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Coach Dubrov: “Il segreto di Sabalenka? E’ innamorata di New York”

I tre allenatori della 28enne di Minsk hanno parlato della loro giocatrice alla vigilia della finale dello US Open contro Rybakina dove Aryna punta al tris

| 12 settembre 2026

Il team Sabalenka in tribuna: Anton Dubrov, Jason Stacy e Max Mirnyi oltre a Georgios Frangulis, fidanzato di Aryna (foto USTA)

Il team Sabalenka in tribuna: Anton Dubrov, Jason Stacy e Max Mirnyi oltre a Georgios Frangulis, fidanzato di Aryna (foto USTA)

L'importanza di uun team vincente. Insieme in conferenza stampa, i tre allenatori di Aryna Sabalenka - Anton Dubrov, Jason Stacy e Max Mirnyi - hanno sottolineato quanto la bielorussa, che punta alla tripletta allo US Open, si senta a proprio agio a Flushing Meadows. “Direi che Aryna è chiaramente molto più matura - ha detto coach Dubrov -. Proprio come è maturata sul campo, è maturata molto anche fuori dal campo. È quindi consapevole di molte cose. All’inizio della sua carriera pensava che ciò che viveva o il modo in cui si comportava sul campo definissero la sua persona. Ora invece fa una distinzione: ‘Ok, c’è una vita al di fuori del campo’. Ha il suo carattere, che porta in campo e usa come arma. Ma allo stesso tempo, questo non significa che se qualcosa non va bene nel suo tennis, tutta la sua vita crolli. Questo rende molte cose più facili nel lavorare con lei. Per quanto riguarda il suo successo qui, è perché è innamorata di New York, immagino. E la prima cosa ovvia è che i campi in cemento si adattano meglio al suo gioco in generale, al suo stile. È la sua quarta finale qui, ed è lo stesso all’Australian Open, con quattro finali”.

Aryna Sabalenka con coach Anton Dybrov (foto Getty Images)

Aryna Sabalenka con coach Anton Dybrov (foto Getty Images)

Quello di New York sarà il 18esimo confronto tra Aryna ed Elena (bilancio 10 a 7 per Sabalenka): “Tutto si riduce al fatto che abbiamo a che fare con le due migliori giocatrici degli ultimi anni nel circuito femminile - ha sottolineato Mirnyi, consulente del team -. I loro risultati, le loro classifiche e i loro titoli parlano da soli. Il solo fatto di trovarsi una da una parte e l’altra della rete fa emergere il meglio da ciascuna di loro. Per noi c’è meno da intervenire perché sono entrambe abbastanza forti da adattarsi: indipendentemente da ciò che dicono gli allenatori troveranno la soluzione. Per quanto riguarda Aryna, si vede che sta migliorando man mano che il torneo procede. Si sta integrando davvero molto bene a New York. Si adatta perfettamente a questo ambiente. Le piace questo ruolo da protagonista sotto i riflettori, apprezza la pressione delle sessioni serali e si trova a suo agio in questa situazione. È per questo che ci riesce così spesso. Speriamo che le rimanga ancora un’ultima battaglia da combattere. Se ci sarà anche solo la minima regolazione da fare o da modificare durante la partita, saremo lì per lei e la spingeremo fino in fondo”.

Per tanti campioni la pressione è un privilegio, almeno a parole: “Adottiamo sempre un approccio in cui la persona viene prima di tutto - ha aggiunto Stacy, preparatore atletico -. Ciò che facciamo fuori dal campo e il modo in cui gestiamo le cose si riflette sul campo. Ci sono quindi momenti chiave durante le partite. La cosa più importante per quanto riguarda la sua capacità di gestire la pressione è la sua consapevolezza che questa fa parte del gioco. Che può davvero usarla come carburante. E più capisce chi è e allinea tutte le sue azioni di conseguenza, più si nutre di quella pressione. Ora sa che l’unico modo per superare quei momenti, perché ci saranno sempre, è affrontarli. Quando sei circondata dalle persone giuste, sai che ce la farai”.

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