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Il padel è in continua trasformazione e, secondo Miguel Lamperti, la distinzione tra giocatore di destra e di sinistra sarà presto superata. Lo sport si muove verso un modello ibrido dove la completezza e la capacità di adattarsi a ogni posizione diventeranno cruciali per la competitività
di Marco Caldara | 15 luglio 2026
Seppur si stia consolidando in ogni angolo del pianeta, il padel è ancora uno sport giovane, per certi versi – vedi gli aspetti regolamentari – persino in costruzione, che evolve giorno dopo giorno. Negli ultimi dieci anni è cambiato tantissimo, prendendo la direzione di una disciplina più di potenza che di tattica, più veloce che ragionata, con punti sempre più rapidi e giocatori fisicamente sempre più preparati. Ma non è detto che il presente sarà anche il futuro, perché come pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare un torneo al Foro Italico o al Roland Garros, oppure incontri nei quali la gran parte degli scambi non supera la manciata di colpi, magari un domani la situazione cambierà ancora e ancora.
In questo senso, merita attenzione un recente intervento di Miguel Lamperti, il giocatore più anziano del circuito "pro", che appenderà la racchetta al chiodo a fine stagione dopo oltre trent'anni fra i grandi. Secondo l'argentino di Bahia Blanca, il padel sta già evolvendo verso un modello nel quale i ruoli tradizionali, ossia giocatore di destra e giocatore di sinistra, saranno sempre meno riconoscibili, a favore di maggiore flessibilità. In sostanza, secondo Lamperti ci saranno sempre meno specialisti e sempre più giocatori (come già ce ne sono alcuni oggi) in grado di garantire un rendimento simile da entrambi i lati del campo.
“Credo – ha detto nel suo intervento al podcast ufficiale di Premier Padel – che continueranno a esserci atleti con caratteristiche più adatte a giocare sul lato sinistro o che si sentiranno più a loro agio a destra, ma ormai tutti sono in grado di giocare da entrambe le parti”.
L'idea di Lamperti non apre certo a una rivoluzione, perché la formazione dei giocatori, oggi, va già nella direzione di creare atleti più completi, capaci all'occorrenza di fare un po' di tutto, per adattarsi all'esigenza di ogni singola partita. E ci sono anche casi di giocatori che, cambiando compagno, cambiano anche lato del campo: è successo a Momo Gonzalez, a Lucas Campagnolo, persino a due ex numeri uno come Fernando Belasteguin e Paquito Navarro.
Senza dimenticare lo storico cambio di Juan Lebron che è diventato un fenomeno proprio quando ha lasciato il "revés" per spostarsi a destra e formare con Ale Galan una delle coppie più vincenti di sempre. Uno dei segreti del loro successo? Proprio la capacità di proporre un gioco estremamente aggressivo da entrambi i lati del campo: prima di loro lo facevano in pochi, mentre oggi lo fanno quasi tutti.
Dunque, la logica ben definita con la quale il padel è nato è stata superata ormai da un po’, e l'impressione (come sostiene Lamperti) è che se ne sentirà parlare sempre meno, perché oggi non è più solo il giocatore di destra a costruire i punti, non è più solo il giocatore di sinistra a finalizzare. Per poter essere competitivi è importante che ambedue i compagni sappiano fare (bene) entrambe le cose.
Se il padel proseguirà in questa direzione, l'unica vera etichetta rimarrà quella sulle spalle dei giocatori mancini, che da tradizione occupano il lato destro del campo e lo sanno fare bene, visto che i tre giocatori di destra più vincenti di sempre (Juan Martin Diaz, Pablo Lima e Arturo Coello) usano tutti la mano sinistra. Per il resto, prepariamoci a un padel ancora più ibrido, sempre meno legato a certi schemi storici. E non perché l'ha detto Lamperti, ma perché è esattamente in quella direzione che il gioco dei "pro" si sta muovendo già da un po'.