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Tennis e padel non sono rivali, ma due sport diversi e complementari, che si aiutano a vicenda. Le parole di Alcaraz, Gasquet, Errani, Monfils e Corretja spiegano perché il padel piace sempre di più anche ai protagonisti del tennis. Anche dal punto di vista imprenditoriale
di Marco Caldara | 01 agosto 2026
Tennis contro padel. Una rivalità che esiste soprattutto nei circoli e nelle discussioni fra amatori, molto meno tra chi i due sport li conosce davvero. Perché ascoltando i protagonisti del tennis professionistico emerge un quadro diverso: la pala non è una minaccia alla racchetta, ma un gioco con caratteristiche proprie, capace di divertire e, in alcuni casi, persino di aiutare i tennisti. Naturalmente c’è chi va controcorrente, come il solito Alexander Bublik secondo il quale “chi non sa giocare a tennis gioca il doppio, chi non sa giocare nemmeno il doppio gioca a padel”. Frase coerente col personaggio, meno con la realtà dei fatti di una disciplina (il padel) che appassiona anche i tennisti e non è affatto un ripiego.
Carlos Alcaraz, per esempio, non ha mai nascosto la sua passione: “A me piace tantissimo – ha detto –, e ci gioco ogni volta che il calendario me lo permette”. Il numero due del mondo lo considera divertente da praticare ma anche da guardare, tanto che è già capitato un paio di volte di trovarlo sugli spalti nei tornei Premier Padel. Più di recente, a spendere parole al miele per il padel è stato Richard Gasquet, che si è avvicinato al gioco solo dopo il ritiro dal circuito ATP, lo scorso anno al Roland Garros. Il francese ha spiegato di considerarlo più ludico e più accessibile del tennis, ma soprattutto complementare. In fondo, sono due modi diversi di vivere la stessa passione per racchette e palline.
E per certi versi il padel può anche servire al tennis, almeno dal punto di vista tecnico. Chiedere a Sara Errani, che ha giocato sia nel circuito Premier Padel sia nel Cupra FIP Tour, e ha spiegato che il padel la aiuta a lavorare sui lob, sulle transizioni verso la rete e sulla lettura tattica. E non è l’unica: Gael Monfils ha raccontato di utilizzarlo addirittura come allenamento complementare per il tennis, perché lo aiuta sul posizionamento, sulla lettura della palla e sulla volée. Ciò non significa che i due sport siano intercambiabili, ma che alcune competenze possono viaggiare dall’uno all’altro. E non è solo il background tennistico ad aiutare i padelisti. Ma può essere anche il contrario.
Volendo, la vera distinzione è quella fatta dall’ex campione Alex Corretja, che da spagnolo conosce il padel e le sue dinamiche meglio di tanti altri. Il due volte finalista del Roland Garros, oggi apprezzato telecronista, riconosce al padel divertimento e una curva di apprendimento gratificante, e trova differenze soprattutto sul piano mentale. “Il tennis – ha detto – è più completo, più duro. Nel singolare sei solo a gestire partita, pressione e problemi, mentre nel padel hai un compagno al tuo fianco”. Interessante anche il passaggio sulla transizione da uno sport all’altro, aspetto da molti estremamente sottovalutato. “Arrivare dal tennis – ha detto – aiuta soltanto nell’approccio iniziale”. Poi servono moltissime ore di allenamento, perché anche gesti apparentemente simili, come la volée, hanno meccaniche differenti.
Ciò che emerge chiaramente dalle opinioni dei campioni del tennis, è che nessuno (o quasi) vede il padel come un ripiego, quanto come uno sport a sé, complementare al tennis, ottimo come passatempo e per nulla facile da affrontare a livello professionistico. In più, per molti ex campioni rappresenta anche un ottimo mercato nel quale investire. Lo fa Rafa Nadal, con la sua Academy (che ha una squadra nella Hexagon Cup) e con l'investimento in una società di prenotazione campi; lo fa Andy Murray che da tempo ha fondato una società per promuovere il gioco e la costruzione di nuovi impianti nel Regno Unito; lo fa Juan Carlos Ferrero che ha inserito strutture dedicate nella Equelite Academy; e lo fanno anche tanti altri.
In tanti, invece di vestire i panni dei conservatori per partito preso, hanno compreso le potenzialità del padel e provano a sfruttarle, in tanti modi, senza paura di venire etichettati come eretici. Molto semplicemente, tennis e padel sono due sport diversi: il primo conserva la sua complessità, una storia e una dimensione globale uniche; il secondo ha costruito la propria forza sulla socialità, sulla spettacolarità e su una curva di apprendimento più immediata. Per questo, la contrapposizione non ha senso: il padel non è un rivale del tennis. Volendo, come molti esempi dimostrano, può diventare un ottimo compagno di viaggio.