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Oltre che in campo, vincendo il titolo del P2 di Gijón, la scorsa settimana Ale Galan ha dato una dimostrazione di leadership anche fuori, rispondendo in maniera misurata alle parole pungenti di Leandro Augsburger. Non è la prima volta che il madrileno si dimostra maestro nel tenersi alla larga dalle polemiche
di Marco Caldara | 11 marzo 2026
Nel padel di oggi, salvo rarissimi casi, è difficile che certi attriti fra due giocatori si trascinino fuori dal campo. Nemmeno la rumorosa rottura del 2024 fra gli ex dominatori Ale Galan e Juan Lebron, fra i quali è finita malissimo, ha lasciato chissà quali strascichi. Certo, i due non si parlano più, ma fatta eccezione per alcuni botta e risposta a distanza nelle interviste, e qualche piccola scaramuccia in campo nei confronti successivi da avversari, la questione è morta senza particolari conseguenze. Pertanto, hanno fatto molto rumore le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dall’argentino Leandro “Leo” Augsburger, oggi compagno di Lebron. Interpellato sulla differenza fra lui stesso e Galan, il sudamericano non ha usato parole esattamente dolci nei confronti del collega.
“Ciò che ci distingue – ha detto – è la sua esperienza. Ma non lo osservo granché, non è nulla di speciale. Lo vedo solamente come un rivale. Mi trovo meglio con Tapia, con Stupaczuk, e penso che Agustin sia molto più avanti di tutti gli altri”. Parole forti, perché pronunciate da un giocatore emergente nei confronti di uno dei giganti del padel di oggi, da anni ai vertici della classifica.
Come è normale che sia, la stampa presente a Gijón ha presto chiesto una risposta a Galan, ma invece che gettare benzina sul fuoco il madrileno se n’è uscito da signore, dimostrandosi – e non è la prima volta – molto abile nel dribblare inutili polemiche. Poteva rispondere a tono, invece non ha badato alla provocazione e ha preferito smorzare i toni, armandosi di diplomazia e preferendo la lucidità all’impeto, seppur cogliendo comunque l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
“Leo – ha detto Galan – è un giocatore ambizioso e molto competitivo. Gli piacciono le sfide, e credo che certe parole nascano dalla volontà di motivare se stesso. Nulla di più. Non me la prendo a male: ci conosciamo da tanto tempo e gli auguro il meglio. Diventerà un gran giocatore e chissà che in futuro non mi toccherà chiedergli se vorrà giocare al mio fianco. È un ottimo ragazzo, solamente da un po’ di tempo non è circondato dalle persone giuste”.
Una stoccata nei confronti del suo ex partner Juan Lebron, oggi compagno di Augsburger? No, i conoscitori più profondi del padel hanno compreso esattamente il nome della persona nel mirino di Galan, ossia Lisandro Borges, agente di Augsburger e figura piuttosto controversa nel mondo del padel. La sua faida con l’ex numero uno è piuttosto nota, fin dai tempi nei quali accusò lo stesso Galan e Lebron (con il quale mesi dopo è sostanzialmente arrivato alle mani) di aver simulato un infortunio per saltare un torneo del vecchio World Padel Tour, da lui organizzato in Argentina. Da allora, più o meno ciclicamente, Borges utilizza i propri account social per sputare veleno contro Galan, ma anche contro altri fenomeni del circuito, i vertici dell’International Padel Federation, la dirigenza di Premier Padel e chi più ne ha più ne metta.
Almeno pubblicamente, Galan non ha mai dato peso al fango social indirizzato nei suoi confronti, e anche stavolta, consapevole di non aver nulla da guadagnare da una polemica inutile, ha scelto la via più corretta, riuscendo con poche parole a difendere la propria posizione, evitare l’escalation e ridimensionare la situazione. Mancanza di carattere? Tutt’altro. Di fronte a una Next Gen che cerca di farsi spazio anche attraverso le provocazioni, Galan si è mostrato superiore anche al microfono, rispondendo con maturità e leadership. Preferisce far parlare il campo, come tipico dei campioni.