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Nuovo successo per Ale Galan e Federico Chingotto, che approfittando dell’assenza di Coello/Tapia per vincere (di nuovo) anche in Egitto, scalzandoli dalla testa della classifica stagionale. Nel femminile nuovo successo per Josemaria/Gonzalez, che vincono di nuovo la battaglia contro le numero uno
di Marco Caldara | 19 aprile 2026
Due titoli nello stesso torneo, nell’arco di cinque mesi e mezzo. È successo a Newgiza, perché lo storico appuntamento egiziano del circuito Premier Padel ha cambiato collocazione in calendario, dall’autunno alla primavera, ma tre dei quattro campioni del P2 giocato all’ombra delle piramidi sono stati esattamente gli stessi: nel maschile Ale Galan e Federico Chingotto, di nuovo bravi ad approfittare del forfait dei numeri uno Arturo Coello e Agustin Tapia; nel femminile Paula Josemaria che lo scorso novembre vinse con Ari Sanchez mentre stavolta ce l’ha fatta con la sua nuova partner Bea Gonzalez, bissando la vittoria in finale contro le leader del ranking Brea/Triay già ottenuta tre settimane prima nel P1 di Miami.
È stata di nuovo battaglia: in Florida era finita 6-3 4-6 7-5 in poco meno di tre ore, stavolta è terminata 6-4 5-7 6-4 e le tre ore le ha superate di un paio di minuti. Significa che sostanzialmente le due coppie si equivalgono, ma i primi due confronti hanno dato ragione alle outsider. Pur equilibratissimo, per lunghi tratti è stato un match difficile da decifrare, specie in un terzo set segnato da ripetuti break, da una parte e dall’altra. Alle fine, sono state Paula e Bea a conquistare – e conservare – quello buono, prendendosi un titolo che non sposta granché in termini di ranking, ma vale parecchio a livello morale.
“Noi facevamo un break a loro, loro lo facevano a noi, è successo di tutto – ha detto Paula Josemaria –. Abbiamo giocato un match completo, facendo il massimo. Complimenti anche alle nostre avversarie”. “Il nostro segreto – ha aggiunto Bea Gonzalez – è portare in campo il rapporto che abbiamo fuori. Non ci resta che continuare a lavorare così”.
Un segreto, quello di stare bene insieme a livello umano prima che sportivo, che ormai da un paio d’anni accompagna anche le vittorie di Ale Galan e Federico Chingotto, particolarmente numerose in questo avvio di 2026. Basti pensare che nel 2024 avevano ottenuto il terzo titolo all’ottavo appuntamento stagionale, idem lo scorso anno. Stavolta, invece, per fare tris gli sono bastati cinque tornei: un passo avanti nella tabella di marcia che si aggiunge ai vari indizi – tipo la testa della classifica Race stagionale – a supporto della tesi che li vuole più vicini che mai a Coello/Tapia.
In Egitto, Chingotto e Galan hanno ceduto un set al debutto, contro gli esperti Rubio/Ruiz, poi hanno aggiustato il tiro e il loro torneo è diventato poco più di una passeggiata: 6-4 6-0 ai quarti a Jimenez/Garcia, 6-3 6-4 in semifinale a Nieto/Sanz e 6-4 6-1 in finale a Franco Stupaczuk e Mike Yanguas, bravissimi a far fruttare il ruolo di coppia numero 2 del seeding. Puntavano a vincere di nuovo al Newgiza Sports Club, come gli era riuscito un paio d’anni fa, invece si sono arresi abbastanza nettamente, obbligati a rincorrere fin dall’inizio e senza mai dare l’impressione di poter reggere il ritmo rivale.
“Sono veramente felice di aver vinto un altro torneo, davanti alla mia famiglia che è venuta fino in Egitto per seguirmi”, ha detto Galan, salito a quota 55 titoli in carriera nel Tour maggiore, di nuovo uno in più rispetto ad Agustin Tapia. “Stiamo giocando a un grande livello – ha aggiunto Chingotto –, e il primo posto nella Race è un risultato importante, frutto del lavoro. Davanti a noi, però, ci sono ancora tanti tornei”. Se fra di loro va alla grande, non si può dire lo stesso per il duo Lebron/Augsburger, fuori addirittura al secondo turno contro i qualificati Jensen/Hernandez. La situazione sembra già prossima all’esplosione.