"Lui è un'ispirazione per me - spiega Alcaraz parlando di Nole - come per ogni sportivo. Il modo in cui spinge il proprio fisico e la propria mente al limite è un esempio. Contro tutta quella gente che diceva che non avrebbe mai più giocato una finale Slam, o che non avrebbe più battuto Sinner o me"
01 febbraio 2026
Il Career Grand Slam era nell'aria ed è arrivato, al termine di un torneo straordinario, anche se non senza rischi. "Ogni volta che vengo in Australia - spiega Carlos Alcaraz alla stampa - cerco di farmi trovare preparato al meglio, ma negli anni scorsi non era andata molto bene. Questo obiettivo del Career Slam mi girava in testa, averlo ottenuto è qualcosa di grandioso".
Inevitabile che, per lo step ulteriore, si punti ai 4 Major nello stesso anno solare: "Una sfida enorme - sottolinea Carlos - anche solo a parlarne. Preferisco prendere un torneo alla volta: il prossimo sarà Parigi, dove so di potermi esprimere bene. Non voglio mettermi nella posizione di avere troppa pressione per vincere, cercherò solo di recuperare e farmi trovare pronto".
Tornando al match con Nole a Melbourne: "Nel primo set non credo di aver giocato male, ma ho avuto di fronte un grande Djokovic, molto ispirato. Dal secondo, lui ha sbagliato qualcosa e io ne ho approfittato. Questo mi ha dato la tranquillità e la calma per recuperare. Ho anche aggiustato qualcosa tatticamente e i cambiamenti hanno funzionato".
Si parla, inevitabilmente, anche di un avvicinamento al primo Major non esattamente sereno: "La gente ha parlato molto di me, se sarei arrivato pronto o meno. Io mi sono allenato come sempre, molto affamato e molto deciso. Per questo, aver vinto il titolo senza ascoltare le critiche significa tutto per me. Un sogno che si avvera. Non ho pensato all'addio a Ferrero, o a dimostrare qualcosa. Sono solo contento che le persone si siano sbagliate a giudicare in un certo modo".
Novak e Carlos si sono scambiati parole di elogio, al termine del confronto: "Come ho sempre detto - spiega l'iberico - lui è un'ispirazione per me come per ogni sportivo. Il modo in cui spinge il proprio fisico e la propria mente al limite è un esempio. Contro tutta quella gente che diceva che non avrebbe mai più giocato una finale Slam, o che non avrebbe più battuto Sinner o me. Se continuerà così farà un'altra grande stagione: potrà vincere dei 1000 e perché no anche tornare nelle finali degli Slam".
Trovare motivazioni dopo che si è vinto tutto non è sempre scontato, ma a 22 anni la fame è ancora tanta: "Odio perdere (ride, ndr) ed è questa la mia vera motivazione. Poi restano alcuni Masters 1000 che non ho ancora vinto, e le Finals o la Davis. Vincere per il proprio Paese è sempre un traguardo straordinario".
Ma Carlos, così giovane, si rende davvero conto di quello che sta combinando? "Ci provo, ci provo. E il tennis mi sembra meraviglioso, anche se ogni settimana costringe a ripartire da capo. Questa è la cosa meno bella: spesso non si ha il tempo di apprezzare un risultato, perché bisogna essere già in pista per preparare il prossimo torneo. La cosa che ho imparato nell'ultimo periodo è apprezzare ogni secondo della vita nel Tour: non solo quando alzi un trofeo, ma quando ti alleni, soffri, perdi, qualsiasi cosa. Ogni trofeo che vinco, poi, è un onore. So che sto contribuendo a scrivere la storia".
Nuovi tattoo in arrivo? "Devo ancora scegliere con precisione, ma sarà un piccolo canguro su una gamba, non so ancora se la destra o la sinistra. Sarà vicino a quelli per Wimbledon e Roland Garros...".

La festa di Carlos per il Career Grand Slam