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Come tanti colleghi, l’argentino Maxi Arce ha pagato a caro prezzo il fallimento del circuito A1 Padel, ma ha impiegato poco a rilanciarsi fra le stelle targate Premier. A meno di un anno dal debutto è numero 35 del ranking e con Juan Tello può salire ancora. Con la maglia dell’Argentina nel mirino
di Marco Caldara | 12 giugno 2026
Da giocatore pressoché sprovvisto di ranking mondiale FIP, a numero 35 della classifica. In meno di dodici mesi. Un alieno? No. Un ragazzino esploso molto in fretta? Nemmeno, bensì il 28enne argentino Maximiliano Arce Simo, per tutti Maxi Arce, uno dei volti nuovi del circuito Premier Padel, fresco di quarti di finale nel P1 di Valencia, come unica coppia – lui e il connazionale Juan Tello – non compresa fra le teste di serie capace di intrufolarsi fra le migliori otto, a spese di Lucas Bergamini e Javi Garrido.
Ma da dove è spuntato? Semplice, è uno di quei giocatori che nei primi anni di Premier Padel aveva preferito il circuito parallelo A1 Padel, per convenienza geografica (visto che si disputava principalmente in Sudamerica) e anche economica, specie per chi, come lui, è stato due anni e mezzo in testa alla classifica. Poi, però, il circuito ha chiuso i battenti lasciando “a piedi” molti giocatori, così la transizione verso il Tour di punta è diventata quasi obbligatoria per molti. Come Tolito Aguirre e Gonza Alfonso, come tanti altri e come lui, il cui impatto è stato però positivo, coi quarti dello scorso anno nel P1 di Malaga, al debutto, grazie alla chiamata di Franco Stupaczuk obbligato a sostituire l’allora partner Juan Lebron (infortunato).
Da allora, il percorso di Arce nel circuito Premier Padel è stato un costante crescendo, così come la qualità dei suoi compagni, fino all’attuale best ranking di numero 35 siglato grazie agli ottavi nel BNL Italy Major, a fianco di un signor giocatore come Juan Tello, da tempo in cerca della ricetta per tornare grande. Se può essere il connazionale di Salta lo dirà il tempo, ma le premesse della coppia sono incoraggianti.
Sulle sue scelte, Arce è sempre stato onesto. “Per anni – ha raccontato – ho dato priorità alla parte economica piuttosto che a quella sportiva, perché arrivando sempre in fondo nei tornei A1 riuscivo a garantirmi un buon prize money. Ho sempre pensato che, al termine della mia carriera, sarebbe stato bello ricordare di aver giocato contro Tapia o contro Coello, ma più importante avere denaro a sufficienza per mangiare”. Non è finita benissimo, visto che A1 Padel ha chiuso sostanzialmente da un momento all’altro, senza dare spiegazioni ai giocatori, e conserva ancora parecchi debiti con molti dei suoi (ex) protagonisti, lui compreso. Ma oggi Arce guarda avanti e fa bene, perché ha capito di potersi togliere grandi soddisfazioni anche in mezzo ai migliori.
“Quando lo scorso anno ho ricevuto la chiamata di Stupa – ha continuato – all’inizio non ci credevo, gli ho chiesto se fosse uno scherzo. Ma dal momento che ho detto ‘sì’ per me è iniziato un sogno. Mi si sono aperte moltissime porte”. Tanto che, dopo l’esperienza one shot a fianco del celebre connazionale, Maxi è rimasto nel circuito con risultati ottimi, a fianco di Pablo Lijo, riuscendo un paio di volte a battagliare per tre set persino contro i numeri uno, Coello e Tapia. “Mi alleno ogni giorno per vincere partite come quelle – spiega –, e pensando di essere io il numero uno. È un approccio per me fondamentale, altrimenti si rischia di scendere in campo sentendosi già battuti e allora sì che la sconfitta diventa inevitabile. Riuscire a competere contro due come loro, i più forti del mondo, mi fa capire di avere ancora grandi opportunità in questo sport”.
Lo pensano anche gli altri, come dimostra la scelta di Tello di puntare su di lui. “Quando mi ha chiamato ho dovuto pensarci un po’. Non perché non conoscessi le sue qualità, ma perché con Lijo si era creato un grande rapporto, in campo e fuori. Non è stato semplice comunicare la decisione a Pablo, ma l’ha capita. Dopotutto, questo è il nostro lavoro e certe opportunità vanno colte”. L’ha fatto e col “Gato” sta giocando bene, tanto da aver addirittura iniziato a coltivare il sogno di una chiamata per il Mondiale di novembre, con l’albiceleste campione in carica. I posti disponibili saranno otto e lui è attualmente è l’undicesimo argentino nel ranking, ma anche il primo mancino, situazione che può dargli una mano a scalare le preferenze. Specialmente se anche Tello, come probabile, sarà fra i convocati. “Punto a fare un buon lavoro con Juan anche per questo – chiude –, e vorrei dimostrare agli allenatori di poter essere un candidato appetibile”. Fino a qui gli è riuscito molto bene.