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Gauff a tutto campo: "Numero 1, servizio e... influencer, ecco cosa penso"

"Certamente - dice Coco - sarebbe bello diventare numero uno, mi interessa, ma sinceramente non è qualcosa a cui penso continuamente e non credo sia qualcosa per cui mi sentirei nervosa. Se succederà, fantastico, altrimenti va bene lo stesso. Sono molto più concentrata sul vincere gli Slam"

04 settembre 2026

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Coco Gauff è sempre più sicura di se stessa. A 22 anni è numero 4 al mondo, vicina alla numero 3 e in fondo non lontana nemmeno dalla numero 1. Soprattutto, Coco adesso vince spesso le battaglie e le partite che contano, anche quando il tennis non risponde come nelle giornate migliori. Contro Paula Badosa, la vicenda si è risolta in due set, evitando di spendere troppe energie.

"Credo sia stata una partita di alto livello, almeno questa è stata la mia sensazione. È stata davvero dura. Paula è una giocatrice con la quale ho già avuto tante battaglie in passato, quindi sapevo che oggi sarebbe stata complicata. Sono semplicemente felice di essere riuscita a superarla".

"Credo sia positivo essere messe alla prova. Quando ho vinto qui nel 2023 mi sembra di essere andata al terzo set praticamente in ogni partita. Quando ho visto il tabellone ho pensato subito che avevo perso diverse volte sia contro Daria sia contro Paula, quindi sapevo che, superato il primo turno, il secondo sarebbe stato difficile in ogni caso. Per me è una bella iniezione di fiducia sapere di poter vincere partite del genere. Ovviamente avrei preferito non affrontare già al secondo turno una giocatrice contro la quale avevo perso così tante volte, ma oggi ho guadagnato molta fiducia. E aver vinto in due set fa comunque una grande differenza: sono stata messa alla prova, ma senza dover rimanere in campo tre ore".

La prima piazza, oltre agli Slam, è ormai un obiettivo possibile. Ma non una ossessione.

"Non ho mai pensato particolarmente a diventare numero uno. Crescendo guardavo giocare Serena e ricordo una fase della sua carriera nella quale era molto chiaro che fosse concentrata soprattutto sugli Slam, senza disputare tantissimi tornei. Essendo cresciuta guardandola, credo di avere sempre avuto quella stessa mentalità. Certamente sarebbe bello diventare numero uno, mi interessa, ma sinceramente non è qualcosa a cui penso continuamente e non credo sia qualcosa per cui mi sentirei nervosa. Se succederà, fantastico, altrimenti va bene lo stesso. Sono molto più concentrata sul vincere gli Slam, perché alla fine di una carriera è soprattutto di quelli che si parla, più che del fatto di aver raggiunto il numero uno. E ovviamente, se vinci gli Slam, anche la classifica arriverà".

Gauff a tutto campo: "Numero 1, servizio e... influencer, ecco cosa penso"

E ancora, sulla lotta al vertice: "Il fatto che quattro giocatrici possano diventare numero uno aggiunge qualcosa al torneo e credo lo renda più interessante per i tifosi. Per quanto mi riguarda, sinceramente non sapevo nemmeno di essere in corsa finché qualcuno non me l'ha detto a Cincinnati, o forse qui, non ricordo. Non sto guardando la classifica. A volte controllo quella live per capire la situazione in vista delle Finals, ma non sto pensando: 'Sono così vicina al numero uno'".

"Ho acquisito molta esperienza giocando questi momenti di pressione e imparando cosa fare e cosa non fare. Naturalmente continuo a imparare, ma adesso mi sento decisamente più a mio agio, soprattutto per quanto riguarda il servizio. Oggi lei mi ha strappato il servizio due volte, una delle quali quando servivo per chiudere la partita, ma non ero troppo arrabbiata. Ho pensato che non avrei potuto servire molto meglio di così. È la parte del mio gioco nella quale adesso sento meno pressione, perché so di poter trovare un grande servizio quando ne ho bisogno. Poi dipende dalla risposta dell'avversaria, e oggi Paula ha risposto molto bene. Anche sul primo match point ho servito a 121 miglia orarie al corpo e lei ha risposto benissimo, trovando anche il nastro".

Ma non sono gli episodi che la condizionano. Segno di maturità. "Adesso riesco a lasciarmi alle spalle più facilmente quello che succede. In passato odiavo perdere partite del genere commettendo doppi falli. Ora non mi trovo più in quella situazione e mi sento molto più rilassata nei momenti importanti, perché so che, se dovessi perdere, avrei comunque fatto tutto il possibile per darmi la migliore opportunità, invece di regalare la partita".

Gauff a tutto campo: "Numero 1, servizio e... influencer, ecco cosa penso"

La differenza principale rispetto al passato è il servizio. "Passare da più di venti doppi falli a partita a cinque o sei è una differenza enorme, considerando che praticamente su ogni prima sto servendo a circa 115 miglia orarie, a meno che non cerchi uno slice o un kick. Credo sia soprattutto questo. Anche il mio diritto è migliorato molto e penso di avere ancora ampi margini per farlo crescere ulteriormente. Sapere di avere ancora un potenziale così alto nelle cose sulle quali voglio lavorare mi dà fiducia anche per il futuro".

A New York c'è un pubblico diverso da tutti gli altri Slam, ma a Coco - americana doc - non dispiace affatto. Pubblico che oggi conta anche sul traino degli influencer, invitati al torneo. "Credo sia fantastico portare nel tennis un pubblico diverso e non ho assolutamente nulla contro gli influencer. Ne ho conosciuti alcuni e ne seguo alcuni on line. Penso però che, come in qualsiasi altro luogo, bisogna rispettare le regole e l'etichetta. A volte è la loro prima partita di tennis e magari sono abituati ad andare alle partite di basket, quindi non conoscono certe cose. Forse anche i brand potrebbero fare qualcosa, mettendo delle indicazioni nelle suite per spiegare come comportarsi. Soprattutto niente fotografie con il flash durante i punti, perché quello disturba davvero. E lo dico io che sono una delle giocatrici più tolleranti: sono pochissime le volte in cui mi sentite lamentarmi per il rumore. Sull'Arthur Ashe c'è sempre molto rumore e sono abituata, ma eviterei di parlare troppo forte o di mimare su TikTok durante un punto. Non soltanto per noi giocatrici, ma anche per l'esperienza di chi sta guardando la partita intorno a loro. Se devo scegliere fra rumore e flash, dico sicuramente niente flash, perché quello può realmente crearci qualche problema".

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Il rapporto coi social di Coco si è evoluto nel tempo. Anche qui si vede la sua maturazione. "Non ho mai pensato di crearmi un account segreto per commentare, perché sarei abbastanza sicura di commettere qualche errore e farmi scoprire. Ho un profilo privato, ma non lo uso per commentare: serve soltanto per pubblicare cose per i miei amici. A volte devo fermarmi prima di rispondere. Anche oggi stavo per commentare qualcuno che diceva che nel tennis bisognerebbe mettere la musica durante le partite. Avrei voluto spiegare che noi utilizziamo anche il suono per seguire la palla, ma poi ho pensato che non avevo voglia di mettermi a spiegare tutto. Quindi sì, ci sono momenti nei quali devo controllarmi prima di rispondere. La maggior parte delle volte tengo la bocca chiusa, ma qualche volta commento".

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