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Dal disastro di Newgiza al trionfo di Bruxelles, battendo le prime due coppie del ranking mondiale. La vittoria in Belgio può cambiare le sorti della coppia Augsburger/Lebron, scacciando le voci di crisi fra i due e proponendoli come una seria alternativa ai soliti dominatori del Tour
di Marco Caldara | 28 aprile 2026
Dalla sconfitta più buia alla vittoria più bella e preziosa, tutto nel giro di una decina di giorni. A volte, il padel sa essere così, molto veloce. Succede nella storia di alcune coppie, che nascono e muoiono nel giro di pochi tornei, ma anche a livello di risultati. L’emblema è il rendimento recente di Juan Lebron e Leandro Augsburger, fuori al debutto a Newgiza con tanto di 6-0 al terzo set subito dai qualificati Enzo Jensen e Luis Hernandez, ma letteralmente rinati la settimana successiva a Bruxelles. La sconfitta in Egitto aveva tutta l’aria della possibile goccia che fa traboccare il vaso, invece si è trasformata nel campanello d’allarme che ha spinto i due a resettare e ripartire.
Come è andata a Bruxelles lo sanno tutti, col primo titolo della coppia numero 4 della classifica mondiale, conquistato nella maniera più difficile possibile. Come? Superando in semifinale i numeri due Federico Chingotto e Ale Galan (che il “Lobo” aveva battuto davvero di rado dopo la loro famosa e rumorosa separazione), e poi sconfiggendo in finale i dominatori del circuito Agustin Tapia e Arturo Coello, piegati per 2-6 6-3 6-3 al termine di un duello iniziato male ma finito benissimo.
Certo, il campo molto veloce ha fatto la sua bella parte, esaltando le qualità di Augsburger e nascondendone parzialmente quei limiti sui quali deve ancora lavorare per pensare di stare stabilmente al tavolo dei grandissimi. Ma il perché hanno vinto conta relativamente: l’importante, nel loro caso, è che ci siano riusciti, cancellando subito i tanti dubbi venuti a galla dopo Newgiza e raccogliendo un mix fra soddisfazione, consapevolezza e (tante) certezze che può dare nuova linfa alla coppia.
La storia delle frizioni fra Augsburger e Lebron è nota, alimentata dal manager del talento argentino che non ha lesinato parole al veleno contro il suo compagno, con il quale l’agente ha storicamente un rapporto a dir poco controverso. Ma, almeno secondo quanto si vede di fronte alle telecamere, la triste questione non sembra aver intaccato il rapporto fra i due giocatori, i quali dopo il successo a Bruxelles hanno speso parole al miele per il partner. Augsburger si è detto fortunato di avere “a fianco un esempio”, sottolineando il sentimento di unione presente all’interno del team, mentre il Lobo ha etichettato il compagno come “un fenomeno e una grande persona”.
Parole che, unite al successo, hanno allontanato le voci relative a una possibile crisi fra i due. Resta da capire se il sentimento sia reale oppure dettato dalla necessità di dover andare d’accordo per forza, visto che – impossibile negarlo – al momento sarebbe difficile per entrambi trovare un partner più attrezzato. Ma, questioni personali a parte, la vittoria in Belgio può rappresentare un punto di svolta nella storia della loro unione e forse anche nelle dinamiche dell’intero circuito maschile, che da tempo cerca una terza coppia capace di inserirsi stabilmente nella lotta per i titoli che contano.
Lebron è sempre stato un giocatore che per eccellere ha bisogno di sicurezze, di sentirsi ancora uno dei principali volti del Tour, mentre Augsburger è ancora in fase di costruzione, e difficilmente (almeno per ora) riuscirà a tenere sempre lo stesso rendimento trovato alla Gare Maritime. Ma, si sa, vincere aiuta a vincere, dunque i due andranno tenuti particolarmente d’occhio già la prossima settimana ad Asuncion. Specialmente in un momento nel quale la supremazia di Tapia e Coello pare più in bilico che mai.