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"A Dubai - dice Alexandra - non è stata una partita facile e non lo sarà nemmeno qui. Ogni incontro, però, ha una storia diversa. Cercherò di prepararmi nel migliore dei modi e di concentrare tutte le mie energie per continuare a migliorare"
04 luglio 2026
Alexandra Eala si gode il successo su Iga Swiatek e il suo primo ottavo di finale a Wimbledon, ma senza perdere di vista l'obiettivo successivo. "Sto ancora cercando di mettere insieme tutti i pensieri. Ci sono tantissime emozioni dopo una battaglia così intensa. Sono davvero orgogliosa di come ho lottato e di essere riuscita a tenere testa a una giocatrice come Iga. Per me è importante festeggiare una vittoria del genere e godermela, ma quando si avvicina la partita successiva il mio corpo lo percepisce. Riesco a ritrovare subito la concentrazione. Credo che anche questa sia un'abilità che si allena".
Per la filippina cresciuta a casa Nadal, giocare sul Centrale di Wimbledon resta qualcosa di speciale. "Wimbledon è sempre stato il mio torneo preferito. Ho sempre amato la sua tradizione, l'eleganza, il bianco obbligatorio, il verde dei prati. È un torneo che porto nel cuore. Giocare sul Centre Court per il secondo anno consecutivo e vivere partite così intense sul palcoscenico più importante del tennis è incredibile. L'anno scorso mi trovavo in una situazione simile e penso di aver imparato molto. Sono scesa in campo con una mentalità migliore".
Viene riportato ad Alexandra che Iga Swiatek ha faticato a rispondere ai suoi servizi più lenti... "Non sono mai stata una delle giocatrici con il servizio più potente, quindi cerco di usarlo nel modo migliore possibile. Penso di avere altri punti di forza e credo anche che il servizio stia migliorando molto. Ogni avversaria è diversa, ma se Iga ha detto questo... allora significa che oggi ho fatto bene il mio lavoro".
La ventenne filippina rivendica anche il valore del lavoro quotidiano, senza sentirsi schiacciata dalle aspettative di un intero Paese. "Per me questo è sempre stato un percorso personale. Siamo io, la mia famiglia e il mio team ad aver messo insieme tutte le ore di lavoro. Siamo noi quelli che passano dodici ore al giorno sui campi, che si alzano presto e tornano a casa tardi. È questa etica del lavoro che mi tiene con i piedi per terra. Se poi riesco a ispirare altre persone, è una conseguenza di tutto questo. Sarebbe un onore essere un punto di riferimento per tante ragazze, ma non voglio che qualcuno dica: 'Voglio essere la prossima Alex Eala'. Vorrei che pensasse: 'Voglio essere la migliore versione di me stessa e costruire la mia strada'".
Nel tie-break del primo set, la chiave è stata la semplicità. "Pensavo solo a un punto alla volta. Se inizi a pensare al punteggio, sul 9-9 o sul 10-9, rischi di crollare. Iga è una giocatrice straordinaria e non sai mai cosa può succedere. Quando vedevo l'occasione, andavo. C'era poco da pensare: era soprattutto istinto".
Adesso l'attenzione si sposta sull'ottavo di finale contro Jasmine Paolini. "È una grande giocatrice e soprattutto una grande combattente. A Dubai non è stata una partita facile e non lo sarà nemmeno qui. Ogni incontro, però, ha una storia diversa. Cercherò di prepararmi nel migliore dei modi e di concentrare tutte le mie energie per continuare a migliorare".
Parlando di erba, emerge anche un particolare della crescita di Alex: "No, quando ero più piccola non avevo mai giocato sull'erba, non è una superficie che si trova dalle mie parti. In realtà, giocavo su un campo da tennis sul quale erano dipinte delle righe da basket...".
Delusa, ovviamente, Iga Swiatek. "È stata una partita dura. Penso che Alexandra - dice la polacca - sia stata più coraggiosa nei momenti importanti. Nel tie-break abbiamo avuto entrambe tante occasioni per chiudere il set prima, e non è andata bene per me. Nel complesso, però, credo di aver giocato meglio rispetto a Bad Homburg. Ora devo semplicemente guardare avanti. Mentalmente è stato più difficile accettare gli errori in risposta sulle sue seconde molto lente. È molto più complicato rispondere a un servizio del genere che a uno normale. So che arriva piano, so esattamente come arriverà, ma il ritmo è completamente diverso da quello a cui sono abituata. Nel secondo set ho avuto la sensazione che servisse sempre più lentamente e per me è diventato sempre più difficile trovare il tempo giusto in risposta. È stata questa la cosa più difficile da accettare".
Arriva dunque un'altra delusione, dopo quella del Roland Garros. Ma le due situazioni sono diverse. "Non credo che questa sconfitta sia paragonabile a quella di Parigi. Lì il problema era soprattutto la pressione, non l'avevo gestita bene. Oggi, invece, volevo essere più calma e costruire di più. Sono contenta di essere rientrata nel tie-break e anche di aver recuperato dopo essere stata sotto di un break nel primo set, perché a Parigi probabilmente avrei lasciato andare il match. Oggi ho lottato fino alla fine, ma lei ha sfruttato meglio le occasioni. Nel tie-break io ho rallentato un po', mentre lei è stata abbastanza coraggiosa da accelerare. A Wimbledon bisogna avere coraggio per vincere questi punti, mentre io non sono riuscita a trovare il giusto equilibrio tra aggressività e solidità e lei è stata migliore nei momenti decisivi. Bisogna continuare a fidarsi del processo. Onestamente non mi importa più dei risultati. Per tanto tempo mi sono concentrata solo su quelli e così non si può andare avanti. Sto cercando di lasciarli andare come vanno. In questo momento non sto ottenendo i risultati che vorrei, quindi non posso nemmeno aspettarmeli. Semplicemente non sono ancora a quel livello. Devo ripartire dalle basi e lavorare per migliorare il mio tennis".