dove vado sempre a prendere il caffè. Sono piccole abitudini che mi fanno stare tranquilla e voglio mantenerle fino alla fine del torneo".
"La Repubblica Ceca ha una tradizione straordinaria nel tennis femminile. Quando ero più giovane guardavo le ragazze che avevano qualche anno più di me e vedevo quanto bene riuscissero a fare. Questo mi ha dato la convinzione che un giorno avrei potuto riuscirci anch'io. È bellissimo che un Paese così piccolo continui a produrre così tante giocatrici di alto livello. Devo ammettere, però, che ormai mi fanno questa domanda praticamente ogni due giorni. Da una parte è bello perché significa che il nostro tennis viene apprezzato, dall'altra faccio sempre più fatica a trovare una risposta diversa".
Per Karolina è anche una sorta di rivincita sulla sfortuna. "L'anno scorso la situazione era molto semplice: o il dolore al polso sarebbe passato oppure avrei dovuto operarmi. Non ho mai pensato di continuare a giocare adattando il mio tennis o cambiando completamente il rovescio. Per fortuna, dopo Wimbledon 2025, il dolore è scomparso. Abbiamo lavorato tantissimo e oggi posso tornare a giocare il mio tennis senza limitazioni".
Una parte del merito dell'impresa di Karolina è senza dubbio di un coach con un passato speciale. "Sven (Groeneveld, ndr) mi ha dato davvero tanto e sono felicissima di averlo nel mio angolo. È una persona speciale oltre che un ottimo allenatore. Però ogni conferenza stampa mi fate la stessa domanda su di lui. Avrei preferito che parlasse direttamente lui, così non sarei costretta a rispondere ogni volta. Glielo potete anche riferire...".
Infine, una pubblicità per... il padel. "Mi piace tantissimo giocare a padel con il mio team, con il fisioterapista e con gli allenatori. Ogni tanto faccio una bella volée e ci diciamo che è merito del padel. Chissà se è davvero così. Di sicuro ci divertiamo molto. Quanto alle superfici, non ho mai pensato di essere destinata a una in particolare. Da bambina in Repubblica Ceca si gioca quasi sempre sulla terra, poi entrando nel circuito si passa soprattutto ai campi in cemento. Sull'erba, in realtà, fino a quest'anno avevo giocato relativamente poco. Credo di essere una giocatrice capace di adattarsi. Mi piace cambiare superficie, perché ognuna ti permette di esprimere aspetti diversi del tuo tennis e ogni volta è una sfida nuova".