Non solo racchette, ma visione: Victor Ruiz, Javi Ruiz e Gonzalo Rubio lanciano il proprio brand di attrezzatura, investendo sulla propria esperienza da giocatori. Un approccio diverso al rapporto fra atleti e mercato, che può aprire nuovi scenari
di Marco Caldara | 27 gennaio 2026
Il claim, per quanto piuttosto scontato, è azzeccatissimo: from players to players, dai giocatori per i giocatori. Perché nel mondo del mercato del padel, una delle notizie più curiose dell’off-season è la scelta di tre giocatori di alto livello di slegarsi dalle logiche commerciali conosciute sino a qui, per unirsi e lanciare un progetto comune. Il suo nome è Level, nuovo brand di racchette (e non solo) creato dall’unione d’intenti fra tre top-50 spagnoli: Victor Ruiz, Javi Ruiz e Gonzalo “Zalo” Rubio.
Tre giocatori d’esperienza, tutti con trascorsi a livelli ancora più alti degli attuali, che hanno deciso di investire su se stessi e sulle proprie competenze, sviluppate in anni e anni trascorsi sui campi di tutto il mondo. Da qui, è nata l’idea di sviluppare una linea di pale davvero pensata dai giocatori per i giocatori: un progetto personale, ambizioso, da portare avanti di pari passo con le proprie carriere professionali. Infatti, a differenza di come avviene per la gran parte dei loro colleghi di più alto livello, stavolta non si tratta di “dare il nome” a una pala, o di collaborare alla realizzazione di un prodotto, ma di realizzare da zero un nuovo brand, il che significa non solo produrre attrezzatura di qualità, con studio dei materiali e test in campo, ma anche lavorare a marketing, comunicazione, promozione e tutto ciò che sta dietro a un’iniziativa simile.
Il punto di partenza sono l’esperienza e le sensazioni provate sul campo da tre signori professionisti, mentre il resto è tutto da costruire, con i loro tre volti come principali promoter della loro stessa linea. Un bel vantaggio in termini di esposizione, che permetterà al neonato brand di arrivare immediatamente nel circuito Premier Padel.
“Crediamo – si legge in un testo pubblicato sugli account social del brand – nel potere di un battito, in quell’istante in cui tutto ha inizio. Crediamo che il padel non nasca in campo, ma nel cuore. Nell’emozione che precede il primo punto. Nell’illusione che ti spinge ad andare oltre. Nel sentire ogni scambio, ogni movimento, ogni respiro. Level nasce per chi non si limita a giocare, ma per chi il gioco lo sente davvero. Non progettiamo racchette solo per competere, le creiamo per entrare in connessione con le persone. Perché quando giochi con il cuore il tuo livello cambia, la tua attitudine cambia, il tuo modo di vivere il padel evolve. Level è equilibrio, precisione, eleganza. È il punto in cui la tecnica incontra l’emozione”.
Al momento, Level entra sul mercato (esclusivamente, almeno per ora, tramite il sito ufficiale dell’azienda) proponendo tre modelli di racchetta, tutti dal design pulito e accattivante: Elegance Pro (Victor Ruiz), Eternal Pro (Javi Ruiz) e Titanium Pro (Zalo Rubio).
Per molti professionisti, soprattutto quelli di fascia medio-alta, la priorità è sempre stata la carriera agonistica, sufficiente (a maggior ragione oggi) per garantirsi guadagni proporzionati all’impegno. Tuttavia, l’esperienza di Rubio e dei Ruiz potrebbe aprire scenari nuovi per il mondo del padel. Se il progetto dovesse trovare riscontri positivi in termini di vendite, riconoscibilità e feedback tecnico, proverebbe come oggi sia possibile, anche per chi gira il mondo quasi ogni settimana, affiancare all’attività sul campo anche un percorso imprenditoriale strutturato.
In prospettiva, non è difficile immaginare altri professionisti pronti a lanciare brand propri o micro-linee specialistiche, così come collaborazioni più profonde tra giocatori, ingegneri e tecnici di prodotto. Un’evoluzione che porterebbe a modelli di business meno legati alla semplice sponsorizzazione e più orientati a integrare progettazione e ruolo di ambassador. Se l’operazione avrà successo, potrà diventare un riferimento per chi vorrà restare protagonista del proprio sport anche fuori dal campo, con potenziali ricadute positive sulla qualità dei materiali, sulle dinamiche di mercato e sull’esperienza dei praticanti.