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Pur essendo la patria sudamericana del padel, l’Argentina non ha mai avuto più di un torneo Premier a stagione. Il recente primato di pubblico a Buenos Aires, con 16.920 spettatori per le semifinali, suggerisce che è il momento di spingere per una seconda data. Ma la questione non è delle più semplici
di Marco Caldara | 26 maggio 2026
In Europa padel professionistico significa soprattutto Spagna, mentre nel continente americano vuol dire Argentina. È il paese mondiale dove l’entusiasmo per il gioco è più vivido, come dimostrato dalle 16.920 persone che in occasione delle semifinali del recente P1 di Buenos Aires hanno assiepato gli spalti dello Stadio Mary Terán de Weiss – più conosciuto come Parque Roca – segnando un nuovo record di affluenza per il padel “pro”. Eppure, proprio in virtù della fame di padel del pubblico albiceleste, il calendario del circuito Premier mostra una sorta di controsenso, visto che quello della Capitale è l’unico torneo del Tour a disputarsi in Argentina, nazione che non ha mai avuto più di un appuntamento a stagione, sempre di categoria P1.
Fra 2022 e 2023 si era giocato a Mendoza, poi è stata la volta di Mar del Plata, mentre dal 2025 l’evento ha trovato la sua dimensione ideale nella nuova sede. In Spagna, per citare l’estremo opposto, di tornei se ne giocano ben sei: tre P1 (Valencia, Malaga, Madrid), due P2 (Gijon, Valladolid) e le Tour Finals a Barcellona. Normale, visto che è già stata effettuata una drastica riduzione rispetto ai numeri del vecchio World Padel Tour, e anche perché la stragrande maggioranza dei professionisti, oggi, risiedono proprio nel paese iberico. Ma ci sono due tornei anche in Messico (oltre che in Italia e Francia), mentre la patria sudamericana del gioco è limitata a un solo evento. Possibile non si riesca ad aumentarne il peso specifico nel calendario?
L’obiettivo c’è, come spiegato di recente da Santiago Brito, presidente de la Asociación del Pádel Argentino (APA), ai microfoni del quotidiano spagnolo Marca. Ma i fattori da considerare sono molteplici, sia per i promotori locali, sia per i vertici del circuito che puntano – giustamente – a espandersi costantemente in nuovi paesi.
Per i locali, l’ostacolo più grande sono i costi, anche – o soprattutto – per colpa di un’inflazione annua del 30%, che rende complesso prevedere la redditività degli eventi. Il P1 di Buenos Aires sta iniziando a generare profitti, ma di garanzie ce ne sono ugualmente poche dunque, la sfida economica si ripete ogni anno. Premier Padel ha inviato una proposta di rinnovo con condizioni aggiornate, e l’APA la sta valutando. “La nostra intenzione – ha detto Brito – è la stessa loro, cioè quella di ripetere il torneo. Ma l’evento resta molto costoso e bisogna gestirlo con attenzione, per non accumulare spese su spese”.
Di recente, la leggenda Fernando Belasteguin ha parlato del suo sogno di vedere, un giorno, un Major in Argentina, magari accompagnato da un P1 e un P2. I numeri fatti registrare a Buenos Aires dicono che il pubblico non mancherebbe affatto, ma Brito frena. “La struttura del Parque Roca è adatta – ha spiegato –, ma a livello economico, al momento, per noi un Major non sarebbe sostenibile. Serve un montepremi che è quasi il doppio rispetto a un P1 e anche i costi organizzativi lievitano. Mentre i giocatori in gara sono gli stessi”. Tradotto: perché spendere di più per uno spettacolo sostanzialmente identico? Più logico, dunque, puntare almeno a un P2. “Sarebbe molto più accessibile e sostenibile. Tutti desideriamo una seconda tappa”.
Dato che i Major sono blindati, e comunque al momento per l’APA l’organizzazione non sarebbe sostenibile, un possibile obiettivo potrebbero diventare le Premier Padel Finals, il Master di fine anno storicamente di casa a Barcellona o Madrid. “Se c’è un Paese che deve alzare la mano – ha detto Brito – quello siamo noi. Sarebbe fattibile organizzare le Finals in Argentina, ed è un’idea che ho e che ho già presentato a Premier”. Avrebbe la sua logica, anche perché – nel calendario attuale – l’ultimo torneo prima delle Finals è il Major di Acapulco, nello stesso continente. Ma in questo caso entrano in gioco anche altre dinamiche, visto che la Spagna si trova già senza Major (altra situazione curiosa) e difficilmente sarà disposta a cedere il suo evento di punta.