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Per Martina Calvo Santamaria, nata a Pamplona il 5 luglio 2008, i record di precocità stanno diventando quasi un’abitudine. Prima di vincere era già stata la più giovane a raggiungere i quarti e la finale di un torneo Premier Padel...
10 agosto 2026
A 18 anni c’è chi - sono la maggior parte - deve ancora capire cosa fare da grande. E poi c'è Martina Calvo. "Il sogno di tutti quelli che giocano a padel è diventare numero uno del mondo e riuscire a vivere di ciò che più conta", raccontava poco più di un anno fa. All’epoca aveva appena sedici anni. Oggi quel sogno è ancora parecchio lontano, ma il primo grande passo è arrivato: a Londra, la spagnola ha conquistato insieme a Claudia Fernandez il suo primo titolo Premier Padel ed è diventata, a 18 anni, un mese e quattro giorni, la più giovane campionessa nella storia del circuito. Venti giorni meno di Andrea Ustero, che deteneva il primato.
Per Martina Calvo Santamaria, nata a Pamplona il 5 luglio 2008, i record di precocità stanno diventando quasi un’abitudine. Prima di vincere era già stata la più giovane a raggiungere i quarti di finale di un torneo Premier Padel, a Bruxelles nell’aprile 2025, quando aveva appena 16 anni. Poi, nell’autunno successivo, a New Giza, in Egitto, era diventata a 17 anni e tre mesi la più giovane finalista della storia del Tour. Londra ha completato la progressione: quarti, finale, titolo. Sempre prima di tutte le altre.
Eppure, la sua non è la classica storia della bambina prodigio che vince qualsiasi cosa fin dal primo giorno. Anzi. Martina ha raccontato di non essere stata particolarmente dominante nelle categorie giovanili: arrivava spesso in fondo, ma per molto tempo senza riuscire a conquistare i tornei più importanti. È stato intorno ai 14-15 anni che ha iniziato davvero a pensare che il padel potesse trasformarsi in qualcosa di più di una passione. "Fino a due anni prima non avevo mai pensato che avrei potuto dedicarmi a questo", spiegava nel maggio 2025.
La pala, però, l’aveva presa in mano molto prima. Aveva quattro anni, in una famiglia nella quale genitori e zii giocavano già a padel. In mezzo c’è stato anche il calcio, praticato da esterna destra, prima di capire quale dei due sport fosse quello giusto. "Il padel mi riusciva meglio del calcio", ha scherzato. Anche perché il carattere era già quello che si vede oggi in campo: poco appariscente, più interessato a giocare che a celebrare. "Non mi piaceva molto esultare quando segnavo...".
La crescita è diventata vertiginosa proprio dal 2025. Il clamoroso exploit di Bruxelles con Marta Borrero, partendo dalle qualificazioni e battendo Marta Ortega e Sofia Araujo, ha cambiato improvvisamente la percezione intorno a lei. "Prima parlavano di me come di una bambina che giocava bene. Dopo Bruxelles è diventato tutto molto più intenso", raccontò. Quel risultato le aprì immediatamente nuove possibilità: arrivò la chiamata di Aranza Osoro, quindi la possibilità di condividere il campo con Alejandra Salazar, una delle grandi della storia del padel. Proprio con lei raggiunse a New Giza la prima finale Premier Padel, creando una coppia simbolica: la più giovane finalista di sempre accanto, dall’altra parte del campo, alla più esperta.
Nel 2026 è arrivato un altro passaggio importante, la partnership con Marta Ortega. Poi, nel cuore dell’estate, la scelta di Claudia Fernandez, appena ventenne ma già abituata a stare ai vertici. L’impatto della nuova coppia è stato impressionante. Primo torneo insieme, a Pretoria, con finale persa al tie-break del terzo set contro Gemma Triay e Delfi Brea. Secondo torneo, Londra: ancora Triay e Brea dall’altra parte della rete, ma stavolta un 7-5 6-3 che ha trasformato Martina da promessa in campionessa.
"Ho realizzato un sogno. Ho guardato tantissime finali in televisione e mi sono sempre chiesta cosa si provasse a giocarne una e a vincerla. Ora spero di giocarne e vincerne molte altre", ha detto dopo il successo all’Olympia di Londra. Parole semplici, perfettamente in linea con un personaggio che almeno per ora sembra vivere la propria ascesa senza lasciarsi travolgere dalla fama e dalle emozioni.
Anche perché Calvo aveva mostrato già a sedici anni di sapere cosa comporta diventare improvvisamente qualcuno nel circuito. "C’è un po’ di pressione perché non passi più inosservata. Ma se vuoi essere una delle migliori devi attraversare tutto questo per forza". E magari continuare anche a studiare: quando iniziò a farsi conoscere frequentava ancora il liceo scientifico e spiegava di voler proseguire la formazione, pensando persino a fisioterapia o podologia. "Perché in qualsiasi momento puoi infortunarti o può succedere qualcosa: devi avere qualcosa oltre al padel". Sul campo si definisce una giocatrice paziente, poco incline all’errore, consapevole però della necessità di diventare più aggressiva per chiudere prima i punti. Fuori, la fretta sembra ancora meno. Ed è forse il paradosso più curioso della sua storia: Martina Calvo non dà l’impressione di correre, eppure arriva dappertutto prima delle altre.