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Dopo il successo colto a luglio in Indonesia, la parmense vince in Thailandia il suo secondo titolo FIP, a fianco della russa Angelina Neizvestnaya. La top-100 si avvicina. Finali amare per Di Bari sempre a Phuket, Minelli in Marocco, Cassetta e Rosi in Portogallo
Marco Caldara | 14 settembre 2026
L’Asia? È come casa. Perché da qualche tempo l’azzurra Elsa Terranova partecipa alla gran parte dei tornei FIP organizzati nel continente asiatico, e spesso e volentieri riesce a lasciare il segno. Dopo il successo di luglio a Jakarta e la successiva finale a Banten, sempre in Indonesia, stavolta la parmense classe 1999 ha firmato il colpaccio a Phuket, in Thailandia, prendendosi il secondo titolo FIP in carriera, sempre di categoria Bronze e sempre a fianco della russa Angelina Neizvestnaya.
La loro curiosa unione, nata quasi per caso, continua a funzionare a meraviglia: si trovano bene in campo e fuori, vincono e continuano ad alzare il livello, come dimostrato al Warehaus Club, dove il tabellone le indicava come terza coppia favorita, ma il titolo se lo sono prese loro battendo prima le numero 1 e poi le numero 2 del seeding. Dopo i due comodi successi ottenuti per raggiungere la semifinale, Terranova e Neizvestnaya hanno prima battuto in rimonta le olandesi Janine Hemmes e Bo Luttikhuis (3-6 6-4 6-3), e poi hanno vinto con un doppio 7-5 la finale contro le spagnole Jimena Diaz de la Iglesia e Alba Vazquez Gracia.
Per la Terranova è il secondo titolo internazionale in carriera, sempre a fianco della compagna russa, insieme alla quale ha giocato anche altre due finali. Gli vale il best ranking al numero 113 della classifica, a un centinaio di punti dalla top-100. Non sono pochi, ma neanche troppi per una giocatrice che da luglio in avanti ha cambiato marcia. Il rendimento è già da top-100 e lo dimostra anche la posizione numero 98 nella classifica Race: il passo è quello giusto, ora non resta che mantenerlo fino a fine stagione.
Oltre al titolo femminile, a Phuket l’Italia è andata molto vicino anche a quello maschile, con quel Mattia Di Bari che a sua volta va alla grande in Asia. Il romagnolo classe 2007, che da qualche tempo ha spostato in Qatar la base per gli allenamenti, aveva vinto a giugno in Giappone il primo titolo FIP e ha sfiorato il secondo in Thailandia, a fianco dello spagnolo Andres Calzada Felici. I due sono giunti in finale grazie a quattro convincenti successi, e contro gli spagnoli Lopez/Vazquez hanno anche vinto il primo set al tie-break. Ma non è bastato per scoraggiare i rivali, che hanno rimontato e chiuso per 6-7 6-3 6-3.
Stop in finale anche per altri due azzurri in Portogallo, nel FIP Silver del Lisboa Racket Center di Cristiano Ronaldo. Marco Cassetta è arrivato a giocarsi il titolo a fianco dell’italo-argentino Fabian Oviedo, ma nel duello decisivo i due sono stati costretti ad arrendersi in tre set ai padroni di casa Araujo/Graca, a segno per 6-3 6-7 6-2. Stessa sorte per Giorgia Rosi e la spagnola Paula Ferran, rimontate e battute in finale da Cristina Carrascosa e Marisol Fernandez, subito capaci di prendersi un altro titolo dopo quello vinto sette giorni prima a Sassuolo (2-6 6-2 6-2).
Finale amara anche per un’altra giovane del nostro movimento, la perugina Matilde Minelli, arrivata a giocarsi il titolo nell’appuntamento di categoria Bronze di Casablanca, in Marocco. Sui campi dell’Arena Villa Verte l’azzurrina, fresca di scudetto nazionale under 18, è giunta in finale a fianco dell’argentina Maria Laura Ferreyra, ma è stata costretta ad arrendersi in due set alla spagnola Eugenia Guimet e alla numero uno britannica Aimee Gibson, passate per 6-4 6-2.
Dalla settimana del Cupra FIP Tour, carica di appuntamenti, l’Italia si è portata a casa un paio di preziosi piazzamenti in semifinale. Sono giunti dal FIP Gold di Bucarest, in Romania, grazie a due coppie interamente azzurre: fra gli uomini ce l’hanno fatta Giulio Graziotti e Simone Iacovino, che raccolgono 50 punti molto preziosi; fra le donne Clarissa Aima e Carlotta Casali.