Chiudi
Da George Bastl che fa fuori Pete Sampras nel “cimitero dei campioni” alla favola di Goran Ivanisevic campione da wild card: le cinque più grandi sorprese nella storia di Wimbledon, fra upset clamorosi e cavalcate indimenticabili
25 giugno 2026
Si dice sempre che, fra gli appuntamenti del Grande Slam, il torneo di Wimbledon è il più imprevedibile, quello nel quale le chance di assistere a grandi exploit lievitano parecchio. Ma quali sono state le cinque principali sorprese nella storia del torneo più famoso al mondo? Fra cavalcate fino alle fasi finali e vittorie inimmaginabili, ecco la top-5 dei colpi di scena targati All England Club.
LUKAS ROSOL BATTE RAFA NADAL (2012)
Una delle vittorie più incredibili non solo nella storia di Wimbledon, ma di tutti i tornei del Grande Slam. Perché in quel duello di secondo turno dell’edizione 2012, sotto il tetto del Centre Court, da una parte c’era il numero 2 del mondo, due volte campione dei Championships, reduce dalla solita stagione da dominatore assoluto sulla terra battuta; dall’altra il numero 100, con giusto una quindicina di partite vinte in carriera nel circuito maggiore. Nessuno gli dava mezza chance, ma quel giorno Lukas Rosol si travestì da supereroe proponendo un tennis di livello stratosferico, con ace e colpi vincenti a ripetizione. Il solito encomiabile Rafa riuscì a tenere botta, trascinando ugualmente la sfida al quinto set, ma quel pomeriggio il ceco ne aveva semplicemente di più. Vinse per 6-7 6-4 6-4 2-6 6-4, shockando l’intero mondo della racchetta. E anche Nadal stesso: la sua stagione terminò lì, causa lesione al tendine del ginocchio associata alla sindrome di Hoffa. Sarebbe rientrato solo nel febbraio dell’anno seguente.
GEORGE BASTL BATTE PETE SAMPRAS (2002)
Il successo di Rosol su Nadal (ri)aprì la discussione sul più grande upset nella storia del torneo, ma furono molti a non ritenerla una sorpresa superiore rispetto a quella di dieci anni prima, quando il sette volte campione Pete Sampras cadde – sempre al secondo turno – addirittura contro lo svizzero George Bastl, lucky loser numero 145 del mondo, ripescato dopo la sconfitta nelle qualificazioni. Fino a quel momento, nei tornei del Grande Slam aveva vinto tre partite in carriera e non era mai andato oltre il secondo turno. Eppure, su quel Campo 2 poi ribattezzato “il cimitero dei campioni” (a causa del grande numero di sorprese arrivate lì), a vincere fu lui. Dominò i primi due set, poi subì il ritorno di PistolPete fra terzo e quarto, ma nel quinto trovò lo spunto per completare il miracolo, siglato col punteggio di 6-3 6-2 4-6 3-6 6-4. La vittoria della svolta? Nient’affatto. È rimasta la sua ultima in uno Slam. E non è comunque più tornato fra i top-100.
LA FINALE DI CHRIS LEWIS (1983)
Una cavalcata talmente fuori dalla logica che… in molti non la ricordano nemmeno. Perché Chris Lewis, finalista a Wimbledon da numero 91 del mondo, in carriera è riuscito a entrare appena fra i primi 20 del mondo, e delle sue imprese londinesi sono rimaste ben poche tracce. Eppure, nell’edizione 1983 il neozelandese sembrava inarrestabile, come quando otto anni prima si prese il titolo juniores. Significa che sull’erba ci sapeva fare, ma nessuno si sarebbe immaginato di vederlo vincere sei partite, una dopo l’altra, mettendo in fila cinque avversari meglio classificati di lui. Non eliminò dei fenomeni, ma tanti ottimi giocatori sì, crollati uno per uno di fronte a quel tennis aggressivo che lo portò fino alla domenica più ambita, sul Centre Court. La sua sfortuna? Si trovò di fronte un John McEnroe che, dopo il successo di due anni prima, aveva una gran voglia di riprendersi il trofeo dorato. Tanto che non ci fu partita, con un triplice 6-2 che chiuse in maniera amara una delle favole più dolci in quasi 140 anni di storia dei Championships.
IL PRIMO TITOLO DI BORIS BECKER (1985)
Un diciassettenne campione Slam? Oggi sembra impossibile e forse (o probabilmente) lo è, ma non fu così 41 anni fa, in quel 1985 passato alla storia come l’anno del primo successo londinese di Boris Becker. Il tedesco dai capelli biondi, gran servizio e splendido tennis offensivo, non era compreso fra le teste di serie e i favoriti erano altri, eppure mise in fila tre top-10 (Nystrom, Jarryd e Curren in finale) e si prese il titolo, sorprendendo il mondo. Dopotutto, era solo un ragazzino prodigio che da un momento all’altro si trasformò in una star globale. Poi, dopo sarebbero arrivati altri due successi sui prati londinesi, altri tre Slam, il numero uno del mondo, svariati successi e un posto nella leggenda della racchetta. Risultati che hanno contribuito a normalizzare l’impresa del 1985. Che però di normale non ha nulla. Aiutano le statistiche: Becker rimane il più giovane vincitore nella storia dei Championships, nonché il primo ad aver conquistato il titolo senza partire fra le teste di serie.
IL MIRACOLO DI GORAN IVANISEVIC (2001)
Nel 2001, Goran Ivanisevic era considerato un giocatore sul viale del tramonto. Scivolato al numero 125 del mondo, perché da tempo alle prese con ripetuti infortuni, aveva già perso tre finali sui prati dell’All England Club ed era chiaro a tutti che il suo storico sogno di trionfare ai Championships sarebbe rimasto chiuso per sempre nel cassetto. A tutti tranne lui. Si presentò al via dell’edizione 2001 grazie a una wild card, con l’ultima partita vinta in uno Slam datata oltre un anno e mezzo prima, ma gli dei del tennis decisero che quello sarebbe stato il momento per ripagarlo di tutto ciò che aveva dato nella sua carriera. Batté all’esordio lo svedese Jonsson, poi una serie di big: Moya, Roddick, Rusedski, Safin, Henman in una semifinale lunga tre giorni (causa vari stop per pioggia) e Pat Rafter in una finale thriller, giocata al lunedì e vinta per 9-7 al quinto set, col segno della croce prima dell’ultimo servizio vincente. È stato il primo a vincere un torneo del Grande Slam da wild card, e naturalmente anche l’unico.