Chiudi
Tre match combattuti e molto diversi tra loro, l’ultimo contro Shapovalov finito oltre le 2 di notte, hanno messo alla prova Ben Shelton: “Non avrei voluto un cammino più facile. È stato un ottimo modo per iniziare il torneo”. C’è qualche preoccupazione per la spalla, ma l’americano pensa positivo
05 settembre 2026
Non era mai arrivato così tardi in campo. E probabilmente non era neppure la partita che Ben Shelton avrebbe scelto per fare le ore piccole. Ma alla fine, alle 2:07 del mattino, l’americano si è preso comunque quello che cercava: un posto negli ottavi di finale dello US Open. Il numero 8 del seeding ha superato Denis Shapovalov per 7-6 6-7 6-3 6-4 al termine di una sfida durata 3 ore e 22 minuti e cominciata con parecchio ritardo dopo il doppio delle sorelle Williams.
“Non è stato facile – ha detto l’americano in conferenza stampa –, era la prima volta che giocavo così tardi. Ma sono contento di aver vinto”. Una soddisfazione comprensibile, anche perché Shelton ha dovuto costruirsi la qualificazione attraverso una partita tutt’altro che semplice: primo set complesso, secondo ancora di più. “Il primo set è stato duro, mentre servire per il set due volte nel secondo e non riuscire a chiuderlo è semplicemente inaccettabile. Non ero neanche lontanamente al mio meglio. Ma sono riuscito a farcela”.
La svolta della partita è arrivata nel terzo, quando Shelton ha smesso di inseguire il tennis che avrebbe voluto giocare e ha iniziato ad accettare quello che aveva a disposizione. Una differenza sottile ma decisiva. “Penso semplicemente di essermi sistemato. La rabbia mi ha dato un po’ di energia, ma soprattutto ho accettato dove mi trovavo, le cose che avevo e quello che dovevo fare per vincere. Ho cercato di non giocare al di fuori dei miei limiti”.
Nella sua prima settimana a New York, Shelton non ha avuto un percorso semplice, attraversando tre partite diverse ma ugualmente complesse: Tallon Griekspoor al primo turno, Hubert Hurkacz al secondo e Shapovalov al terzo. “No, non avrei voluto un cammino più facile. Credo sia stato un ottimo modo per iniziare il torneo, per la varietà degli avversari. Ho affrontato un mancino, un grande picchiatore, un giocatore di tocco, un enorme servitore, uno che serve cercando gli angoli e usa il serve&volley. Mi sento preparato per quello che mi aspetta”.
Negli ottavi, un test ancora diverso: ci sarà Stefanos Tsitsipas, protagonista di una rinascita che lo ha portato alla seconda settimana dello US Open per la prima volta in carriera. “Penso che stia giocando molto bene. Il suo stile di tennis può essere molto efficace su tutte le superfici. Ha un gioco a tutto campo ed è un grande atleta. Abbiamo giocato una volta, nel mio primo anno nel Tour. Sono davvero contento di avere questa opportunità”.
Resta poi il tema del servizio, una delle armi fondamentali di Shelton ma anche una delle questioni da gestire con attenzione. Anche contro Shapovalov, l’americano ha mostrato qualche segno della precauzione già vista nei giorni scorsi sulla spalla sinistra. Nulla che, però, al momento sembri preoccuparlo. “Mi sento bene. È più che altro una precauzione. In uno Slam devi affrontare qualcosa di diverso ogni giorno, partita dopo partita. I migliori giocatori sono quelli che sanno gestire queste situazioni e trovare il modo di andare avanti. Per me è importante prendermi cura della spalla in maniera preventiva, invece di entrare in modalità panico dopo che è successo qualcosa”.