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Padel

Caterina Baldi, niente calcoli: "So adattarmi e guardo il lato positivo"

Un percorso particolare, quello dell'emiliana: tennis da bambina, poi pallavolo, quindi la scoperta quasi casuale del padel durante la pandemia. Fino a quel P1 di Milano del 2024 che considera ancora come il momento della svolta

di | 13 agosto 2026

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Caterina Baldi (Happy Village)

Caterina Baldi, 28 anni emiliana, numero 76 al mondo, ha scelto di non fare troppi calcoli. Né sull’età, né sulla classifica, né sugli obiettivi. E forse proprio questa leggerezza d'animo, accompagnata da un lavoro sempre più professionale, l’ha aiutata a vivere la sua miglior stagione. Oggi è la numero quattro d'Italia (dietro a Dal Pozzo, Orsi e Marchetti), si è ormai stabilita in pianta stabile nel circuito internazionale e guarda avanti senza voler mettere limiti alla propria crescita. Un percorso particolare, il suo: tennis da bambina, poi pallavolo, quindi la scoperta quasi casuale del padel durante la pandemia. Fino a quel P1 di Milano del 2024 che considera ancora come il momento della svolta.

Negli ultimi tempi ha compiuto un altro deciso passo avanti. Dove sente di essere cresciuta maggiormente?
"Credo di aver imparato soprattutto a guardare sempre i lati positivi di qualsiasi torneo. Non soffermarmi soltanto sulle delusioni, oppure su quello che non è andato. Bisogna capire ciò che si è fatto bene, quello che si è fatto male e continuare a lavorare sui momenti nei quali si fa più fatica. Penso che questo approccio mi abbia aiutata a fare un passo avanti".

Parliamo più di un progresso dal punto di vista mentale oppure anche tecnico?
"Anche tecnico, sicuramente. Direi entrambe le cose".

Ha iniziato relativamente tardi il percorso nel padel di alto livello. Vedere arrivare tante ragazze giovanissime mette un po’ di pressione?
"No, per ora assolutamente no. So che per me l’età in questo momento non è un ostacolo. Anzi, trovo molto positivo che arrivino ragazze giovani, perché possono aiutare questo sport a continuare a evolversi. All'età sinceramente nemmeno ci penso, sono molto tranquilla su questo punto".

Prima del padel c’è stato anche il tennis. Che percorso aveva fatto?
"Ho iniziato prestissimo, intorno ai quattro anni, e ho giocato fino ai 13-14. Ho fatto anche qualche torneo fuori dall’Italia quando ero molto piccola. Poi ho cambiato sport, sono passata alla pallavolo e durante il Covid ho scoperto il padel. A quel punto ho lasciato la pallavolo per dedicarmi totalmente allo sport che amavo".

Clarissa Aima (sinistra) e Caterina Baldi (foto FITP)

Clarissa Aima (sinistra) e Caterina Baldi (foto FITP)

Come ha scoperto la pala?
"Grazie a mio fratello. Nel circolo dove siamo cresciuti avevano costruito i campi da padel e lui andava a giocare con i suoi amici. Era stato tennista anche lui, molto più bravo di me. Mi ha convinta a provare ed è stato lui a insegnarmi le prime basi, giusto per riuscire a stare in campo".

Quanto le è servito il tennis quando ha iniziato a giocare a padel?
"Secondo me il fatto di aver avuto una lunga pausa in mezzo mi ha aiutata. Avevo comunque in memoria i movimenti del tennis, il rapporto con la racchetta e con la pallina, ma allo stesso tempo sono riuscita abbastanza velocemente a fare il cambio, a capire le pareti, i vetri e il fatto che nel padel esiste quasi sempre un’altra possibilità. Credo che quella pausa sia stata positiva".

Negli ultimi tempi ha giocato con compagne sempre diverse. Quanto è complicato adattarsi continuamente?
"Di base preferirei avere dei progetti a lungo termine. Secondo me è importante conoscersi bene, soprattutto in campo: sapere cosa fa bene l’altra, come puoi aiutarla, quali sono i suoi punti forti e come farli emergere. Però cambiare compagna mi ha anche insegnato ad adattarmi più velocemente. Da ognuna puoi prendere qualcosa e immagazzinarlo nel tuo percorso".

Caterina Baldi (foto FITP)

Caterina Baldi (foto FITP)

Quest’anno ha scelto di non fissarsi obiettivi di ranking. Il motivo?
"Sì. Non ho guardato troppo i numeri e non mi sono messa pressioni particolari. Visto che sta andando molto bene, penso proprio che continuerò su questa strada. Cerco di dare sempre il massimo e poi quello che viene, viene. Naturalmente, più riesco a fare e meglio è".

Intanto è diventata la numero quattro d'Italia. Come vede la crescita del movimento?
"Secondo me sta crescendo tantissimo. Il padel sta entrando in tante manifestazioni multisport e l’obiettivo finale, naturalmente, sono le Olimpiadi. Ma trovo molto importante anche ciò che sta succedendo fra i giovani: sempre più bambini capiscono che non esiste soltanto il tennis, che il padel è un altro sport e si può iniziare anche a cinque anni".

Se ne accorge anche nella quotidianità, di questo interesse cresciuto tra i bambini?
"Sì. Proprio la settimana scorsa, a Marina di Ravenna (dove si allena, ndr), abbiamo ospitato un FIP Promises e c’erano tantissimi ragazzini. È stato molto bello. Per anni si è parlato del boom del padel, ma spesso erano soprattutto gli adulti ad avvicinarsi. Se adesso iniziano a crescere anche le scuole e il movimento giovanile, cambia tutto".

Caterina Baldi, niente calcoli: "So adattarmi e guardo il lato positivo"

Ha già vissuto l'esperienza di palcoscenici importanti come Roma e Milano. Cosa le hanno lasciato?
"Prima di tutto la sensazione di trovare una grande professionalità. C’è sempre qualcosa da imparare: qualche volta puoi allenarti con le big, altre volte basta semplicemente guardarle dal vivo. E poi fa un certo effetto pensare che quando iniziavi le vedevi in televisione, mentre oggi sei lì anche tu. Significa che sei arrivata a un livello nel quale meriti di stare".

C’è stato un torneo nel quale ha capito davvero che qualcosa stava cambiando?
"Il P1 di Milano 2024, senza dubbio. Per ora rimane il torneo più bello a livello personale. Il problema è che il giorno dopo la fine del torneo mi sono presa una bella polmonite e sono rimasta ferma due mesi e mezzo. Proprio quando sei all’apice della felicità arriva qualcosa che ti rimette immediatamente con i piedi per terra...".

Quanto l'ha frenata quell’episodio?
"Parecchio. L’inizio dell’anno successivo è stato tosto: antibiotici, febbre alta, tosse, poi ho avuto anche problemi alle costole. Ho attraversato un periodo nel quale il ranking era bloccato e facevo fatica a riprendermi. La mia crescita non è stata lineare. Da settembre, però, le cose hanno ricominciato ad andare sempre meglio".

Caterina Baldi, niente calcoli: "So adattarmi e guardo il lato positivo"

Idealmente vorrebbe costruire un progetto duraturo. Ma con che tipo di compagna?
"Prima di tutto una persona matura e tranquilla, ma allo stesso tempo con grande grinta. Una che non molli mai, che qualsiasi cosa succeda riesca a rimanere dentro la partita e voglia arrivare fino in fondo nel miglior modo possibile. Tecnicamente, un po’ di forza in più accanto a me può sicuramente aiutarmi".

Nelle prossime settimane, con la spagnola Camila Fassio Goyeneche, tornerà a giocare a destra. Quanto conta essere in grado di occupare entrambe le posizioni?
"In realtà io avevo iniziato proprio a destra. Ho giocato parecchi anni lì. Poi sono passata a sinistra, mentre l’anno scorso, da settembre in avanti, ero tornata a destra quando avevo giocato con Giulia Sussarello. Per il mio stile credo che non cambi moltissimo. Penso sia un punto a mio favore essere adattabile a entrambi i lati del campo".

Quindi non si considera necessariamente una giocatrice di sinistra?
"No. Stando a sinistra, penso di aver bisogno al mio fianco di una mancina o comunque di una giocatrice che mi dia un po’ di forza in più. Se in un determinato momento non c’è quel tipo di opportunità, mi piace anche spostarmi a destra e aspettare l’occasione giusta".

Il programma alla ripresa dopo la pausa?
"Comincerò nella settimana del 24 agosto con il Gold di Belgrado. Poi giocherò il P1 di Madrid e il Major di Parigi. Mentra la preparazione sarà sempre con Filippo Scala e Lorenzo Getti, alla Zero Academy di Marina di Ravenna".

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