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Un duello a padel fra Coello/Tapia e Alcaraz/Sinner? Carlos – scherzando – ha detto che vincerebbero loro, ma la risposta dei numeri uno della pala non si è fatta attendere. Tapia più diplomatico, Coello più brutale, ma ha ragione lui. Restano pur sempre due sport (molto) diversi
di Marco Caldara | 31 marzo 2026
Una sfida a padel fra i numeri uno del mondo, Arturo Coello e Agustin Tapia, e i dominatori del circuito mondiale di tennis, Carlos Alcaraz e Jannik Sinner? Sarebbe molto, molto affascinante. Tuttavia, difficilmente la vedremo e di certo il risultato finale non darebbe ragione ai tennisti, a differenza di quanto emerso da sparata di Carlitos durante la sua visita al P1 di Miami della scorsa settimana. A specifica domanda, ripresa da un cellulare, lo spagnolo ha detto – con evidente ironia – che il duello se lo sarebbero aggiudicati lui e Sinner. La notizia ha fatto il giro del mondo, rispolverando un vecchio (per fortuna) dibattito sulle differenze fra tennis e padel.
La frase di Alcaraz sarebbe dovuta restare ciò che era, ossia una semplice battuta, ma in un mondo che si nutre di – spesso inutili – dibattiti è stata ripresa da molti e non capita da altrettanti. Così, a stretto giro è arrivata la risposta dei diretti interessati, con un Tapia più diplomatico (“dovremmo vincere noi, ma non sarebbe semplice”, ha detto il Mozart di Catamarca) e un Coello che invece non ci ha girato troppo intorno: “Possono dire ciò che vogliono – ha tagliato corto il King – ma non avrebbero alcuna chance. Così come noi non ce l’avremmo sul campo da tennis”. Brutale? Forse, ma anche realista, perché le cose stanno esattamente così.
Non importa che Alcaraz – come ha detto lui stesso – si stia avvicinando al padel, o che Sinner l’abbia talvolta praticato, e non solo con Francesco Totti per una breve esibizione al Foro Italico. E non importa nemmeno la loro dimestichezza con la racchetta (da tennis): un conto è giocare a padel per divertimento, un altro è farlo in maniera seria, contro dei professionisti di qualsiasi livello.
Il primo a smorzare le parole di Alcaraz era stato in realtà lo stesso Sinner, potenziale compagno del numero uno per un doppio da brividi. “Con me su un campo da padel – ha detto Jannik – Carlos dovrebbe correre e giocare per due: io a padel non sono un granché. Se vuole, posso competere per entrambi nello sci”. Una classica risposta da Sinner: moderato, umile, bravo a sfuggire al volo da ogni potenziale impiccio, anche quando non ha nulla da perdere.
Ci sono buoni motivi per credere che Alcaraz sia ben conscio delle difficoltà del padel giocato a certi livelli, perché il suo ex allenatore-mentore Juan Carlos Ferrero ci aveva provato sul serio con la pala, dopo il ritiro dal tennis, tentando più volte le qualificazioni nei tornei del vecchio World Padel Tour. Risultati? Pochi e trascurabili, anche per uno che a sua volta è stato numero uno al mondo con la racchetta.
Quindi, un buon tennista può diventare un buon giocatore di padel? Sì, sicuramente, e tanti esempi lo dimostrano. Due campioni del tennis possono pensare di battere, oggi, due campioni del padel? No, nient’affatto. Non vincerebbero e non sarebbero nemmeno lontanamente competitivi, e non solo contro Coello/Tapia e gente di quel livello, ma neppure contro qualsiasi coppia che frequenta il circuito mondiale. Cambia l’attrezzatura, cambia il campo, le dinamiche, le regole, tutto. Troppo per pensare che due fenomeni, senza un lungo periodo di preparazione, possano essere tali anche con la pala.