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Domenica il P1 di Madrid celebrerà Alejandra Salazar, all’ultimo torneo nella propria città, ma la leggenda spagnola non ha ancora intenzione di fermarsi. Le restano ancora due grandi obiettivi per il 2026: le Finals di Barcellona e il Mondiale con la Spagna, da vincere per l’ottava volta
Marco Caldara | 01 settembre 2026
Ci sono carriere che finiscono con un ultimo trofeo, altre con una partita memorabile. E poi ci sono quelle che, ancora prima del sipario vero e proprio, meritano già una passerella. Per Alejandra Salazar sarà a Madrid: la città dove è nata, cresciuta e diventata una delle più grandi giocatrici della storia del padel, oppure semplicemente “la migliore”, come è stata definita nel comunicato diffuso da Premier Padel, che domenica, fra la finale femminile e quella maschile alla Movistar Arena, le dedicherà una cerimonia d’addio.
Quello a fianco di Aranzazu Osoro (debutto mercoledì contro Manquillo/Martinez, possibile quarto di finale contro le numero uno Gemma Triay e Delfi Brea) non sarà il suo ultimo torneo, perché la spagnola proseguirà fino a fine stagione. Ma sarà l’ultimo a Madrid, occasione per rivivere ventisei anni di carriera ai massimi livelli. Sono difficili da riassumere ma forse basta il numero 58, ovvero il totale dei titoli conquistati da Alejandra, ancora oggi record assoluto al femminile. Le inseguitrici ormai le respirano sul collo, perché Gemma Triay è a quota 57, Ari Sanchez a 55 e Paula Josemaria a 52, dunque presto la supereranno tutte e tre. Ma per il momento la regina rimane lei, capace di attraversare – vincendo – le varie epoche del padel.
Dei suoi successi, 51 appartengono al vecchio World Padel Tour, altri sette al Padel Pro Tour, il circuito che arrivò prima ancora. Un viaggio attraverso trasformazioni profonde, compagne, racchette, superfici, tattiche e generazioni. Con lei sempre protagonista, capace di chiudere una stagione al numero uno del mondo con quattro compagne differenti (Iciar Montes, Marta Marrero, Ari Sanchez e Gemma Triay), così come di vincere la bellezza di sette titoli mondiali con la Spagna: 2010, 2014, 2016, 2018, 2021, 2022 e 2024.
Oggi i nomi più in vista del circuito sono inevitabilmente altri, anche perché l’ultimo titolo della Salazar nel circuito maggiore risale a tre anni e mezzo fa, in Paraguay. Guidava ancora la classifica insieme a Gemma Triay, ma poi fu costretta a fermarsi per un intervento al gomito, la coppia scoppiò e da lì in avanti è iniziato il lungo, lento, viale del tramonto. Lo dicono i numeri, nello specifico la percentuale di vittorie riportata dalla sua pagina personale FIP: 78% nel 2023, 65% nel 2024, 58% nel 2025, meno del 50% quest’anno. Dall’ultimo titolo nel circuito maggiore, Ale ha perso 15 delle 16 finali disputate, riuscendo a interrompere la serie solamente con il FIP Platinum di Lione nell’ottobre 2025.
Anche il 2026 ha seguito lo stesso copione: tre finali FIP fra Platinum e Gold, tre sconfitte a Marsiglia, Tirana e Belgrado, la scorsa settimana. Eppure eccola ancora lì, con altre sfide da tentare e una nuova compagna per provare a togliersi ancora qualche soddisfazione. Per giocare con lei, Aranzazu Osoro ha scelto di spostarsi a sinistra e l’avvio non è stato affatto male, tanto da produrre la prima semifinale dell’anno nel Tour, nel P1 di Pretoria. Nulla a che vedere coi trionfi di un tempo, ma ugualmente tanto per una splendida quarantenne che si arrenderà presto, ma non oggi. Madrid non sarà l’addio, ma una tappa di una corsa che Ale vuole provare a completare fino in fondo.
Al momento, la Salazar occupa la sedicesima posizione della Race, l’ultima utile per qualificarsi alle Finals di Barcellona. “Se non dovessi riuscire a qualificarmi – ha detto in un’intervista al quotidiano Marca – sarò comunque soddisfatta di averci provato, di aver dato il meglio di me. Ci sono tante giocatrici molto forti che stanno alzando il livello in maniera incredibile e ogni volta è più difficile, ma lotterò per riuscirci”. Eppure, il vero sogno per il 2026 è un altro, e non si gioca in Spagna a dicembre, ma in Qatar il mese prima. “Se dovessi scegliere fra Finals e Mondiale, sceglierei il Mondiale, con la Spagna”. E, possibilmente, anche vincerlo un’ottava e ultima volta, magari portando il punto decisivo al fianco proprio di Gemma Triay, che qualche tempo fa l’ha definita la GOAT, la più forte di tutti i tempi. “Ci metterei la firma”, ha detto la madrilena. Come nei titoli di coda di una pellicola riuscitissima.