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Grazie all’ennesimo successo del loro splendido 2026, Federico Chingotto e Ale Galan possono sognare davvero la testa della classifica mondiale. L’argentino non ce l’ha mai fatta, eppure guarda soprattutto al partner: “Mi piacerebbe riportarlo lassù – ha detto –, perché se lo merita”
22 maggio 2026
Adesso si fa sul serio. La quarta vittoria consecutiva di Chingotto e Galan su Tapia e Coello, la tredicesima in 34 confronti diretti, apre un vuoto di potere da parte dei Golden Boys, che in questo momento hanno vinto 2 trofei nel 2026, addirittura tre in meno rispetto ai loro rivali storici.
Un Chingotto in condizione fisica – e psicologica – straripante sta dettando legge e i 4.670 punti nella race contro i 3.880 di Agustin e Arturo sono un biglietto da visita poderoso in vista del Major di Roma, dove in palio ci sono 2.000 punti e nel quale Tapia e Coello non vincono dal 2023, la loro prima stagione in coppia. Il margine è sempre più sottile in classifica, dove i Golden Boys hanno 21.180 punti e gli avversari 18.820. Lontanissimo Juan Lebron, che ne ha appena 7.665 (c’è una voragine fra i primi 4 e gli altri). E Chingotto, che sa bene che Galan prima di lui è stato numero uno del mondo al fianco di Lebron, vuole fare un favore al suo compagno di squadra e riportarlo in cima al ranking.
“Mi piacerebbe tanto – ha detto Fede dopo il clamoroso 6-2 6-1 su Tapia e Coello nella finale di Buenos Aires – aiutarlo a tornare lassù. Ale lo merita, è uno che lavora duro e che si allena cercando sempre di migliorarsi”. Chingotto esalta anche la freddezza e la pazienza del compagno madrileno, che non perde mai la testa. “Si fida di me e me lo trasmette in campo; è un gesto molto gentile da parte sua. Mi dà la sua piena fiducia in ogni momento, su ogni palla, anche quando le cose vanno male. Sa che ho bisogno di quel piccolo sostegno”.
La corsa al primo posto è ancora lunga e Chingotto ha sempre i piedi per terra, anche perché lui, a differenza di Galan, al numero uno non ci è mai arrivato, dunque vuole tenersi alla larga dalla pressione della prima volta. “Mi sto godendo il momento e continuerò a lottare per la gente, per noi e per il mio obiettivo personale, ma c'è ancora tanto da fare”. Sono cinque i tornei vinti negli ultimi 6 disputati per i Chingalan, eliminati soltanto da Lebron e Augsburger a Bruxelles. E i 17mila di Buenos Aires hanno dato una carica emotiva clamorosa a Chingo, eroe e profeta in patria.
“Sono senza parole, è un sogno che si avvera. Da bambino sogni sempre di vincere un torneo in casa, con uno stadio pieno, con la mia famiglia, la mia ragazza e tutti a fare il tifo. È qualcosa di unico, porterò questo ricordo nel mio cuore per sempre”. E Chingotto, “piccolo” grande uomo, sta sovvertendo ancora una volta la teoria che nel padel oggi serve un fisico dominante. Lui vince le partite con tecnica, tattica, ritmo, intensità, intelligenza e un cuore enorme. Sarebbe un numero 1 al mondo meritatissimo, per un giocatore unico nel suo genere che coniuga passato, presente e futuro del padel. Tutto in 170 centimetri di energia.