Chiudi
"La situazione - spiega il serbo a proposito di Sinner in semifinale - è diversa rispetto all'Australian Open. Lì avevo giocato una semifinale molto lunga contro Sinner, qui la maratona è arrivata nei quarti e ci ritroveremo in semifinale con Jannik dopo un match durissimo per me. Cambiano la superficie e anche il momento della stagione"
08 luglio 2026
Vincere una maratona è già di per sé qualcosa di speciale. Vincerla a 39 anni, quando il tuo avversario ne ha 25, rende la questione degna del termine impresa. Novak Djokovic impiega 5 ore e 15 minuti per avere la meglio su Felix Auger-Aliassime, prendendosi la semifinale contro Jannik Sinner a Wimbledon.
"Sarebbe stato bello - spiega con un sorriso il serbo, accostato subito a Messi - giocare solo 90 minuti come lui, ma è stato fantastico far parte di una partita così epica, durata più di cinque ore. Non ricordo di aver mai giocato un match così lungo a Wimbledon. Forse la finale con Federer del 2019 si avvicina per durata (furono 4 ore e 55, ndr), ma questa è stata una battaglia incredibilmente equilibrata. Poteva vincere chiunque. Anche Felix ha giocato a un livello altissimo. Nel super tie-break ha abbassato un po' il rendimento e io sono riuscito a sfruttare tutte le occasioni che ho avuto, restando lì fino alla fine e scegliendo i colpi giusti nei momenti decisivi. È bastato quello. Negli ultimi trenta minuti il pubblico era tutto in piedi. Credo che tutti abbiano capito quanto fosse speciale quel momento, anche per il fatto che stavamo lottando contro il 'coprifuoco' (alle 23, ndr). Sono davvero orgoglioso di essere uscito vincitore da una partita così".
La sorpresa, per Nole, si mischia con le ambizioni, sempre alte a prescindere da età e fatica.
"Mi sorprendo ancora di quello che riesco a fare. Da una parte sì, sono sorpreso perché alla mia età riesco ancora a lottare contro giocatori che hanno quindici anni meno di me e a batterli al termine di incontri tiratissimi. Da questo punto di vista è una bellissima sorpresa. Dall'altra parte, però, ho sempre aspettative molto alte nei confronti di me stesso. Sono molto autocritico e molto severo con me, ma allo stesso tempo cerco anche di godermi momenti come questo. Non so cosa porterà il domani. Sono ancora nel torneo e voglio fare almeno un altro passo avanti. Però questa partita, per me, è stata quasi come una finale, ho dato tutto quello che avevo. È stata un'esperienza emozionante sia per noi giocatori sia per il pubblico e per chi ci ha seguito in televisione. Sono felice di aver preso parte a un'altra partita destinata a rimanere nella storia".
Ora c'è il test Sinner, il test più duro. Anche se il precedente dell'Australia potrebbe incoraggiare Nole. "Intanto spero di recuperare bene, visto che avrò un giorno extra di riposo. Poi con Sinner vedremo. Finire sempre tardi? Non è quello il punto, è che mi pare di aver giocato più indoor che outdoor in questo torneo (il serbo si era lamentato anche in campo, della chiusura anticipata del tetto, ndr).
"La situazione è diversa rispetto all'Australian Open. Lì avevo giocato una semifinale molto lunga contro Sinner, qui la maratona è arrivata nei quarti e ci ritroveremo in semifinale con Jannik dopo un match durissimo per me. Cambiano la superficie e anche il momento della stagione. In Australia arrivavo dopo diversi mesi di preparazione e mi sentivo molto più fresco. Adesso è tutto diverso, ma mi resta un'altra grande cavalcata in uno Slam, ed è questo che conta di più. Continuo a voler dimostrare a me stesso e agli altri di poter ancora competere con i migliori giocatori del mondo e di poterli battere sul palcoscenico più importante. Ci sono riuscito in Australia, ci sono riuscito anche qui. Spero di riuscirci ancora per qualche altra partita a Londra...". In fondo, ne basterebbero due.