Secondo il top-20 Edu Alonso, la possibilità offerta a tutti di partecipare alle tappe del Cupra FIP Tour riduce le opportunità di crescita per i più giovani, costretti a fare i conti con giocatori navigati anche nei tornei minori. La FIP può seguire l’esempio del tennis ATP: dai Challenger (salvo eccezioni) i top-50 restano fuori
di Marco Caldara | 25 febbraio 2026
Fin dalla nascita del circuito, datata 2019, l’International Padel Federation ha lavorato per costruire, correggere e mettere a punto un Cupra FIP Tour in grado di svolgere nel miglior modo possibile la funzione per la quale è stato creato, ossia quella di creare una piattaforma di tornei complementare al circuito maggiore, in grado di raggiungere ogni angolo del mondo e dare a tutti la possibilità di competere. I risultati sono sempre più incoraggianti, sia in termini numerici che di diffusione (nel 2026 si sono già giocati tornei FIP in tutti i continenti), ma negli ultimi tempi sta iniziando a emergere un problema che suggerisce una riflessione.
Di cosa si tratta? In sostanza, molti giocatori di alto livello – primissimi esclusi – hanno individuato nei tornei FIP una buona opportunità per raccogliere punti “facili”, perfetti per conservare certe posizioni di classifica. Così, non è raro trovare coppie di lusso in gara in eventi che dovrebbero essere terreno di conquista per chi invece deve emergere. Per esempio, la scorsa settimana a guidare il tabellone del Silver di Dubai c’erano addirittura Javi Garrido e Lucas Bergamini, ottava coppia del mondo. Non hanno vinto loro, ma conta zero perché il punto è un altro, come (ben) sottolineato di recente dal top-20 Edu Alonso. “Credo che questo sia un problema per i giovani – ha spiegato – perché se a noi non vietano di giocare certi eventi, chi deve crescere avrà un compito sempre più difficile. La situazione va regolata”.
Alonso non sbaglia, anche perché la presenza di certe coppie genera spesso un effetto domino che ne fa partecipare altre (per ragioni di classifica), così certi tornei diventano inaccessibili per coloro che invece li dovrebbero frequentare regolarmente, sia per questione di livello, sia – a volte – per difficoltà anche solo a trovare posto in tabellone.
La presenza di certi giocatori in determinati tornei può dare una spinta importante in termini di promozione, ma per lo sviluppo a lungo termine rischia di trasformarsi in un boomerang ed è per questo che avrebbe senso intervenire. Il nocciolo della questione riguarda soprattutto i tornei di categoria Silver, che rappresentano circa un terzo dell’intero calendario FIP. Perché nei tornei Platinum e Gold la partecipazione di giocatori di alto livello è tollerabile, anche in virtù di investimenti economici importanti che per generare un ritorno hanno bisogno di garanzie, mentre i Bronze rimangono tutto sommato fuori da certe dinamiche, perché i punti in palio sono pochi anche per la coppia vincitrice.
I Silver, invece, sono diventati sempre più spesso terreno di facile conquista di coppie di alto livello, in gara per rodare l’intesa o raccogliere fiducia e anche punti. Il tutto a scapito di chi invece deve giocare per emergere e spesso non può scegliere quali tornei disputare, perché a decidere è la classifica e non la volontà. Qualche consiglio su un potenziale intervento arriva dalle norme del circuito ATP di tennis, che ha affrontato lo stesso problema in passato col Challenger Tour, arrivando a imporre restrizioni ben precise. Escludendo la categoria speciale 175, che gode di un regolamento a sé, oggi i giocatori compresi nei primi 10 del mondo non possono giocare a livello Challenger, mentre quelli dalla posizione 11 alla 50 possono partecipare esclusivamente ai tornei di categoria 125 e 100, e solo attraverso una wild card. Nei tornei di categoria 75 e 50, invece, i top-50 non possono partecipare. E nei 50 non può iscriversi alcun giocatore nei primi 150 della classifica. Tutte mosse pensate per tutelare i giocatori di più bassa classifica e favorire la partecipazione dei più forti solo ai tornei più importanti.
Nel padel la creazione di un regolamento simile sarebbe sicuramente più complessa, in quanto si tratta di uno sport di coppia, con tutte le dinamiche che ne derivano anche in fase di iscrizione ai tornei. Ma si potrebbe utilizzare ugualmente la classifica dei singoli per imporre delle restrizioni. Volendo intendere il Cupra FIP Tour come il circuito Challenger di padel, ed escludendo – almeno per ora – Platinum e Gold per le ragioni già citate, si potrebbe limitare la partecipazione ai FIP Silver ai soli giocatori fuori dalla top-50, e ai FIP Bronze ai soli padelisti fuori dai primi 100. L’equità del circuito ne guadagnerebbe.