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Ex top-10 da juniores nel tennis, poi radiato dall’ITIA per match-fixing, oggi il 27enne egiziano è il miglior giocatore africano di padel. La pala gli ha restituito speranze, prospettive, obiettivi da giocatore e non solo. Ora è fermo per infortunio, ma presto rilancerà la scalata verso i top-100
di Marco Caldara | 14 aprile 2026
Il grande padel è tornato in Egitto, nella sua casa africana all’ombra delle Piramidi di Giza, storica meta del circuito Premier Padel sin dalla stagione inaugurale datata 2022. Presto l’evento perderà lo scettro di unico torneo del Continente, in virtù dell’arrivo di un nuovo P2 a Pretoria a cavallo fra luglio e agosto, ma rimarrà di certo il più significativo e prezioso per la crescita del padel in Africa. Infatti, è anche grazie al suo torneo prediletto che l’Egitto è di gran lunga la nazione africana dove il padel è più sviluppato, per numero di campi, tornei internazionali e anche di giocatori che provano a farsi strada fra i “pro”.
Eppure, stavolta a Newgiza manca Youssef Hossam: il migliore di tutti, nonché l’unico capace di vincere qualche partita nel circuito maggiore, lo scorso anno coi quarti a Gijon e gli ottavi a Cancun, nei due tornei disertati da tutti i big o quasi. Un’assenza pesante per il diretto interessato, come per l’intero movimento locale, dovuta alla necessità di andare sotto i ferri per un problema cronico all’anca. “Non ne potevo più di competere senza potermi esprimere al massimo – ha scritto Hossam sui social lo scorso 24 febbraio –, così ho optato per un’operazione, in modo da poter tornare al cento per cento”.
Lo stop gli è costato momentaneamente lo scettro di primo giocatore africano nella classifica mondiale FIP, perché proprio questa settimana ha smarrito una decina di posizioni scendendo al numero 210, così il connazionale Wagdy Raslan l’ha superato di tre posti. Ma di dubbi sul migliore del continente ce ne sono pochi, e non solo per il best ranking di numero 132, ma anche per i ben sette titoli FIP vinti in carriera, i primi sei alla sinistra dell’argentino Julian Lacamoire, l’ultimo nel novembre scorso col portoghese Pedro Araujo, fratello della top-10 Sofia.
Nella storia di Hossam il padel ha un forte sapore di riscatto, dopo le delusioni con la racchetta da tennis. Perché Youssef vanta un passato molto brillante, da top-10 della classifica mondiale under 18 (è stato numero 8), con partecipazione a tutti i tornei juniores del Grande Slam e anche qualche vittoria su giocatori poi capaci di arrivare fra i primi 100 del mondo. Lui, invece, non è mai andato oltre 9 titoli a livello ITF, riuscendo a entrare appena nei primi 300, ben distante dai sogni costruiti da ragazzino. Così, fra una difficoltà e l’altra, anche a livello economico, è scivolato – ahilui – nella trappola del match fixing, cedendo alla tentazione di soldi facili in cambio di qualche aggiustatina agli incontri, suoi e non solo.
Digitando il suo nome su Google, la sentenza dell’International Tennis Integrity Agency, datata 4 maggio 2020, compare fra le prime voci. Si legge di 21 violazioni complessive del programma anticorruzione, relative al periodo 2015-2019, fra match-fixing, istigazione ad altri giocatori a non dare il massimo, mancate segnalazioni di tentativi di corruzione e mancata collaborazione con le indagini. Risultato? Scontato: radiazione. Così, a 23 anni si è trovato senza più la possibilità di fare ciò che sapeva fare meglio, ossia giocare a tennis, con una vita davanti da ricostruire completamente. Prima ha provato con la boxe, poi a dare lezioni di tennis, ma niente sembrava restituirgli gli stimoli di cui aveva bisogno. Fino a quando ha scoperto il padel, grazie ai due campi realizzati nel tennis club dove lavorava come maestro.
In un colpo solo, la pala gli ha ridato competitività, obiettivi, una vita che gli piacesse. Si è messo a giocare, sempre di più e sempre meglio; ha raggiunto la nazionale, i Mondiali, il circuito internazionale, le prime vittorie nel Cupra FIP Tour. Oggi la sospensione dal tennis è solo un lontano e brutto ricordo, un incidente di percorso che gli ha insegnato molto e fatto cambiare prospettiva. E racchetta. Hossam ha fondato proprio a Giza la Vipa Academy, prima accademia del Paese a utilizzare il metodo d’insegnamento di Gustavo Pratto, storico coach-mentore di Arturo Coello (e non solo), ma prima di pensare al futuro ha ancora grandi ambizioni nel presente, da giocatore. Presto tornerà a inseguire con la pala quell’obiettivo top-100 che ha mancato con la racchetta: a nemmeno 28 anni ha ancora tutto il tempo che desidera.