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"La competizione - spiega lo spagnolo - è un mondo completamente diverso rispetto agli allenamenti. Però mi sono allenato normalmente, colpendo il diritto con grande libertà e senza pensare al polso, né durante gli allenamenti, né durante le partite"
03 settembre 2026
Non tutto può andare liscio, quando rientri in uno Slam dopo mesi di assenza dal circuito per infortunio. Carlos Alcaraz, dopo il successo in tre set su Roman Safiullin, trova le prime difficoltà del torneo contro Jaime Faria, perde un set (il primo) ma ne esce comunque da dominatore.
"Avrei voluto chiudere più velocemente, a dire la verità, non voglio mentire. Però alla fine - spiega lo spagnolo - mi sono reso conto che giocare quattro set è stato davvero positivo per me, per mettermi alla prova dal punto di vista fisico, capire come sta il mio corpo e vedere come mi sentirò domani dopo una partita del genere. Sono contento di essere riuscito a giocare un buon tennis durante i quattro set, anche se, essendo il secondo match della sessione serale, avrei preferito finire prima".
"La competizione è un mondo completamente diverso rispetto agli allenamenti. Però mi sono allenato normalmente, colpendo il diritto con grande libertà e senza pensare al polso, né durante gli allenamenti, né durante le partite. So che quando entro in campo devo semplicemente andare sui colpi, sentirmi normale e colpire come facevo prima dell'infortunio, poi vedremo cosa succederà. In questo momento mi sento molto bene. Non c'è alcun motivo per avere paura o per non colpire normalmente".
C'è spazio anche per una domanda sull'outfit, decisamente fuori dagli schemi. "All'inizio avrei dovuto giocare con il completo che avevo indossato nel doppio misto, quello doveva essere il mio primo kit per questo US Open. Poi è arrivata la collaborazione con Travis (Scott, ndr) e non potevo dire di no. È davvero molto bello e devo ringraziare Travis e il suo team, hanno fatto un grande lavoro. Per me è stato un privilegio e una bella esperienza lavorare con loro, quindi sono molto felice di poter indossare questo completo durante le partite e quando entro in campo. Per quanto riguarda le canotte, dipende dai posti: quando fa molto caldo e c'è tanta umidità preferisco giocare così, perché credo sia molto meglio. Qui a New York, soprattutto fra agosto e settembre, è davvero una buona soluzione".
Le condizioni a New York cambiano molto, come altrove, a seconda del momento della giornata. "La sessione serale è un mondo completamente diverso rispetto a quella diurna. La palla diventa più grande ed è più difficile muoverla. Ho avuto una palla break e non l'ho sfruttata, poi ho cercato di giocare punti troppo brevi e per me è stato un errore. Dovevo avere pazienza, giocare scambi più lunghi, di tre, quattro o cinque colpi, e soltanto dopo cercare di chiudere. Invece provavo a costruire il punto fin dai primi colpi e non ci riuscivo. Credo sia per questo che lui ha ottenuto il break e ha vinto il primo set".
"Dopo quel parziale ho capito cosa dovevo fare. Avevo bisogno di essere più paziente e di costruire maggiormente i punti fin dall'inizio. Sono riuscito a ottenere un break molto presto e questo mi ha aiutato tanto, perché mi ha permesso di giocare con maggiore tranquillità e di pensare in maniera più lucida a tutto quello che dovevo fare. Direi che quello è stato il momento nel quale la partita è cambiata".
Anche quando non è in campo, Carlitos non disdegna di dare un'occhiata ai colleghi. Magari dal letto. "Ho guardato le partite che sono finite tardi, ma ovviamente non sono arrivato fino alla fine. Ho bisogno di riposare. Però è una bella sensazione guardarle quando sono a letto e ho già finito tutto quello che dovevo fare. Poi magari non riesco a vedere la conclusione e al mattino mi sveglio e controllo quale sia stato il risultato. Ne ho parlato anche con il mio team: è bello tornare dalla cena e trovare ancora qualche partita in corso, poi rilassarsi in camera e guardare gli altri giocare".
Il tema principale, però, è sempre lo stesso: quello stop per infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi più a lungo del previsto. "Mi sono fermato più a lungo di quanto avrei voluto, a dire la verità. Vedendo quanto è fitto il calendario, ovviamente non avrei mai voluto avere una pausa del genere a causa di un infortunio. Però in futuro prenderò delle pause, anche piuttosto lunghe. Magari non quattro mesi, ma un mese o due, saltando alcuni tornei, perché è impossibile giocarli tutti".
"Credo che stiano aggiungendo sempre più tornei importanti e, in un certo senso, ci spingano a giocare. Certo, puoi dire di no, puoi saltarne uno o due e puoi decidere il tuo calendario, ma ci sono i Masters 1000, gli Slam e finiamo per giocare per quaranta settimane (in realtà sarebbero 25, incluse le eventuali Nitto ATP Finals, ndr) se dobbiamo disputare tutti i tornei obbligatori richiesti dall'ATP. È impossibile. Stiamo vedendo tanti giocatori infortunarsi e tanti altri arrivare stanchi. Se non verrà fatto qualcosa, in futuro ne vedremo ancora di più. Per me questa pausa dovuta all'infortunio non è stata positiva, ma quello che posso dire è che in futuro mi prenderò sicuramente dei periodi di pausa e salterò alcuni tornei".