Per una volta, con la novità dello Star Point che ridurrà a 11 il numero massimo di punti in un game, è il padel professionistico a prendere spunto da quello amatoriale, nel quale una situazione simile è molto in voga. La scelta di applicare il punto secco sulla terza parità darà alla novità un impatto non troppo invasivo: giusto così
di Marco Caldara | 22 dicembre 2025
Nell’eterno dibattito in salsa padel fra vantaggi e punto secco sul 40-40, alla fine hanno prevalso… entrambe le soluzioni. O meglio, una a metà fra le due ma che di fatto le comprende entrambe, ossia il cosiddetto “Star Point” che farà presto il suo ingresso nel circuito mondiale. In sostanza, all’interno di qualsiasi game della partita (ovviamente tie-break esclusi), sulle prime due situazioni di 40-40 verranno utilizzati i vantaggi, ma in caso di terzo 40-40 l’undicesimo punto del game diventerà “secco”, con la coppia in ribattuta che potrà decidere da quale lato del campo rispondere.
Va precisato che le altre due opzioni rimangono a tutti gli effetti nel regolamento FIP, ergo potranno comunque essere eventualmente utilizzate in altre competizioni ufficiali, ma dal 2026 sarà Star Point sia nel circuito Premier Padel sia nel Cupra FIP Tour. Un passaggio non banale, perché elimina la differenza che era presente fra i principali tornei del mondo (che si giocavano coi vantaggi) e quelli del Cupra FIP Tour che invece avevano sempre conservato il vecchio “punto de oro” introdotto nel 2020 dall’allora circuito di riferimento World Padel Tour. Visto che i due circuiti sono governati dalla stessa federazione, e in parte frequentati anche dagli stessi giocatori, è giusto che a coincidere siano anche le regole.
Dai primi due tornei FIP del 2026, entrambi a Melbourne in Australia, il numero massimo di punti giocabili in un singolo game sarà di 11: potrebbero allungarsi leggermente gli incontri del Cupra FIP Tour, ma di certo si ridurrà la durata delle sfide targate Premier Padel, per la felicità dei giocatori ma anche dei broadcaster, ai quali – per questioni di palinsesti – non dispiacerà il fatto che sia stato messo un tetto massimo di punti all’interno di ciascun gioco.
Vien da dire che, per una volta, il mondo dei professionisti ha preso spunto da quello degli amatori e non viceversa. Infatti, la soluzione ibrida che prevede sia i vantaggi sia il punto secco all’interno del medesimo game, per molti non è una novità in quanto in tante zone d’Italia capita già da tempo – anche nelle partitelle fra amici – di giocare così. Generalmente, il punto secco viene proposto alla seconda parità mentre fra i “pro” avverrà alla terza, ma il discorso resta in piedi e per certi versi fa onore a chi ha avanzato la proposta, capace di prendere spunto da ciò che funziona, anche se questo significa dover per certi versi avvicinare il circuito mondiale al mondo degli amatori.
La scelta di applicare il punto secco sulla terza parità (e non sulla seconda) darà alla novità un impatto non troppo invasivo, in quanto dopotutto non sono così tanti i giochi che si protraggono oltre il decimo punto. Nella maggioranza dei game, dunque, non cambierà nulla, motivo per il quale la norma svolgerà esattamente il compito per il quale è stata pensata, ossia quello di prevenire solo e soltanto potenziali game infiniti, senza stravolgere dinamiche di gioco e andamento degli incontri.
Entrando nel merito della novità, che può apparire come cervellotica ma è molto semplice, garantisce maggiore tutela alla coppia al servizio rispetto a quanto avverrebbe col killer point, da molti non amato proprio perché tende a togliere un vantaggio a chi serve, livellando gli equilibri. Allo stesso tempo, il compito della coppia in risposta può essere comunque un tantino più semplice rispetto a quanto avviene con la formula tradizionale, perché in un paio di situazioni (l’eventuale secondo A-40 del game, oppure il terzo 40-40) il numero di punti da incamerare per aggiudicarsi il gioco è minore di uno rispetto a prima.