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Padel

Un nuovo Lebron all’orizzonte? Da Riyadh segnali di rinascita

Dopo due stagioni segnate da tensioni e cambi di partner, Juan Lebron ha mostrato in Arabia Saudita una versione più equilibrata, propositiva e meno isterica, accompagnando alla grande il partner Leo Augsburger. Forse, anche il Lobo ha capito che fare squadra sul serio è l’unico modo per avere chance contro i Big Four

21 febbraio 2026

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E se fossimo – finalmente – di fronte a una nuova versione di Juan Lebron? A 31 anni, la coppia nata da poco con Leo Augsburger può rappresentare una delle ultime vere occasioni (l'ultima?) della carriera del Lobo per poter tornare protagonista assoluto e per poter insidiare Tapia-Coello e Chingotto-Galan. A due anni dalla separazione con Ale Galan e dalla fine di una coppia che ha scritto una storia del padel, se il madrileno continua a essere protagonista non si può dire lo stesso dell'andaluso, che ha cambiato parecchi compagni in 24 mesi, facendosi notare molto più per le sue sbroccate in campo che per i suoi colpi vincenti.

La coppia con Stupaczuk ha logorato l'argentino, spesso messo sotto accusa in campo da Juan. Più volte è parso di vedere un Lebron sul viale del tramonto, totalmente isterico, estremamente nervoso, facilmente condizionabile a livello emotivo e ormai sempre più lontano dal suo prime. Ma, dopo il torneo di Riyadh che ha inaugurato la stagione 2026, nel quale Lebron e Augsburger sono arrivati in semifinale perdendo in tre set e più di due ore una battaglia tanto bella quanto intensa contro Tapia e Coello, è lecito pensare – e sperare – che le cose possano cambiare.

Un nuovo Lebron all’orizzonte? Da Riyadh segnali di rinascita

Nel corso della semifinale contro i più forti, Juan è parso trasformato. Niente brutte facce agli errori del compagno (e ce ne sono stati), nessun rimprovero, nessuna crisi nervosa e un atteggiamento sempre propositivo. È vero, è solo il primo torneo dell’anno, peraltro giocato in condizioni favorevoli per il padel tutto vincenti del bombardero argentino, ma Lebron è sembrato sereno e centrato, tranquillo, determinato a pensare al gioco e a nient’altro. In sostanza, tutto quello che nel corso degli ultimi anni si era visto davvero di rado.

Sarà la volontà di cambiare qualcosa, sarà coach Silingo che sa toccare le corde giuste, sarà la certezza di avere a fianco un giocatore di assoluta qualità, sarà altro. Ma funziona e i risultati ne sono la prova: 6-1 6-2 ad Alvaro e Pedro Melendez, 6-1 7-6 a Chozas e Libaak (peraltro ex compagno di Augsburger), 6-2 7-5 a Valenzuela e Martinez, prima di giocare una spettacolare semifinale persa 6-7 7-6 4-6 contro i Golden Boys, messi in enorme difficoltà. A livello di risultati non è successo nulla di straordinario, perché la coppia numero 4 del mondo è arrivata fino alla semifinale e ha perso con la coppia 1, come da copione fin troppo noto agli appassionati. Ma non ci sono solo i risultati e, se si riesce ad andare oltre, la nuova attitudine di Lebron potrebbe aprire scenari interessanti. Per lui in primis.

Per la prima volta in tanto tempo non ci sono state sceneggiate, prese di posizione contro l'arbitro, urla verso il compagno o verso il suo angolo, proteste per review Var. Nulla di tutto questo: Lebron è tornato a essere un professionista concentrato soltanto sul punto da conquistare per battere l'avversario. È presto per giudicare, ma non è tardi per sperare. Anche perché, se c’è un giocatore che, col suo talento e un compagno fortissimo al proprio fianco, può colmare il gap con i primi 4 del mondo, quello è Juan Lebron.

Un nuovo Lebron all’orizzonte? Da Riyadh segnali di rinascita

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