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Le condizioni rapidissime del P1 di Pretoria hanno rilanciato la discussione: le condizioni di gioco sempre più rapide in sempre più tornei stanno modificando l'identità della disciplina? Fra chi chiede un cambio di rotta e chi è pronto ad adattarsi, il dubbio rimane
08 agosto 2026
“Non si può giocare, questo non è padel”. Sono le parole di Maxi Grabriel, allenatore di Coki Nieto e Jon Sanz, durante il match nel P1 di Pretoria fra i suoi giocatori e la coppia Castano-Goenaga. L’altitudine di 1.400 metri, che Premier Padel ha provato a contrastare (riuscendoci in parte) con l’utilizzo di palline speciali dalla pressione ridotta, ha reso le condizioni di gioco del torneo sudafricano incredibilmente veloci, favorendo sorprese a ripetizione. Non è necessariamente un male, ma è indubbio che la piega presa dal circuito sia destinata ad aprire il dibattito, visto che condizioni di gioco rapidissime stanno diventando sempre più frequenti, oscurando alcune delle caratteristiche tipiche del gioco.
Ma se Grabiel non ci sta, il suo assistito Coki Nieto si è invece detto abbastanza favorevole al cambiamento, o almeno pronto ad adattarsi. “Ho sempre avuto uno stile di gioco ben definito, ma il padel si evolve e le condizioni attuali richiedono una crescita continua. È tempo di adattarsi e continuare a lavorare per competere con i migliori”, ha dichiarato su Instagram il campione spagnolo, il quale non esclude la possibilità, fra qualche anno, di giocare a destra e non più a sinistra, per esaltare maggiormente le sue doti da difensore e costruttore di gioco. Sarebbe una soluzione utile per allungargli la carriera e limitarne il deficit in termini di potenza.
Le condizioni estreme di Pretoria hanno fatto sbottare pure Paquito Navarro, uno dei pochi che quando avverte un problema non si fa problemi ad alzare la voce. Al cambio campo, al termine del primo set del suo match degli ottavi di finale contro Álex Ruiz e Javi García, lo spagnolo non ha nascosto il suo fastidio. “Non si riesce a fare un pallonetto, non si scambia. Così non si può giocare a padel”.
Non è la prima volta che il campione andaluso esprime le sue perplessità per il cambiamento in atto che prevede campi e condizioni sempre più veloci, che favoriscono gli smash e penalizzano chi - come Paquito e tanti altri - predilige un padel più ragionato. Navarro, che è sempre stato un innovatore della disciplina, ha proposto più volte di cambiare le condizioni da torneo a torneo, per permettere a tutti i giocatori di potersi esprimere nel miglior modo possibile. In molti sono d’accordo, ma la direzione intrapresa sembra un’altra, favorevole a un gioco sempre più veloce, tutto smash e poco altro.
Oggi, nell’80% dei casi, il circuito Premier Padel si gioca in condizioni velocissime, che esaltano i bombarderos e tolgono armi ai pensatori. Giusto? Sbagliato? Il dibattito continua e continuerà, ma la linea per il futuro di questo sport sembra tracciata. Paquito e compagnia dovranno farsene una ragione: insieme al cambio di dimensione sportiva, con un’esposizione globale tutta nuova, l’altra principale differenza fra il padel attuale e quello di 10 anni fa è proprio questa.