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Padel

Tapia, il paradosso del talento: si annoia perché è troppo forte?

Secondo Sanyo Gutierrez, ex partner di Agustin Tapia, l’attuale numero uno del mondo è talmente forte che spesso in campo tende a perdere la concentrazione. Per uno col suo talento, il rischio di annoiarsi è concreto e trovare nuovi stimoli può risultare complesso

di | 07 aprile 2026

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Agustin Tapia (destra) e il suo ex partner Sanyo Gutierrez

Quando Sanyo Gutierrez parla, il mondo del padel ascolta. Per la credibilità che si è costruito da giocatore, arrivando a guidare la classifica mondiale, ma anche perché ha una conoscenza enorme della disciplina, la capacità di analizzare il padel e le sue dinamiche tattiche, sportive e umane. E soprattutto perché dice sempre ciò che pensa, senza badare troppo a interessi di qualsivoglia genere. Una delle sue ultime uscite riguarda il numero uno del mondo Agustin Tapia, suo connazionale, compagno di titoli mondiali ed ex partner fisso in campo, fra 2021 e 2022, con sei titoli vinti fianco a fianco nel vecchio circuito World Padel Tour.

Sanyo è stato l’ultima spalla del Mozart di Catamarca prima del suo passaggio con Arturo Coello, dunque prima che iniziasse un dominio senza confini. Pertanto lo conosce meglio di tanti altri, l’ha aiutato a crescere, l’ha visto trasformarsi da apprendista fenomeno a campionissimo della pala. “Agustin – ha detto il “Mago” in una chiacchierata con l’ex pro Seba Nerone – è un ragazzo che, almeno quando giocava insieme a me, aveva la tendenza a distrarsi. Dal mio punto di vista ha così tanto talento che talvolta si annoia, quindi ha bisogno di qualche stimolo in più”.

Negli sport di racchetta è una storia vecchia: avere troppe soluzioni tecnico-tattiche può diventare controproducente, quasi un limite, perché si tende a fare confusione al momento di scegliere quale utilizzare. Ma il caso di Tapia eleva il discorso: sintetizzando le parole di Sanyo, il numero uno è talmente superiore agli altri che spesso, durante gli incontri, finisce per annoiarsi.

Tapia, il paradosso del talento: si annoia perché è troppo forte?

Forse è ciò che sta succedendo in questo avvio di stagione, nel quale il duo Tapia-Coello è parso un tantino più vulnerabile rispetto al passato. Contro gli storici avversari Galan e Chingotto hanno già perso due volte (su tre), e in tanti altri match non sono parsi irresistibili. Eppure li hanno vinti ugualmente, per manifesta superiorità, riuscendo nel momento del bisogno ad alzare il livello a sufficienza per fare la differenza. Non ce la fanno – a volte – soltanto contro Galan e Chingotto, ma le loro “colpe” si uniscono ai meriti dei rivali.

Inoltre, sempre parlando di Tapia, Sanyo ha sottolineato anche le difficoltà di chi, stando al vertice, è sostanzialmente abituato a vincere sempre, a tal punto da perdere quasi l’appetito. Succede: vincere piace a tutti, ma quando la vittoria diventa scontata la vera sfida è saper trovare nuovi stimoli. “Non è facile – ha spiegato ancora l’ex numero uno del ranking mondiale – mantenere sempre intatta l’ambizione, così come quell’intensità mentale necessaria per eccellere torneo dopo torneo. Quando il talento naturale è così travolgente, trovare le motivazioni diventa ancora più complicato”.

Per assurdo, proprio la crescita di Galan e Chingotto potrebbe diventare il miglior stimolo per Tapia: dovesse sul serio perdere la testa della classifica, allora avrebbe un obiettivo concreto da inseguire. Oppure farebbe bene – a lui come a tutto il movimento – l’arrivo di almeno una terza coppia capace di lottare costantemente per i titoli. Altrimenti, ad Agustin macinare record non basta più, anche perché ce la sta facendo pur senza doversi sempre applicare al cento per cento.

Tapia, il paradosso del talento: si annoia perché è troppo forte?

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