Chiudi
L’arrivo di un FIP Gold ad Almaty, con persino Martin Di Nenno e Momo Gonzalez, prova la volontà di crescita del Kazakistan, sostenuta direttamente dal governo. Puntano a replicare nel padel il modello vincente costruito nel tennis, tra investimenti, strutture e ambizioni internazionali
di Marco Caldara | 02 aprile 2026
Nel suo percorso di crescita globale, il padel guarda anche a Est. Un nuovo, significativo punto di riferimento è stato fissato questa settimana ad Almaty, la città più popolosa del Kazakistan, che accoglie un torneo di categoria Gold del Cupra FIP Tour. Un passaggio importantissimo: non si tratta del primo evento internazionale in assoluto, visto che nel 2025 era già andato in scena un torneo Bronze, ma è di gran lunga il più importante mai ospitato dal Paese, nonché il primo della categoria nella nazione centro-asiatica.
In virtù dei 150 punti in palio per la coppia vincitrice, l’evento ha saputo attirare anche nomi di grande spessore: a guidare il seeding maschile ci sono addirittura Martin Di Nenno e Momo Gonzalez, mentre fra le donne comandano Victoria Iglesias e Aranzazu Osoro. Un grande risultato, ma non è un traguardo bensì un punto di partenza, una vetrina strategica per favorire ulteriormente lo sviluppo della disciplina nel paese.
Dietro la crescita del padel kazako, infatti, non c’è improvvisazione, bensì una precisa volontà istituzionale sostenuta addirittura dal Presidente della Repubblica, Qasym-Jomart Toqaev. Nel novembre scorso è stato lui, insieme a esponenti di vertice del governo e dello sport locale, a chiedere di incontrare Luigi Carraro, presidente della International Padel Federation, e Nasser Al-Khelaifi, chairman di Premier Padel. Una volontà che dimostra come il padel sia considerato un asset strategico a livello governativo.
La buona notizia è che non è la prima volta che il Kazakistan percorre una strada simile con uno sport di racchetta. In passato era stato l’ex presidente Nursultan Nazarbayev, grande appassionato di tennis, a spingere con decisione per lo sviluppo tennistico. I risultati dicono che ha avuto ragione: il Paese è arrivato a ospitare il circuito maggiore, inizialmente ad Astana come ATP 500, poi dal 2023 ad Almaty come ATP 250, e poi gli ha affiancato anche un evento WTA. Inoltre, anche (o soprattutto) attraverso la naturalizzazione di diversi giocatori russi, quella del Kazakistan è diventata una nazionale molto competitiva, capace di raggiungere più volte i quarti di finale del vecchio World Group di Coppa Davis.
Un precedente incoraggiante: dimostra che con investimenti mirati e una visione strategica, il salto di qualità è possibile. Ergo, non è irrealistico immaginare un percorso simile anche nel mondo della pala, verso l’obiettivo dichiarato di arrivare a ospitare in futuro un torneo Premier Padel. La strada è ancora lunghissima, perché – secondo i dati del novembre scorso – i praticanti sono ancora meno di 2.000 e i campi disponibili nell’intera nazione solamente una ventina. Eppure, sono già stati capaci di “prendersi” un evento di alto profilo, accolto in una struttura all’avanguardia – l’ADD Padel Arena – e dagli standard qualitativi degni di tanti dei migliori centri europei. Stando alle pubblicazioni di qualche mese fa l’obiettivo era inaugurarla nel 2027, invece hanno bruciato le tappe, a ulteriore riprova del desiderio di accelerare il percorso.
Il resto è un circolo virtuoso: più strutture permettono di aumentare il parco di praticanti, più eventi di accrescere il livello medio dei giocatori, e via dicendo fino allo sviluppo di un movimento locale competitivo. Al momento, i risultati dei giocatori kazaki impegnati nel torneo di Almaty evidenziano un gap tecnico ancora significativo rispetto a certi standard (nel main draw femminile c’erano cinque coppie interamente kazake e i game vinti complessivamente sono stati… due), ma si tratta di un passaggio fisiologico per un Paese affiliato alla Federazione Internazionale solamente dal 2024, e che non ha ancora preso parte a competizioni ufficiali FIP. Per sviluppare un sistema servono numeri, formazione di qualità, competizioni e tanto, tanto altro. Ma la spinta politica, in questo caso, può fare la differenza.