Coi 47 anni in arrivo il mese prossimo, Miguel Lamperti ha sfiorato a Milano il suo primo quarto di finale nel circuito Premier Padel, dimostrando un amore per il gioco senza confini. Non è mai stato un campionissimo, ma rimane uno dei simboli del circuito e dei più amati dal pubblico, col suo carisma e il suo modo di essere diversamente giovane
18 ottobre 2025
Il padel si evolve, cambia, diventa sempre più fisico, sempre più complicato, sempre più giovane. Eppure Miguel Lamperti resta sempre lì nella mischia, come eccezione che vuole continuare a confermare la regola. A quasi 47 anni (li compirà il prossimo 11 novembre) è ancora in pista in mezzo ai ragazzini, grazie al suo spirito senza tempo. Nel 1999 fu eletto miglior giocatore argentino, oggi non lo è più ma è ancora in grado di fare ottime figure.
Per esempio, nel P1 di Milano della scorsa settimana è riuscito a vincere due partite – le prime due stagionali nel main draw – a fianco di Juan Ignacio “Juani” De Pascual, ennesimo giovane che potrebbe essere suo figlio (26 anni di differenza) e invece è il suo partner sull’erba sintetica azzurra. La prima l’hanno vinta agevolmente, contro gli spagnoli Goenaga e Hernandez; la seconda in maniera strepitosa, giocando tre tie-break contro Libaak e Bautista, in barba alle primavere che avanzano. E Lamperti stava anche per fare lo scherzetto ad Augsburger e Di Nenno, poi arrivati in semifinale.
Personaggio di enorme personalità, è stato ribattezzato “Miguelito” e “Carisma Lamperti” dalla stampa, ma continua a essere sempre il solito. Una sorta di rockstar con la pala, che prosegue nella sua meravigliosa storia lanciando ragazzini che poi diventano campioni. Da Yanguas a Libaak, tantissimi campioncini hanno giocato con lui in fase di lancio. Uno su tutti? Arturo Coello, partner nei primi mesi della stagione 2021. È con lui che il (futuro) King ha iniziato a farsi notare nelle fasi finali dei tornei, raggiungendo le sue prime due semifinali. Solo un paio d’anni due anni più tardi è diventato il numero uno indiscusso del padel mondiale, insieme ad Agustin Tapia.
“Questo sport è la mia vita, mi alleno in continuazione, anche se da questo punto di vista lo step l’ho fatto a 28 anni, quando sono arrivato in Spagna dall’Argentina. Lì è cambiata la metodologia del mio lavoro”. Miguel si diverte sui social, condivide con i suoi fan le emozioni che vive usando la pala e si gode la sua popolarità, per certi versi più preziosa rispetto a quei trofei che in carriera ha abbracciato raramente, vincendo giusto un paio di Challenger nel vecchio World Padel Tour.
“Sono grato per l’affetto che ricevo: mi è successo che alcune persone abbiano fatto 500 chilometri solo per vedermi giocare. Ho avuto esempi di persone che sono dimagrite perché volevano giocare a padel e diventare come me, altri si sono tatuati il mio nome. Questo non può che stupirmi e riempirmi di orgoglio: mi sento più una rockstar che un giocatore di padel”.
Anche se da ex top-20 “Miguelito” sta faticando a conservare il suo posto nei primi 100, di smettere non se ne parla neanche. Lui dice di avere ancora il fuoco dentro e il pubblico di Milano l’ha toccato con mano, accompagnandolo verso due successi nel main draw che inseguiva da un pezzo e profumano di benzina per continuare almeno un altro anno. E pazienza se i suoi capelli sono sale e pepe; Miguel si circonda di ragazzini che gli allungano la carriera e gli riempiono la vita. “Ho bisogno di gioventù, ambizione, voglia e sfrontatezza. Questo è il mix che deve rappresentare il mio compagno di squadra”.
Poi, quando si penserà a una vita oltre alla pala, si potrà ragionare sul diventare un allenatore o aprire una Academy. Tutti progetti che Lamperti ha in mente, ma vuoi metterli a confronto con il sapore di una vittoria su ragazzi che potrebbero essere i suoi figli? Miguel non si sente giovane, Miguel è giovane. Milano lo ha accolto con grande affetto per l’ennesima volta, e non sarà l’ultima. Non lo sapete che una rockstar è per sempre?